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Il rischio di controparte nei derivati OTC

La recente crisi finanziaria e il fallimento di alcune grandi istituzioni bancarie hanno provocato una crescente attenzione verso il tema del rischio di controparte e verso gli effetti potenzialmente disastrosi che può avere un'eccessiva esposizione in derivati OTC nei confronti di controparti ad alta probabilità di insolvenza. Il mercato dei derivati OTC negli ultimi anni è cresciuto a livello esponenziale e ha creato una rete di connessioni molto fitta tra le principali (e non) banche mondiali. La smisurata crescita dei nozionali complessivi sui derivati OTC è dovuta principalmente ad una collettiva sottostima del rischio di controparte da parte degli investitori.
Il rischio di controparte (CCR) è una particolare fattispecie di rischio di credito, e riguarda tutti i contratti che un investitore ha in portafoglio.
Nei contratti OTC l'investitore è sottoposto alla possibilità che alle date di settlement dei flussi di cassa la controparte (l'investitore) non adempia regolarmente agli obblighi contrattuali. Tale fattispecie di rischio sarà oggetto di discussione del lavoro, ed è mossa da variabili di mercato e variabili attinenti al mondo del rischio di credito. Il rischio di controparte è dunque un rischio ibrido. La perdita infatti si determina soltanto nel caso in cui il valore di mercato delle transazioni poste in essere con la controparte abbiano un valore positivo, al momento del default della controparte. Il valore atteso di tale perdita è chiamato CVA (Credit Valuation Adjustment).
L'obbiettivo di questo lavoro è stato la misurazione del rischio di controparte nei contratti OTC o portafogli di essi.
Nel capitoli 1 e 2 è stato adottato un'approccio di "option pricing montecarlo" per quantificare in contratti IRS plain vanilla la perdita attesa derivante dal rischio di default della controparte (CVA) e/o dell’investitore stesso (DVA). Si è ipotizzato che il time to default delle parti contrattuali sia stocastico (Processi di Poisson omogenei) e correlato mediante copule t-student. Si è visto che per un IRS plain vanilla il CVA è idealmente la somma pesata del prezzo di infinite swaptions (di maturity crescente da zero a T e tenor del sottostante decrescente da T a 0) per le probabilità di default marginali. E’ stato calcolato il CVA/DVA su alcuni contratti IRS con diverse controparti.
Nel terzo capitolo si sono analizzatele forme di mitigazione del rischio di controparte offerte dagli accordi di standardizzazione ISDA dei contratti OTC: il Netting Agreement e la creazione di accordi di garanzia (CSA).
Il quarto capitolo infine affronta l'esigenza fortemente operativa di ottenere stime di CVA (e di perdita inattesa) per un portafoglio di OTC. Si sono proposte alcune metodologie per la misurazione del rischio di controparte in presenza di Accordi ISDA (Netting Agreement, CSA) e considerando la dipendenza tra rischio di credito e di mercato (compound effect) sui reali portafogli OTC di un gruppo bancario italiano con alcune controparti.
L’obbiettivo era quello di ottenere la stima della perdita attesa (CVA) e inattesa che la banca può subire in caso di default della controparte contrattuale il giorno successivo.
La metodologia proposta è una sorta di rivalutazione storica di portafoglio; essa consente uno sforzo computazionale non eccessivo e soprattutto la portabilità in tutti i portafogli OTC caratterizzati da volumi ingenti e fortemente eterogenei nella loro composizione.
L'ottenimento tali misure di rischio giornaliere se da un lato non consentono l'estensione ad orizzonti temporali più significativi (ad esempio l'anno, ai fini della redazione dei bilanci) rappresentano comunque un buon risultato. Esse catturano il compound effect e risultano di facile implementazione per gli operatori che già applicano la full revaluation per il calcolo del VaR di mercato a un giorno.
Il CVA giornaliero è uno strumento utile per il monitoraggio del CCR e consente l'introduzione nelle practices bancarie di un processo virtuoso di assicurazione sul CCR da parte dei trader in derivati. Nello stesso capitolo sono state poi proposte due metodologie approssimative di calcolo del CVA a un anno, facendo determinate ipotesi sulla distribuzione del MtM futuro del portafoglio. Si sono infine generati scenari alternativi per testare l’impatto sul CVA delle varie strutture di CSA che gli operatori possono scegliere.
La prevenzione di future crisi finanziarie passerà senz'altro anche attraverso un corretto monitoraggio del rischio di controparte da parte dei risk managers delle istituzioni bancarie. Alla risoluzione di tale problema
sono chiamati anche i vari regulators nazionali e il comitato di Basilea, per la definizione di regole che possano in futuro risolvere anche il problema del too big to fail e della generale sottostima che recentemente i mercati hanno dato del merito creditizio dei grossi gruppi bancari internazionali.

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Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Luca Menegazzi Contatta »

Composta da 108 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.