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Il welfare invisibile: migrazioni, lavoro e legami transnazionali delle collaboratrici domestiche tra Italia e Romania

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Massini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Gabriele Tomei
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 202

Negli ultimi dieci anni in Europa il fenomeno delle migrazioni femminili è costantemente aumentato. L'incremento maggiore è stato rilevato nel flusso migratorio che si sviluppa dall'ex blocco sovietico in direzione di Scandinavia, Germania, Francia, Inghilterra, Spagna e Italia.
Le ricerche effettuate in Italia nell'ultima decade, dimostrano che i maggiori bacini di provenienza di questo flusso sono la Romania e l'Ucraina, mentre i luoghi di destinazione preferiti sono i grandi centri urbani del nord e centro Italia (il comune di Roma registra 56.000 residenti romeni, mentre Torino si attesta intorno alle 50.000 presenze). Questi dati sembrano avvalorare la teoria delle città globali elaborata da Saskia Sassen che partendo dalle posizioni di Piore sulla domanda di lavoro povero, conferma l'ipotesi che le grandi metropoli rappresentano i nodi strategici dell'economia internazionale, all'interno delle quali crescono sia le componenti privilegiate, formate da dirigenti e professionisti, sia le fasce di lavoratori manuali che servono ad assicurare due principali tipi di attività: la manutenzione delle strutture direzionali (pulizie, custodia, riparazioni) e i servizi alle persone (baby-sitter, collaboratrici domestiche, etc.). Proprio nel settore dei lavoratori domestici si è affermata la specializzazione etnica della comunità femminile romena. Ad oggi infatti, le donne romene regolarmente registrate presso l'Inps come lavoratrici domestiche sono all'incirca 110.000.
La Toscana rappresenta la sesta regione d'Italia per numero di residenti romeni, con una distribuzione territoriale uniforme su tutto il territorio. Genericamente la popolazione romena rappresenta il 2% dei residenti toscani e sono dislocati principalmente nelle aree urbane dei capoluoghi di provincia.
La provincia di Siena esprime in pieno la percentuale di media, ma in alcuni piccoli comuni si registrano percentuali che toccano il 6%. Tra questi c'è il comune di Chianciano Terme che conta ben 443 residenti romeni (243 donne) su un totale di 7.367 abitanti. Negli ultimi venti anni a Chianciano, c'è stata una vera e propria involuzione economica (bilanci comunali in rosso, fallimenti delle strutture alberghiere, riduzione delle attività commerciali), che ha allontanato l'ipotesi di sviluppo di certi settori del terziario e ridotto drasticamente la presenza di professionisti. Eppure la domanda di collaboratrici domestiche straniere è cresciuta costantemente e le reti etniche di nuova generazione (romene) hanno in parte sostituito le comunità con maggiore anzianità migratoria (filippine). Ciò significa che i chiancianesi con familiari anziani non autosufficienti a carico, si appoggiano ad un tipo di welfare completamente “familistico” anche in una situazione di crisi economica che si protrae dagli anni '90 e preferiscono, per motivi di urgenza, una assunzione immediata di personale, che generalmente ricade sulle lavoratrici meno protette (quelle appena arrivate). In un contesto così complesso la teoria dei network ha garantito un approccio analitico importante, permettendoci di coniugare i benefici dell'analisi strutturale (macro) a quelli dell'analisi individuale (micro), creando un ponte concettuale ed una visone più olistica. Attraverso l'analisi qualitativa, effettuata tramite l'utilizzo di interviste semi-strutturate con un basso grado di direttività e standardizzazione, è stato possibile indagare le cause, la formazione, il percorso e le aspettative del progetto migratorio, le dinamiche interne al “nuovo” lavoro domestico, i processi di integrazione, le trasformazioni avvenute in seno alla famiglia e l'eventuale presenza di pratiche transnazionali.

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1.1 Uno sguardo d’insieme: le migrazioni internazionali nella crisi economica mondiale. 1 l Dossier Statistico 2009 sull’immigrazione, curato da Caritas e Migrantes, ristabilisce e Irinforza l’immagine di sistemi migratori profondamente legati alle forze macro-strutturali delle economie internazionali. A determinare questa immagine è stata la crisi economica che ha investito i mercati globali. Per molti anni infatti, le ricerche sui flussi migratori hanno cercato di contribuire all’analisi del fenomeno, proponendo una prospettiva causale multidimensionale, che considerasse, ol- tre ai menzionati fattori strutturali, anche i fattori microsociali. Si sono affermate così teorie fondate sulle logiche della scelta personale e delle strategie familiari che hanno ridotto la rilevanza delle cause strutturali, legate principalmente alle disuguaglianze tra le diverse aree del mondo, aprendo nuovi orizzonti investigativi. Orizzonti che non si sono limitati ad una visione dicotomica del fenomeno, ma hanno investito nuove aree che propongono un diverso approccio analitico. Stiamo parlando delle teorie dei network che trovano un terreno fertile nel 2 livello meso (intermedio) che intercorre tra fattori strutturali e fattori individuali. La crisi scaturita nel 2006 dalla bolla immobiliare statunitense e dai successivi profili di in- solvenza dei mutui subprime hanno in qualche modo riportato l’attenzione sulle dinamiche macroeconomiche che determinano certi processi migratori nelle comunità mondiali. Come sottolinea il Dossier Statistico, la crisi, nella complessità delle sue cause e delle sue conseguenze, non ha avuto origine solo dal susseguirsi di fallimenti finanziari che hanno ca- ratterizzato i mercati dalla seconda metà del 2008, ma è stata ampiamente anticipata da un 3 preoccupante calo della produttività lavorativa nei paesi in via di sviluppo. La contrazione dei consumi nei paesi ricchi ha poi contribuito a trasmettere la recessione anche ai paesi po- veri, come conseguenza del crollo improvviso dei commerci internazionali. Tra i paesi a sviluppo avanzato (PSA) c’è stata una perdita di posti di lavoro pari a 50 mi- 4 lioni di unità, molti dei quali erano occupati da lavoratori immigrati. Questi ultimi, oltre a rappresentare per eccellenza i lavoratori precari, rischiano di diventare le fasce sociali più colpite, perché inseriti in settori lavorativi maggiormente danneggiati dalla crisi economica. 1 Dossier Statistico 2009, Immigrazione XIX Rapporto, Caritas/Migrantes, Idos Edizioni 2 Ambrosini M., Sociologia delle migrazioni, l Mulino, Bologna, 2005 3 Http://www.oecd.org 4 Fonte ILO (Organizzazione Internazionale per il Lavoro): http://laborsta.ilo.org/ 13

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