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Ruolo dell’HB-EGF nella crescita neoplastica: evidenze istologiche in cellule sarcomatose

L’HB-EGF è un fattore di crescita, con questo termine vengono indicati polipeptidi capaci di stimolare la proliferazione e il differenziamento cellulare.
La loro azione è resa possibile mediante il legame con dei recettori extra-cellulari che presentano attività tirosin-chinasica.
Attualmente si conoscono numerosi fattori di crescita. Essi vengono classificati in famiglie di polipeptidi strutturalmente correlati.
L’HB-EGF appartiene alla famiglia EGF, composta da 7 membri: l’EGF, il TGF-α, l’ HB-EGF, l’ AR, la BTC, l’ EPR e la sottofamiglia dell’HRG. Nel 1° cap. sono contenute le diverse funzioni dei fattori di crescita, in particolar modo quelle relative alla famiglia EGF.
Nel 2° cap. vengono invece descritte: la sintesi e la struttura dell’HB-EGF; la sua interazione con la Tossina Difterica, tossina dimerica estremamente tossica costituita da una catena attiva che inibisce la sintesi proteica con meccanismo intracellulare e da una catena che lega il recettore permettendo l’ingresso del frammento attivo all’interno della cellula; i fattori di stimolazione dell’HB-EGF tra i quali abbiamo i fattori di trascrizione Sp1 e MyoD; i diversi ruoli dell’ HB-EGF in parecchi processi sia fisiologici, quali impianto della blastocisti, riparazione della mucosa gastrica, sviluppo pancreatico, guarigione delle ferite; che patologici quali il coinvolgimento in diverse neoplasie, il processo di metastatizzazione e l’iperplasia delle cellule muscolari liscie che si verifica nell’aterosclerosi.
Secondo quanto detto potremmo affermare che: l’inibizione del recettore per l’HB-EGF rappresenterebbe un potenziale terapeutico in grado di inibire la crescita o la progressione delle neoplasie che lo esprimono.
Sulla base della struttura e della funzione dell’EGFR, recentemente sono state sviluppate due differenti strategie terapeutiche: la prima vede coinvolti gli anticorpi monoclonali, la seconda è rappresentata dagli inibitori dell’attività TK del recettore per l’EGF (EGFR-TKI); che vengono analizzate nel terzo cap., insieme al CRM 197, farmaco del tutto innovativo in questo campo.
In questo lavoro sperimentale sono stati raccolti ed esaminati (cap. 4) con procedura immunoistochimica e mediante microscopia ottica sei campioni di tessuti sarcomatosi. Dopo diversi procedimenti, i campioni sono stati trattati con una specifica soluzione anticorpale.
Dai risultati raccolti, la quasi costante positività anticorpale rispecchierebbe l’ipotesi della possibile presenza di questo fattore di crescita nei tessuti sarcomatosi.
Infatti in quasi tutti gli scenari istologici esaminati sembra essere particolarmente evidente la presenza di regioni colorate in marroncino che si è dimostrata essere sia intracitoplasmatica che extracellulare.
Ed è proprio questa a rappresentare la positività per l’anticorpo anti HB-EGF.
La probabile presenza dell’HB-EGF in queste forme tumorali potrebbe svolgere un ruolo importante non solo nella terapia ma anche nella sopravvivenza dei soggetti affetti da questo tipo di neoplasia.

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1. I FATTORI DI CRESCITA Il termine fattore di crescita (spesso usato nella forma inglese growth factor) si riferisce a polipeptidi capaci di stimolare la proliferazione e il differenziamento cellulare. L’esistenza dei fattori di crescita fu inizialmente sospettata dallo studio del fenomeno della siero dipendenza (le cellule normali in coltura per svilupparsi necessitano dell’aggiunta di siero a differenza di quelle neoplastiche; ciò per la presenza nel siero dei fattori di crescita indispensabili per lo sviluppo delle cellule normali). L’azione di tali sostanze si è andata chiarendo una volta concretizzatasi la possibilità di ottenerli in forma pura, evenienza che si è realizzata inizialmente con l’isolamento di alcuni di essi da organi che ne sono particolarmente ricchi e, negli anni più recenti, grazie alle tecniche di ingegneria genetica che forniscono una notevole disponibilità degli stessi per poterne studiare a fondo le caratteristiche e le funzioni nell’influenzare le varie attività cellulari. I primi fattori di crescita sono stati identificati intorno agli anni ’50-’60; importantissima in tal senso è la figura della nota scienziata italiana Rita Levi Montalcini che per circa trent'anni proseguì le ricerche sul Nerve growth factor (NGF) e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 è stata insignita del Premio Nobel per la medicina insieme allo statunitense Stanley Cohen. Il NGF è una proteina segnale coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso dei vertebrati che indirizza e regola la crescita degli assoni. Si deve sempre al Prof. Stanley Cohen, nel 1961, la scoperta dell’EGF il cui ruolo si rivelerà di straordinaria 7

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Simona Naimo Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.