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Istituzioni culturali e giudizio estetico: il caso del FRAC Bretagna

Questo lavoro scaturisce dall’interesse per l’ecosistema dell’arte contemporanea e in particolare per il ruolo che hanno le istituzioni al suo interno, ed è stato svolto attraverso lo studio di un caso specifico, quello del fondo regionale per l’arte contemporanea della Bretagna. Le istituzioni culturali si sono dovute adeguare all’evoluzione dell’arte: i musei da contenitori per la conservazione e l’esposizione delle opere sono divenuti luoghi in cui l’arte stessa viene prodotta, vere e proprie cattedrali della modernità, influenzando positivamente l’economia delle città in cui sorgono. Allo stesso tempo i musei e le istituzioni culturali in genere hanno mantenuto nel tempo il potere di legittimare l’arte, e restano tra i suoi più grandi sostenitori dal punto di vista economico. Una delle teorie più conosciute che spiegano in che modo il Porta Bottiglie di Duchamp possa essere definito un’opera d’arte si basa sugli scritti di Danto, in cui lo scrittore afferma che ciò che distingue una normale scatola di detersivo dal Brillo Box di Warhol è il contesto socio-culturale, the artworld appunto. Su queste affermazioni Dickie basa la teoria istituzionale dell’arte, in cui spiega che un’oggetto può divenire opera d’arte se legittimato come tale da una comunità di persone. La nascita dei FRAC deriva dalla necessità dello stato francese di gettare le basi per la creazione di un patrimonio artistico contemporaneo, dato che a seguito della disfatta dei Salon Parigi perde il primato di capitale dell’arte cedendolo a New York. Inoltre attraverso l’istituzione di fondi d’arte contemporanea per ciascuna regione lo stato francese intendeva perseguire l’obbiettivo della decentralizzazione culturale, dato che al di fuori di alcune eccezioni, coloro che erano interessati all’arte contemporanea dovevano recarsi a Parigi per poterla fruire. I FRAC nascono quindi nei primi anni Ottanta, definendosi come musei senza mura, poiché le opere da essi raccolte erano destinate ad essere esposte in luoghi non consoni come per esempio hall di banche, scuole. Quello della Bretagna risulta essere uno dei più attivi tra i FRAC francesi. Nasce nel 1981, in anticipo rispetto agli altri. La sua azione si è concentrata in particolar modo sulla funzione educativa e pedagogica, messa in atto anche attraverso un ben fornito servizio di documentazione e l’archivio della critica d’arte. Il centro d’arte di Kuerghennec è sicuramente uno degli interventi più significati del FRAC sul territorio Bretone: numerosi artisti hanno installato o esposto in questo parco le loro opere in un dialogo tra natura e arte. In occasione della celebrazione del ventennio dei FRAC, quello della Bretagna ha deciso di rendere più efficace la sua azione divenendo un FRAC di seconda generazione. Attraverso la creazione di una nuova sede del FRAC che verrà aperta a Rennes nel 2011. L’aspetto architettonico audace suggerisce la volontà dei politici locali di incrementare l’economia del territorio, così come è successo a Bilbao grazie al Guggheneim. I Frac sono organismi a cui viene delegato il giudizio estetico in base al quale i suoi componenti devono, utilizzando risorse pubbliche, scegliere in maniera appropriata le opere che entreranno a far parte della collezione. Come in tutti i casi in cui l’arte dipende da fondi pubblici, vi è un rischio di istituzionalizzare l’arte. Un’altra difficoltà deriva dalla complessità intrinseca di una disciplina come l’arte contemporanea, l’impossibilità di definire valori certi, in quanto questi sono decisi dagli esperti d’arte che ne compongono il sistema. Inoltre i FRAC si trovano ad operare in un contesto, quello del sistema dell’arte contemporanea, in cui il mercato ha un ruolo molto forte. I prezzi a volte esorbitanti di alcune opere d’arte possono limitare le politiche di acquisizione dei FRAC. Un'altra complicazione sorge a causa della poco netta suddivisione delle competenze all’interno dei FRAC: il consiglio di amministrazione può influire sulle scelte artistiche del comitato tecnico. I Frac sono riusciti a perseguire la missione di democratizzare l’arte contemporanea e a sconfiggere l’elitarismo che spesso la caratterizza? Nella ricerca condotta è stato rilevato che buona parte dei cittadini bretoni non sono a conoscenza dell’esistenza dei FRAC o non sanno di che cosa si occupa. Il nomadismo della collezione e la mancanza di una sede espositiva fissa, che inizialmente voleva essere un punto di forza, si è rivelato un difetto. I FRAC vengono inoltre criticati dagli artisti meno conosciuti, in quanto secondo questi le politiche di acquisizione messe in atto dai FRAC si basano sui soliti valori globali dell’arte e sulla reiterazione del modello duchampiano. Un’altra problematica legata alla caratteristica peculiare del FRAC è la forte influenza dei politici nelle scelte di acquisizione.

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INTRODUZIONE « Vorrei semplicemente dire che l’arte può essere buona, cattiva, indifferente, ma che dobbiamo comunque chiamarla arte, non importa l’epiteto: la cattiva arte non è meno dell’arte, così come un cattivo sentimento resta pur sempre un sentimento. » Marchel Duchamp 1 Marcel Duchamp Sono numerosi gli spunti e gli interrogativi di partenza di questo lavoro, tuttavia possono essere riassunti nell’interesse verso l’ecosistema dell’arte contemporanea e in particolare nel ruolo che le istituzioni culturali occupano al suo interno. L’arte contemporanea ha raggiunto recentemente una visibilità del tutto nuova per il campo disciplinare da cui essa proviene. Trovare Cattelan sulla copertina del magazine del Corriere della Sera ne è un palese esempio. In parecchi settimanali è ormai possibile consultare la pagina dedicata all’arte contemporanea, ma tutto questo non sta a significare che il tema sia ormai accessibile e comprensibile a tutti. Anzi, per chi non è a conoscenza della storia dell’arte più recente e non frequenta i luoghi dove la si può vedere risulta veramente complesso capire in quale modo e attraverso quali procedure di verifica un determinato oggetto diventi arte. La determinazione dei valori estetici che definiscono un’opera 1e Cit. di Duchamp, M., in Ruhrberg, K., et al., L’art au XXsiècle, volume 1, Tachen, 1998, p. 130. 3

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Valentina Vargiu Contatta »

Composta da 120 pagine.

 

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