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New Experiential Marketing: le nuove frontiere del consumo

La tesi riguarda il nuovo Experential Marketing, ovvero il Marketing dell'esperienza creata sul luogo d'acquisto o di fruizione. E' un percorso inizialmente storico, che ci porta a capire cosa e come nasce questa nuova branca del Marketing, ancora poco diffusa e conosciuta, e come viene applicata dai "pionieri" che ne hanno capito l'importanza.
Il primo esempio che citiamo è il Parco Gardaland: un viaggio nei percorsi polisensoriali e nelle esperienze che si possono vivere, passando per l'analisi psicologica di ciò che viene stimolato nelle varie aree e di come viene fatto.
Il secondo esempio è il Museo della Scienze e della Tecnica di Milano che, con un nuovo allestimento, è rivolto al futuro con percorsi polisensoriali e multisensoriali, stimolazioni varie e ottimi spunti per una crescita continua.

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1 “EXPERIENTIAL MARKETING: LE NUOVE FRONTIERE DEL CONSUMO” “Se mi dici una cosa posso dimenticarla. Se me la mostri anche, può darsi che me la ricordi. Ma se mi coinvolgi non la dimenticherò più.” Tagore Con questa frase del noto poeta e filosofo indiano Tagore, si può riassumere quanto andremo ad esporre nelle pagine seguenti. Il gioco: un argomento affascinante che occupa una parte importante della nostra esistenza. Anche se non tutti lo hanno praticato allo stesso modo, non esiste uomo che non abbia passato così una parte del suo tempo e che continui, anche in età adulta, a ricercarlo con insistenza. Si gioca sempre ed a tutte le età, ma naturalmente i giochi e gli interessi variano sia in base alle personalità che in base alle epoche storiche. Il neonato e l‟uomo adulto non hanno gli stessi gusti e non si rilassano e divertono allo stesso modo: per il bimbo in fasce il sonaglio o l‟animaletto colorato sono un„introduzione alla vita, ai suoni semplici e familiari, alla distrazione ed al godimento puro di un oggetto amato, mentre, oltre una certa età, si comincia a cercare passatempi più complicati che richiedano una certe abilità e prevedano magari, anche una competizione. Gli storici sono ormai tutti concordi nell‟affermare che anche gli uomini delle caverne, nella lontana Preistoria, giocassero, anche se non con giocattoli veri e propri, probabilmente utilizzavano quello che la natura offriva: sassolini, conchiglie o bastoni. Non c‟era tempo ne‟ necessità per abbellirli e non erano quindi giochi che potessero lasciar traccia però, in accordo con la natura umana, il gioco era fondamentale anche per i nostri antenati ominidi. D‟altra parte a quel tempo la vita era corta e difficile, quasi tutti gli sforzi dei cavernicoli dovevano concentrarsi nella ricerca del cibo e, molto spesso, nel difendersi dai pericoli costanti e dalla possibilità che, dopo la fatica della caccia, la preda potesse essere rubata da altri uomini o da animali selvatici. Così per i più giovani, i pochi momenti liberi che non erano consacrati al sonno, o che non venivano spesi nell‟aiutare la tribù nei modesti compiti giornalieri quali la raccolta delle erbe e il trasporto dell‟acqua, venivano probabilmente impiegati nel 9

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Francesca Marina Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.