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Gli atei Diagora e Teodoro

Informazioni tesi

  Autore: Pio Liverotti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1987-88
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Gabriele Giannantoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 51

Ateismo nell'antichità greca - Prime critiche alla religione greca - Processi per empietà - Atene, la Sofistica e le posizioni di ateismo radicale - Diagora di Melo: la vita, le poesie devote di Mantinea, la profanazione dei Misteri, la condanna, il libro ateo, gli aneddoti - Teodoro l'ateo: la vita a Cirene e ad Atene, la scuola cirenaica e la filosofia di Teodoro, l'ateismo di Teodoro.

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GLI ATEI DIAGORA E TEODORO 1. IL PROBLEMA DELL'ATEISMO NELL'ANTICHITA' 1.1 Il delitto di empietà In uno studio che ha a che fare con il problema dell'ateismo nell'antichità, non si può non fare cenno, in via preliminare, ad alcune caratteristiche del politeismo greco, visto che "il contenuto dell'idea di ateismo varia necessariamente in correlazione con le diverse concezioni di Dio e del suo modo di esistenza"(1). Quella greca è una religione etnica, essa cioè è frutto non della predicazione di un profeta ispirato da dio, ma di una elaborazione collettiva e graduale. Da qui il suo carattere disorganico, il suo riunire insieme credenze eterogenee e non di rado contrastanti, da qui anche il suo essere priva di dogmi. Nella Grecia antica non esistette neppure una vera e propria casta sacerdotale e mancò, nonostante lo sviluppo di una splendida letteratura religiosa, un testo sacro che potesse assurgere a canone dell'ortodossia (2). Si capisce quindi come per i greci la fede religiosa consistesse non tanto nel credere in determinate verità, o nell'aderire a determinate rappresentazioni del mondo divino, quanto piuttosto nel rendere agli dei il culto dovuto. Insomma, la religione greca consiste più in un comportamento che non in una convinzione. Stando così le cose, è chiaro che si fosse particolarmente sensibili alle mancanze commesse nella sfera del culto, mentre per lungo tempo non si conobbe nulla di simile al reato di opinione. Infatti, mancando la cristallizzazione del mondo divino nel dogma, tutte le opinione sugli dei potevano essere considerate ugualmente legittime. Certamente l'ateismo avrebbe dato luogo a persecuzioni, ma nessuno pensava di negare l'esistenza degli dei che, anzi, erano considerati una realtà autoevidente (3). Così, fino al V secolo a.C., il delitto di empietà (ασεβεια) si identificò con un'azione che infrangeva le norme cultuali o che comunque eccitava lo sdegno degli dei (4). L'ασεβεια fu sempre considerata dai greci un reato molto grave, tanto da essere posta sullo stesso piano dei delitti contro lo stato: come vedremo il decreto di Diopite prevedeva che essa fosse perseguita per via di εισαγγελια, la procedura seguita anche nel caso di trame rivoluzionarie. E l'assimilazione dei delitti contro la religione a quelli contro lo stato ben si comprende, se si tengono in considerazione gli stretti legami che fra religione e stato esistevano nel mondo antico (5). Vi era infatti la convinzione che la salvezza della città dipendesse in primo luogo dagli dei, cosicché averne il favore era ritenuto di vitale importanza. La pax deorum sussiste quando tutti i membri della collettività adempiono ai doveri religiosi, ma basta che uno solo dei cittadini venga meno a qualcuno di tali obblighi perché tutta la polis perda lo stato di ευσεβεια e quindi la protezione degli dei. Esisteva infatti, secondo gli antichi, un principio di responsabilità collettiva verso gli dei, e, quando l'atto di qualche empio avesse fatto perdere alla città la loro benevolenza, le autorità dovevano intervenire a punire il colpevole (6). Si è detto che il politeismo greco non ha dogmi da non poter mettere in discussione, ma, pure, su due punti tutti erano concordi e cioè sull'esistenza degli dei e sulla loro provvidenza. Per lungo tempo nessuno contestò questi "dogmi non scritti" (7), ma poi le cose cambiarono. Cambiarono a tal punto che, sul finire degli anni '30 del V secolo a.C., ad Atene fu approvato un decreto che ampliava notevolmente i limiti del resto di ασεβεια, giungendo ad includervi anche la negazione teorica degli dei.

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Parole chiave

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teodoro l'ateo
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