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La "Baby Gang"

Informazioni tesi

  Autore: Viviana Campanile
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Marilena Colamussi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

La nuova forma di devianza minorile che trova la propria espressione nel gruppo sta prendendo sempre più piede in Italia, coinvolgendo giovani di ogni strato sociale, inserendosi in ogni realtà e spaventando le famiglie e le scuole.
La banda come aggregazione patologica è un comportamento antisociale, dato dalla necessità di ritrovare nella coesione il modo per superare le proprie frustrazioni, le paure, le ansie, le insicurezze, nasce dal bisogno di rafforzarsi attraverso la condivisione con gli altri componenti e con l’ identificazione in chi vive gli stessi disagi.
Tanto premesso, il passaggio all’ azione diventa un atto liberatorio e anche un richiamo all’ attenzione dell’ adulto. Il minorenne crea la propria identità contrapposta a quella originaria affinché gliene venga attribuita una anche dagli altri, seppur deviante , passa dall’infanzia all’età adulta, dalla famiglia alla società, dalla dipendenza ai genitori all’emancipazione.
Perché si possa parlare di baby gang è fondamentale riscontrare alcune caratteristiche quali la guida di un leader, una definita gerarchia interna, il controllo di un territorio, una stabilità nel tempo data dalla coesione interna e dal senso di appartenenza al gruppo, rivalità e scontri con le gangs avversarie; inoltre ogni gang possiede simboli caratterizzanti come l’ abbigliamento e i linguaggi.
L’ elemento che accomuna i componenti il gruppo è il fatto che le loro azioni nascono in modo improvviso o quasi, senza alcuna preventiva progettazione o macchinazione, derivano da una sorta di illuminazione del singolo che plasma le menti degli altri spingendoli al compimento di atti illeciti; da ciò viene delineata la figura del capo branco che domina i gregari
Le baby gangs sono un fenomeno di gruppo basato su una coscienza collettiva di ruolo, su un’ unione che dà la forza e che determina un’azione criminale compatta più intensa e distruttiva.
Il bullismo è una manifestazione deviante dell’ individuo sul singolo, in cui il bullo necessita di essere visibile agli occhi del gruppo per rendere apprezzabile il suo potere.
Entrambi i fenomeni evidenziano una base deviante data dall’ esigenza di ribellione e rivalsa verso la società in generale e la famiglia, la scuola, il diverso in particolare, data da un benessere di vita che purtroppo tra¬smette falsi miti, principi innovativi ma deterioranti, che lascia una solitudine in-finita.
Nel fenomeno ognuno riveste un proprio ruolo identificabile in vittima indifesa, prevaricatore violento, spettatore, esortatore del bullo, difensore della vittima
In tal modo il bullismo non è concepibile solo come un problema per la vittima, ma va oltre l’ oppressore e l’ oppresso, trasferendo il clima di tensione che si instaura anche negli ambienti circostanti, come la famiglia, la scuola, le istituzioni sociali in genere, nonché il futuro stesso della persona e della società nel suo complesso.
Il fenomeno delle gangs giovanili nasce negli slums, i quartieri più poveri e degradati delle grandi città americane che, determinando un forte senso di disagio sociale ed urbano in concerto con modelli di vita culturale devianti e instabilità familiari, hanno determinato il carattere di “questi gruppi ribelli”. Tali gruppi, secondo le teorie criminologiche statunitensi, sono capaci di compensare i conflitti e placare le paure dei singoli soggetti attraverso il coinvolgimento nel gruppo, dove esiste una ideologia, un capo, la possibilità di sostenersi economicamente.
In Italia il fenomeno ha avuto inizio a partire dagli anni ’50 ed è concentrato maggiormente nelle metropoli del centro sud; i reati attuati da gruppi di minorenni sono soprattutto il furto ed il vandalismo, mentre quelli compiuti da minorenni in concorso con maggiorenni sono molto più gravi, quali rapina e spaccio di stupefacenti.

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PREFAZIONE Tale lavoro di tesi è nato dall‟ interesse verso la società in generale, gli sviluppi della stessa avutosi nel decorso degli anni e l‟ evoluzione del modo di concepire e gestire le relazione interpersonali, tra fasce d‟ età e stili di vita tra loro differenti. Nello specifico ciò che ha dato vita a questa analisi è la presa di coscienza di una società, soprattutto giovanile, totalmente difforme dalla precedente, in cui prevalgono interessi materiali, finalizzati a procacciarsi beni, denaro, popolarità e rispetto anche con modalità contrarie alle regole sociali o morali e con comportamenti criminosi. Il giovane, con riferimento anche al minorenne non imputabile, sta vivendo, in quest‟ epoca, una dispersione dei valori precedentemente radicati ma forse persi anche dagli stessi genitori, sta valorizzando sé stesso anche a discapito degli altri, sta sviluppando una personalità tendenzialmente criminosa in cui l‟ unico punto di forza è la condivisione del proprio essere, della propria crescita, delle proprie azioni con chi ha vissuto o vive gli stessi malesseri. Le cause scatenanti di questo cambiamento nei giovani sono sicuramente intorno agli stessi quali la famiglia in primis, spesso dedita alla carriera o poco dedita a dispensare un „educazione basata sull‟ amore e sul rispetto degli altri, la scuola in cui gli insegnati tendono spesso a sviluppare disistima ed incertezza, sollecitando così un senso di rivalsa verso la società in toto, gli amici che a volte sottopongono i loro coetanei a prove di coraggio o che li scherniscono deridendoli o isolandoli. 1

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Parole chiave

baby-gang
bullismo
devianza minorile
disadattamento
disagio
dispersione del minore
gruppo e leader
reati dei minorenni
reati di gruppo
recupero dalla devianza
sistema penale minorile

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