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Comorbilità del disturbo autistico e del disturbo da deficit di attenzione-iperattività

Questa trattazione vuole essere semplicemente identificata come una ricerca preliminare sulla comorbilità che integri solo parzialmente la scarsa letteratura pregressa in merito all’argomento.La complessità del tema preso in considerazione è stato effettuato sullo spunto di una ricerca americana più ampia e particolareggiata (Goldstein S. & Schwebach A.).
L’intento del lavoro è quindi quello di evidenziare le più rilevanti caratteristiche e i sintomi dei due disturbi conosciuti come Disturbo Autistico e Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività e, presi in considerazione singolarmente, rilevarne gli elementi che permettono di dirigere ad un’ipotesi di “comorbilità”o che, nel caso opposto, conducano ad una diagnosi differenziale.Si ricordi inoltre che, i due disturbi suddetti ad oggi sono ancora in fase di studio e approfondimento e, molti aspetti dell’uno e dell’altro, presentano zone d’ombra.E’ facile quindi cadere in errore specie se, tra due disturbi già di per sé enigmatici, si inserisce l’ulteriore supposizione che essi si presentino in comorbilità.Per comorbilità si può quindi intendere la frequenza con cui due malattie, che possiedono di per sé una loro precisa nosografia e che sono perciò identificate secondo precisi criteri diagnostici, si possono chiaramente individuare contemporaneamente nello stesso soggetto, affermandone la coesistenza ed escludendo quindi una cosiddetta “diagnosi differenziale”.Il termine comorbilità viene sempre più spesso adoperato in ambito clinico, specie dal momento che sempre più frequentemente si osservano soggetti in “doppia diagnosi”, in particolare nelle patologie psichiatriche e neuropsichiatriche, le quali per definizione presentano sintomi molto sfumati e che spesso confinano con altre patologie. Inoltre questi stessi disturbi, non presentando in molti casi un sostrato biologico, genetico o virale accertato, non si manifestano, nel soggetto che ne è affetto, in maniera così chiara e inconfutabile, al contrario, si rivelano in modo del tutto soggettivo e con differenti livelli di gravità dettati dalla quantità, dalla complessità e dalla “qualità” con cui si manifestano.
Pertanto la necessità di rintracciare un termine che potesse riassumere la coesistenza di due patologie in uno stesso individuo, si è mostrata negli ultimi anni indispensabile.Tenterò di giungere ad una tesi, partendo dall’ipotesi che si possa attualmente parlare di comorbilità anche nel caso del Disturbo Autistico e del Disturbo da Deficit di Attenzione con o senza Iperattività. Cercherò, peraltro, di corroborare o di confutare, i pochi studi che sono stati di recente condotti a favore o contro tale ipotesi, attraverso uno studio preliminare retrospettivo condotto su 114 piccoli pazienti venuti in contatto con l’équipe socio-sanitaria dell’Ospedale Giannina Gaslini di Genova, Reparto di Neuropsichiatria Infantile.Infine, per rendere al lettore più noto l’argomento trattato, ho ritenuto opportuno che il presente lavoro dovesse illustrare, nei primi quattro capitoli, in maniera più analitica e compilativa, sia l’autismo che il Disturbo da Deficit dell’Attenzione/Iperattività; entrambi sono stati trattati secondo i diversi aspetti che essi chiamano in causa, nel tentativo di restituire un quadro delle patologie che fosse il più possibile chiaro anche se non approfondito, includendo altresì la valutazione clinico-diagnostica per l’individuazione dei due disturbi e descrivendo, in maniera sintetica, le più importanti e diffuse scale di valutazione e gli esami diagnostici effettuati di routine sui soggetti con sospetto di Autismo e di Disturbo dell’Attenzione.La vasta trattazione antecedente al capitolo che più specificatamente si occupa della comorbilità dei due disturbi, ha pertanto lo scopo di aiutare il lettore ad orientarsi, con maggiore cognizione, negli studi effettuati sulla comorbilità stessa di cui si parla nell’ultima parte del lavoro. Quest’ultimo si conclude, infine, con una sezione dedicata alla presa in carico e all’intervento psicoeducativo del bambino cui può essere attribuita una diagnosi di comorbidità e affrontando la non facile concretizzazione del cosiddetto “trattamento integrato”.

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PREMESSA Il presente lavoro non intende essere esaustivo,data la complessità e la novità del tema in esso modestamente trattato. Questa trattazione vuole essere semplicemente identificata come una ricerca preliminare sulla comorbilità che integri solo parzialmente la scarsa letteratura pregressa in merito all’argomento. La complessità del tema preso in considerazione nelle pagine seguenti necessita di ulteriori approfondimenti e di una maggiore acribìa affinché possa considerarsi ultimato e completo, non trascurando che buona parte dello studio, condotto avvalendomi di solidi sostegni, è stato effettuato sullo spunto di una ricerca americana più ampia e particolareggiata (Goldstein S. & Schwebach A.). L’intento del mio lavoro è quindi quello di evidenziare le più rilevanti caratteristiche e i sintomi dei due disturbi conosciuti come Disturbo Autistico e Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività e, presi in considerazione singolarmente, rilevarne gli elementi che permettono di dirigere ad un’ipotesi di “comorbilità”o che, nel caso opposto, conducano ad una diagnosi differenziale. Si ricordi inoltre che, i due disturbi suddetti ad oggi sono ancora in fase di studio e approfondimento e, molti aspetti dell’uno e dell’altro, presentano zone d’ombra.E’ facile quindi cadere in errore specie se, tra due disturbi già di per sé enigmatici, si inserisce l’ulteriore supposizione che essi si presentino in comorbilità. Mi auguro che questo lavoro possa comunque essere considerato valido sotto alcuni aspetti e che possa rappresentare per gli addetti ai lavori, un ulteriore segnale da cui avviare un piano terapeutico, assistenziale ed educativo che sia più completo e integrato. I. B . I

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Ilenia Bartucca Contatta »

Composta da 119 pagine.

 

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