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Strategie di mercato nel settore elettrico: il caso Vattenfall

In questo contesto i governi dei Paesi più industrializzati (Stati Uniti in primis) hanno individuato il settore dell’energia come la principale via d’uscita da questa difficile situazione. Investire oggi, in particolare nelle fonti rinnovabili, potrebbe significare non solo liberarci dalla schiavitù del petrolio ed eliminare definitivamente il problema dell’effetto serra, ma anche rivitalizzare l’economia planetaria, aumentando l’occupazione e creando nuovi mercati dinamici in economia. Da una parte si realizzerebbe quella “Rivoluzione Energetica” invocata dall’ Agenzia Internazionale per l’Energia che consentirebbe di vincere la sfida alla crescita delle emissioni e al cambiamento climatico, dall’altra si realizzerebbe quello che Ban Ki-Moon, segretario delle Nazioni Unite, definisce “New Deal verde”, ovvero una politica economica, che ricorda quella adottata dal presidente Usa Franklin Delano Roosevelt per uscire dalla crisi del 1929, fatta di investimenti statali in grandi opere e infrastrutture, in grado di rilanciare l’economia planetaria. L’Europa è il secondo mercato energetico mondiale dopo gli USA ed è fortemente dipendente dall’importazione di combustibili fossili. Il tasso di dipendenza dalle importazioni di fonti primarie di energia si aggira intorno al 50% ma si prevede che entro il 2020 questo salirà al 70%.
La fonte primaria maggiormente importata e consumata è, ovviamente, il petrolio, tuttavia questa è utilizzata in minima parte per la produzione di elettricità. Un quarto dell’intera quantità di energia consumata nel nostro continente deriva, invece, dal gas. Più del 70% di questo viene importato da tre soli Paesi: la Norvegia, l’Algeria e la Russia. Ciò mette l’Europa in una difficile situazione di carattere geopolitico dovendo per forza di cose mantenere ottimi rapporti con questi Paesi.
Nel settore elettrico la domanda e la generazione di elettricità sono soltanto in parte controbilanciate dalle esportazioni. Infatti la mancanza di reti transnazionali tra Paesi EU e Paesi non-EU (potremmo definirle intercontinentali) rendono il commercio su larga scala di questo prodotto praticamente impossibile. I maggiori esportatori all’interno dell’Europa sono la Repubblica Ceca la Germania e la Francia, mentre i principali importatori sono l’Italia e la Germania (quest’ultima risulta quindi sommando i due flussi un piccolo esportatore).
Il territorio continentale è suddiviso in otto mercati zonali: Nord-Europa, Est-Europa, penisola iberica, Benelux, Francia,Germania, Italia e UK .
All’interno di questi mercati gli scambi di elettricità tra le varie nazioni sono possibili; di conseguenza i prezzi nei Paesi all’interno di uno stesso mercato variano molto poco e si formano dall’incontro di domanda e offerta. I colli di bottiglia nella capacità di trasporto tra i vari mercati zonali ostacolano la formazione di un singolo prezzo sull’intero mercato europeo .
Il settore nell’EU 25 è composto da circa 11.000 aziende, da lavoro a 870.000 persone e rappresenta il 77% del valore aggiunto dell’intero comparto energetico .In generale questo settore è caratterizzato da un significativo grado di concentrazione. Piccole e medie imprese (cioè quelle con meno di 250 impiegati) contano soltanto per il 20% del totale del valore aggiunto e soltanto un piccolo numero di compagnie ha raggiunto una dimensione ed una posizione tali da renderle dominanti nel mercato europeo. Queste vengono familiarmente chiamate “i sette fratelli” (alludendo alle sette sorelle del settore petrolifero) e sono: E.ON, EDF, RWE, Iberdrola, GDF-Suez, Enel, Vattenfall . La totalità dei mercati da cui è composto il “mercato europeo” è praticamente satura e di conseguenza l’unica strada praticabile in un’ottica di crescita dimensionale è quella delle fusioni ed acquisizioni .
Le principali fonti produttive sono il nucleare ed i combustibili solidi (principalmente il carbone) con una quota del 30% ciascuno. Seguono il gas con il 20% e le rinnovabili (qui aggregate sotto un’unica voce) con il 14% (naturalmente larghissima parte di questa percentuale è attribuibile all’idroelettrico). Proprio le fonti rinnovabili negli ultimi anni sono guardate con un’attenzione sempre maggiore per due ordini di motivi: le questioni ambientali e la sicurezza nell’approvvigionamento. L’Unione Europea deve, infatti, creare un mix di produzione più vario possibile nel tentativo di diminuire la propria dipendenza da altri Stati che indebolisce la sua forza politica.

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INTRODUZIONE L’economia mondiale sta vivendo quella che è stata definita come la peggior crisi dopo la Grande Depressione del 1929. Le grandi potenze stanno riscrivendo le “regole del gioco”, in particolare per i mercati finanziari, i principali artefici di questo crack. In questo contesto i governi dei Paesi piø industrializzati (Stati Uniti in primis) hanno individuato il settore dell’energia come la principale via d’uscita da questa difficile situazione. Investire oggi, in particolare nelle fonti rinnovabili, potrebbe significare non solo liberarci dalla schiavitø del petrolio ed eliminare definitivamente il problema dell’effetto serra, ma anche rivitalizzare l’economia planetaria, aumentando l’occupazione e creando nuovi mercati dinamici in economia. Da una parte si realizzerebbe quella “Rivoluzione Energetica” invocata dall’ Agenzia Internazionale per l’Energia che consentirebbe di vincere la sfida alla crescita delle emissioni e al cambiamento climatico, dall’altra si realizzerebbe quello che Ban Ki-Moon, segretario delle Nazioni Unite, definisce “New Deal verde”, ovvero una politica economica, che ricorda quella adottata dal presidente Usa Franklin Delano Roosevelt per uscire dalla crisi del 1929, fatta di investimenti statali in grandi opere e infrastrutture, in grado di rilanciare l’economia planetaria. Per questa ragione è sembrato interessante analizzare il modo di operare di un grande player del mercato europeo; dobbiamo infatti considerare quello continentale come il nostro mercato di riferimento in virtø della ferma volontà dell’ Unione di integrare i vari mercati nazionali in un unico spazio, per poter trarre i relativi vantaggi economici e politici derivanti da una maggiore dimensione. Il forte interesse verso questo settore, nasce dalla grande trasformazione che ha subito negli ultimi anni, per mezzo della direttiva 96/92/CE. La conseguente liberalizzazione ha ridisegnato completamente gli assetti del mercato, costringendo gli ex monopolisti nazionali, a cercare nuove vie di sviluppo dove investire le ingenti somme ricevute per la dismissione di parte 5

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Andrea Iezzi Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.