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Il nome del gioco - Progetto infantile di città

Informazioni tesi

  Autore: Cecilia Stefani
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1995-96
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Lino Centi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

Il bambino, individuo in formazione dalla capacità ricettiva pressoché illimitata, nel gioco fa esperienza di sé e del mondo, insomma impara a vivere. Il progettista di giochi ha quindi una grande responsabilità: i suoi prodotti possono effettivamente esercitare una notevole influenza sullo sviluppo mentale ed emotivo del destinatario. Si tratta perciò di un compito delicato che non sempre è tenuto nella giusta considerazione.
Nel nostro lavoro siamo partiti dallo studio dell'evoluzione storica delle varie tipologie di giochi e giocattoli, con una analisi più approfondita dedicata all'ambito del ''giocattolo di design'' e ai due personaggi che vi si sono applicati con maggior continuità e risultati più interessanti: Bruno Munari ed Enzo Mari.
Considerando poi gli aspetti psicopedagogici del gioco in relazione ai diversi livelli di età e apprendimento, abbiamo cercato di stabilire dei criteri di valutazione dell'oggetto giocattolo, con particolare riguardo al bambino contemporaneo, inserito in una realtà urbana con i suoi tempi e spazi.
Abbiamo infine ristretto il nostro campo di indagine e di proposta al rapporto bambino/città. La percezione che il bambino ha dell'ambiente urbano è spesso parziale e confusa. Le sue possibilità di interazione con questa realtà sono molto limitate e subiscono un forte controllo da parte degli adulti. Ci è dunque sembrato importante arrivare alla proposta di un gioco che potesse svolgere un ruolo di ''mediazione'', che permettesse di conoscere meglio lo spazio urbano e di elaborare a livello più profondo le sue ''categorie''. Un gioco che lasciasse al bambino un'ampia possibilità d'intervento, che restasse divertente nei suoi intenti educativi, che non invecchiasse facilmente ma anzi crescesse con lui.
Abbiamo quindi pensato a un gioco che riunisse in sé diversi aspetti: un gioco di percorso che fosse anche un gioco di costruzione e composizione, in cui le regole fossero strettamente connesse all'ambientazione prescelta, la città, perché questa fosse veramente il tema portante del gioco e non un mero elemento di contorno.
Il risultato di queste premesse è un gioco che può essere giocato a livelli crescenti di complessità in relazione all'età dei giocatori e alle condizioni d'uso (a scuola o in famiglia, da soli o con un adulto), grazie ad una semplice riduzione del numero degli elementi e all'intercambiabilità di alcuni di essi. In ogni caso si è comunque cercato di garantire, nel rispetto delle regole, la massima flessibilità degli schemi di gioco, allo scopo di favorire e stimolare la naturale creatività dei bambini.
Un prototipo del gioco è stato testato su un gruppo di bambini tra i 5 e i 6 anni, osservati in ogni fase, dall'approccio iniziale con il materiale, alla costruzione e composizione del percorso, fino al compimento del percorso stesso. L'osservazione è stata accompagnata dalla realizzazione di un video. È stato così possibile verificare la fruibilità e funzionalità del gioco e valutare l'interesse suscitato.

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1 1. Nascita ed evoluzione dell’industria del giocattolo dall’Ottocento ad oggi Si può affermare che una vera e propria industria del giocattolo nasce in Europa e in Italia soltanto dopo la seconda guerra mondiale. Fino a quel momento infatti la produzione di giocattoli avviene spesso in aziende di dimensione e tecniche artigianali ed è comunque, anche quando sia quantitativamente notevole, destinata ad una distribuzione molto limitata, a causa dell’elevato costo dei prodotti che li rende accessibili solo alle classi privilegiate. Ne risulta una netta differenza tra i giocattoli dei bambini ricchi e quelli dei bambini poveri o comunque meno abbienti. Per questi ultimi i giocattoli venivano spesso fabbricati in casa, con legno, stoffa, cartone, e avevano quindi una durata limitata, che fra l’altro ha determinato la loro assenza dai libri di storia e dai cataloghi dei collezionisti. Riassumere l’evoluzione tipologica e formale del giocattolo del secolo scorso è quindi possibile solo parzialmente, e non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un “prodotto di lusso”. Questa avvertenza è valida anche nel caso di una delle industrie più fiorenti, quella delle bambole, che vede in Parigi e Norimberga dei centri di primaria importanza già nell’Ottocento, affiancati da altri concorrenti anche italiani, per esempio la Furga di Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova. Si tratta di bambole con il corpo in cartapesta (in legno gli esemplari più antichi) e la testa in porcellana, abbigliate elegantemente e con ricchezza di dettagli. Già nel 1820 gli stampi in premessa l’Ottocento: le bambole

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Parole chiave

città
design
giocattoli
gioco
bruno munari
ambiente urbano
bambini
enzo mari

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