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Los asturianismos de Palacio Valdés en la obra ''La aldea perdida''

Informazioni tesi

  Autore: Deborah Grassi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Mariaorsola Rosso
  Lingua: Spagnolo
  Num. pagine: 51

Il presente lavoro analizza un’opera dello scrittore asturiano Armando Palacio Valdés, che per motivi di studio e di lavoro passò la maggior parte della sua vita lontano dalla sua patria, che rimase però sempre presente nella sua memoria, nel suo cuore e nei suoi scritti. L’opera nella quale il comune di Laviana, la sua terra d’origine, è maggiormente presente è “La aldea perdida”, nella quale egli evoca i paesaggi, i costumi e gli abitanti che ha lasciato trasferendosi a Oviedo. Nei suoi ricordi di bambino questo luogo assume un’atmosfera quasi magica, di vero e proprio paradiso terrestre. Contemporaneamente ci presenta però l’arrivo del progresso, incarnato qui dall’apertura di siti minerari che rovinano il paesaggio di campagna e che provocano un cambiamento nei suoi abitanti, introducendo vizi e armi fino allora sconosciute. È molto interessante notare come Palacio Valdés passi dalla narrazione in terza persona a quella in prima persona per sottolineare i momenti di maggior tensione narrativa, assumendo il punto di vista di un bambino che assiste alla vita quotidiana del paese e che racconta le scene che si svolgono davanti ai suoi occhi di bimbo ingenuo ed innocente, che vede i suoi compaesani più grandi come se fossero eroi epici. La prima parte della ricerca inquadra il periodo storico nel quale visse l’autore e ripercorre le principali tappe stilistiche della sua vita. Questa sezione è seguita da un breve riassunto dell’opera e dall’esposizione di quali sono state le principali correnti che hanno influenzato lo scrittore. Si passa poi ad un’analisi di tutti gli aspetti della vita asturiana che si possono ritrovare nelle pagine del libro e una descrizione del paesaggio e della sua trasformazione in seguito all’arrivo delle miniere, per concludere con un’analisi linguistica dei termini usati da Palacio Valdés, il quale mescola sovente il linguaggio asturiano con il castigliano, fondendo insieme i due dialetti per creare termini nuovi che sotto la maschera castigliana nascondono tutto l’orgoglio dell’autore per la sua terra natale e per le sue tradizioni.

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4 INTRODUCCIÓN Y VIDA DEL AUTOR ‹‹Asturias es mi patria y ha sido siempre mi ilusión. No hay una gota de mi sangre que no sea asturiana››1. Éstas son las palabras con las que Armando Francisco Bonifacio Palacios Rodríguez, conocido con el nombre de Armando Palacio Valdés, hace profesión de asturianía, en la carta titulada El elogio de la raza y dirigida a don Francisco Caveda. Palacio Valdés había nacido en 1853 en Entralgo, una pequeña aldea perteneciente al concejo de Laviana. Hasta los doce años vivió entre Avilés y Laviana, pero tuvo que alejarse de su aldea natal para estudiar en Oviedo. En 1870 se trasladó a Madrid para empezar una carrera de Derecho, llegando a dar clases de Economía Política y Derecho Civil. En Madrid colaboró con Pío Rubín, Leopoldo Alas y Tomás Tuero en la realización del periódico crítico-satírico titulado Rabagás. Entre 1874 y 1878 fue director de la Revista Europea. En este periodo se interesó en las corrientes krausistas, llegando a ser muy religioso pero anticlerical, amante de la libertad y de los descubrimientos técnicos, seguidor de las teorías científicas y muy escéptico en el ámbito político. Por lo que se refiere a este último aspecto, en una entrevista realizada por el escritor y novelista Antón de Olmet, Palacio Valdés explicó así sus ideas de la situación política de España: Estamos gobernados por los peores. Las oligarquías son la causa de nuestra decadencia. 1 Epistolario de Palacio Valdés, Boletín del Instituto de Estudios Asturianos, XIX, 1953, pág 341.

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