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La trasgressione fantastica: Infrazioni logiche e abissi di senso nella narrativa fantastica da Kafka a Cortazar

Il fantastico è un genere trasgressivo o conservatore? Ha senso parlare di trasgressione e conservazione in letteratura, e se sì, in che termini? A che cosa si devono il carattere tendenzialmente regressivo del fantastico tradizionale, e l'eversività di parte del fantastico contemporaneo? Un'opera letteraria può veicolare una trasgressione sociale e politica in assenza di trasgressione logica e formale? E viceversa?
La tesi tenta di articolare una risposta complessa a questi interrogativi, sottoponendo l'opera di alcuni tra gli autori fantastici più significativi del Novecento (soprattutto Kafka, Borges, Cortazar) a un'analisi semantica, "mondo-finzionale", formale e logica.

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INTRODUZIONE “Si può fare della letteratura un valore assertivo, sia nel riempimento, accordandolo ai valori di conservazione della società, sia nella tensione, facendone lo strumento di una lotta di liberazione; si può invece accordare alla letteratura un valore essenzialmente interrogativo; la letteratura diventa allora il segno (e forse il solo segno possibile) di quella opacità storica in cui viviamo soggettivamente; servito mirabilmente da quel sistema di significante decettivo che a mio avviso costituisce la letteratura, lo scrittore può allora impegnare profondamente la sua opera nel mondo, nei problemi del mondo, ma al tempo stesso sospendere questo impegno proprio dove le dottrine, i partiti, i gruppi e le culture gli suggeriscono una risposta” Roland Barthes, La letteratura oggi Tanto nell’immaginario del pubblico quanto negli ambienti accademici, il fantastico è stato a lungo considerato il genere d’evasione per eccellenza, sulla base di un’assimilazione frettolosa all’universo, attiguo al fantastico ma da esso radicalmente distinto, della fiaba e del modo meraviglioso che lo sottende. In modo particolare, il sospetto o l’avversione nei confronti del fantastico come genere dell’irresponsabilità etica, sociale e politica sono andati acuendosi in tempi di ‘emergenza’ storica, in cui il silenzio della letteratura sul reale è stato fatto coincidere con il suo avallo, come valgono a dimostrare la scomoda posizione occupata, nell’Italia degli anni Quaranta e in piena fioritura neorealista, da uno scrittore anomalo quale Dino Buzzati, o l’incessante accusa di torre d’avorio scagliata contro i fondatori del genere in America Latina, primo tra tutti Jorge Luis Borges. Se l’equazione silenzio-consenso poggia su un sostanziale fraintendimento del ruolo della creazione artistica che la critica sembra essersi definitivamente lasciato alle spalle, il preteso conservatorismo del genere appare invece, su un altro piano del discorso e per motivi molto diversi da quelli tradizionalmente addotti, un’attribuzione non priva di fondamento: un’osservazione attenta del fenomeno permette infatti di individuare nella regressione verso modelli conoscitivi superati la logica intrinseca a larga parte del fantastico più tradizionale, e di riconoscere in tale dinamica non già un’istanza sovversiva rispetto ai codici culturali vigenti, ma al contrario una tendenza orientata, per le modalità attraverso cui opera nei testi, alla loro conservazione. A questa inclinazione − svincolata da rapporti diretti con i contenuti dei racconti e con i loro presunti ‘messaggi’, come vorrebbe un pregiudizio tenace, banalizzante e 1

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Studi letterari, linguistici e filosofici

Autore: Giuliana Zeppegno Contatta »

Composta da 237 pagine.

 

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