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Genere, cultura e performance in matematica

Informazioni tesi

  Autore: Marco Semenzato
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Elisabetta Xausa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 31

In questa tesi si è preso come riferimento l’articolo di Hyde J.S. e Mertz J.E. del 2009 [Gender, culture and mathematics performance, Proceedings of the National Academy of Sciences, USA, 106, 8801-8807] che tratta l’argomento della differenza di genere in matematica nelle diverse culture.
Sono presentati alcuni aspetti teorici necessari per inquadrare l’argomento, vengono quindi brevemente descritti: la teoria della Variability Hypothesis, i test di valutazione TIMSS e PISA e la teoria della Gender Statification Hypothesis.
Si illustra l’articolo di Hyde e Mertz seguendo la struttura originale articolata su 3 domande: 1 - Esistono differenze di genere nella performance in matematica nella popolazione generale? 2 - Esistono differenze di genere tra i talenti della matematica? 3 - Esistono femmine che possiedono un assoluto talento nella
matematica?
Successivamente si discute del ruolo che ha la cultura nell’allevare i talenti in matematica, vengono citati gli studi di Baker e Jones e di Guiso e colleghi che dimostrano che esiste una correlazione tra il divario nelle performance in matematica tra maschi e femmine e il livello di uguaglianza sociale negli Stati.

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CAPITOLO 1 ASPETTI TEORICI 1.1 Variability Hypothesis La “Variability Hypothesis” fu coniata per la prima volta da Johann Meckel, un anatomista tedesco, all’inizio del XIX secolo. Meckel sosteneva che le femmine avessero più caratteristiche variabili rispetto ai maschi e siccome riteneva che i maschi fossero “l’animale superiore”, concluse che la “variabilità” fosse un segno di 1,2 inferiorità. Nello stesso secolo, le idee di Meckel incrociarono le innovative ipotesi di Charles Darwin il quale sosteneva l’importanza della variabilità ai fini del processo evolutivo, la variabilità divenne quindi una caratteristica propria dei maschi. Divenne sempre più frequente l’idea che mentre le femmine erano tutte molto simili, i maschi dimostravano variabilità che li rendeva migliori delle donne. All’inizio del XX secolo, la Variability Hypothesis si estese in diversi ambiti come la psicologia e la pedagogia, trovando numerosi sostenitori. L’ipotesi non si sosteneva grazie a verifiche empiriche, ma trovava il suo alimento nei “dogma da salotto” 3 (armchair dogma). L’unico che criticò questa ipotesi fu Karl Pearson, psicologo britannico che, studiando la variabilità, non trovò differenze tra sessi. 1 Benjamin, L. T. (1975). The pioneering work of Leta Hollingworth in the psychology of women. Nebraska History, 56, 493-505. 2 Benjamin, L. T. (1990). Leta Stetter Hollingworth: Psychologist, educator, feminist. Roeper Review, 12, 145-151. 3 Shields, S. A. (1991). Leta Stetter Hollingworth: "Literature of Opinion" and the study of individual differences. In G. A. Kimble, M. Wertheimer, & C. White (Eds.), Portraits of pioneers in psychology(pp.243-255). Washington, DC: American Psychological Association. 5

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