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L'efficienza informativa nel mercato

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Siddi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Luca Piras
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 23

Vari tipi di efficienza nel mercato nella letteratura, da fama a Markowitz e di come nella crisi si sia modificato l'equilibrio nel mercato; in particolar modo la poca trasparenza e lo spasmodico uso di derivati.
Differenza tra modo d'agire di investitore e speculatore; importanza dello speculatore nel sistema economico.

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INTRODUZIONE La corretta efficienza del mercato è un elemento essenziale per la giusta allocazione del capitale delle imprese, ad esempio consente loro di reperire capitale di rischio al fine di agevolare la realizzazione dei propri progetti d’investimento. Altra sua funzione precipua è quella di favorire il deposito del risparmio da parte degli investitori. Tuttavia l’espletamento di queste funzioni non è immediato, perché sia gli uni che gli altri attori prenderanno in considerazione determinate variabili per agire nel mercato. Il mercato è un luogo nel quale si colgono opportunità e incontrano minacce, le quali sono il frutto di una corretta o meno efficienza informativa, che dipende da innumerevoli fattori che possono essere considerati. L’efficienza informativa è un argomento molto attuale e dibattuto ai giorni nostri, le conseguenze della sua forma corretta o meno portano a considerare diversi aspetti, diverse situazioni che vengono a delinearsi. È lecito dire che non sempre una completa e libera informazione all’interno del mercato debba essere vista come sinonimo di impenetrabilità da parte di fattori negativi. Possiamo anche dire che gli attori attivi all’interno del mercato si muovono in modo particolare, delineando una loro posizione che spesso e volentieri viene indicata con un’accezione negativa, quella di speculatore ad esempio, ma è più facile giudicare che valutare effettivamente il loro lavoro. Verranno di seguito esposte nei vari capitoli, le diverse forme di efficienza del mercato, la finanza comportamentale e il paragone tra investitore e speculatore perché partendo da queste basi possiamo essere in grado di analizzare le diverse situazioni che si creano in un mercato e che portano i soggetti ad agire in determinati modi. Per quanto riguarda la prima parte, possiamo accennare al fatto che esistano forme diverse di efficienza che presentano diverse caratteristiche e che portano gli operatori a formare le loro aspettative ed agire in modi differenti. Nel concreto però non sempre la piena e corretta informazione all’interno dei mercati riflette una situazione di benessere o compie gli interessi degli operatori. Un mercato perfetto è per definizione difficile da battere e quindi gli operatori vedrebbero sfumare ipotesi di conseguire extrarendimenti. Se non ci fossero extrarendimenti e il mercato funzionasse bene, se quindi ci fosse un’informazione perfetta dei mercati, alcuni investitori potrebbero perdere l’interesse a mettersi in gioco, l’interesse a rischiare; preferendo non investire. Chi rimarrebbe deluso? L’intero sistema economico, che si troverebbe in condizioni di deficit monetario. In certi casi un’informazione imperfetta per alcuni aiuterebbe il normale funzionamento del mercato ma dell’intero sistema economico. La situazione appena presentata è estrema ma serve a rendere l’idea delle conseguenze a cui porterebbe l’impossibilità di battere il mercato. La seconda parte della tesi presenta un paragone tra investitori e speculatori. Il limite nel quale un soggetto può essere definito nell’uno o nell’altro modo è molto labile e molto spesso il ruolo dello speculatore viene giudicato esclusivamente in termini negativi e dannosi, identificandolo come degli avvoltoio, quando la sua funzione è essenziale per equilibrare i mercati. Soprattutto ai giorni nostri la speculazione è vista come male dal quale derivano i problemi che colpiscono le crisi mondiali. Ogni passo falso dell’euro è per molti (politici, economisti, banchieri) colpa della speculazione. Il problema principale sta a monte: il confine morale dei nostri comportamenti quotidiani. Spesso si dice che gli speculatori approfittino delle difficoltà altrui, ma quando c’è un premio al rischio c’è sempre qualcuno in difficoltà. Prima del crack argentino del 2001, gli investitori approfittavano della situazione in cui si trovava il Paese in difficoltà o lo aiutavano? Sicuramente non restarono con le mani in mano. Prendiamo come esempio un soggetto che possiede un titolo; se quest’ultimo aumenta notevolmente in seguito agli andamenti del mercato e l’investitore suppone che nel futuro il suo prezzo tenda a scendere, l’unica cosa che può fare è venderlo, pensando di esser stato bravo in quella situazione. Se invece lo stesso soggetto non possiede il titolo ma ha la stessa aspettativa, può prendere in prestito il titolo, rivenderlo e ricomprarlo successivamente ad un prezzo più basso. L’effetto sul titolo è lo stesso, in entrambi i casi si contribuisce alla caduta del mercato e in entrambi i casi gli investitori si comportano come si sarebbero comportati tutti, però nel secondo caso l’investitore viene etichettato come speculatore. 3

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Parole chiave

derivati
efficienza informativa
fama
finanza comportamentale
forme efficienza
investitore
markowitz
speculatore

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