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L’efficacia delle dimissioni programmate: studio retrospettivo osservazionale sul Servizio Territoriale Dimissioni Ospedaliere Programmate

La dimissione non è un evento, isolato ma un processo, per questo deve essere programmata e pianificata fin dai primi momenti del ricovero di una persona, in particolare, quando ad un evento acuto, segue una situazione di disabilità permanente o temporanea, che richiede la presa in carico da parte di altri servizi assistenziali. Il Servizio Territoriale Dimissioni Ospedaliere Programmate, è il servizio che garantisce la continuità assistenziale durante questi trasferimenti, evitando così situazioni di "vuoto assistenziale" che spesso sono causa di "re-ricoveri".
La mia tesi vuole andare a verificare l'efficacia di questo servizio attraverso uno studio retrospettivo osservazionale effettuato su un campione di persone prese in carico dal ST-DOP, con diagnosi clinica principale di BPCO. Scompenso Cardiaco o Ictus Cerebrale. I dati analizzati sono: numero dei ricoveri, giornate di degenza e costi valutati in DRG's, messi a confronto tra una anno prima la presa in carico e un anno dopo la presa in carico.
Dall'analisi dei dati, abbiamo ottenuto risultati più che positivi, quindi possiamo affermare che la continuità assistenziale è fattore protettivo per la persona, riducendo i ricoveri, le giornate di degenza e i costi valutati in DRGs.

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3 INTRODUZIONE La continuità assistenziale fra ospedale e territorio è fattore protettivo per la persona, questa è l’essenza del nostro elaborato finale. E’ infatti a partire da un problema di base come quello delle dimissioni ospedaliere, che abbiamo deciso di andare ad approfondire le difficoltà alle quali gli infermieri vanno incontro nel tentativo di assicurare una adeguata dimissione alla persona e quindi, continuità assistenziale durante tutto il suo percorso di cura. Il nostro studio vuole andare a vedere e a dimostrare, che l’integrazione dei servizi, fra ospedale e territorio, riduce notevolmente il fenomeno dei ricoveri ripetuti degli assistiti prescindendo dalla patologia e dall’età. Siamo pertanto andati ad effettuare: in primo luogo un’analisi della letteratura sia italiana che straniera e in secondo luogo un nostro studio di coorte retrospettivo osservazionale. La ricerca è stata effettuata nel periodo compreso tra Luglio e Settembre 2010. La dimissione rappresenta, dal punto di vista clinico, la conclusione della fase acuta della malattia con il conseguente passaggio dalla gestione della salute del cittadino da un livello di assistenza ad un altro. Tradizionalmente questo processo avviene dall’ospedale al domicilio ma in realtà, nell’attuale sistema, la dimissione può verificasi a diversi livelli: da una struttura ad un’altra o addirittura all’interno di una stessa struttura quando l’assistito viene trasferito ad una diversa Unità Operativa. Essa conclude un periodo di assistenza, diagnosi e cura per aprirne uno successivo in cui la persona, se necessario, viene presa in carico da altri servizi o operatori. La dimissione è quindi un processo, e non un evento isolato, che deve essere pianificato il prima possibile a livello di cure primarie ed ospedaliere, creando le condizioni per cui i pazienti e i loro familiari siano in grado di contribuire alle decisioni da prendere (1). Per convenzione si riconducono le dimissioni a cinque diversi tipi: tempestiva, precoce, del fine settimana o in giornate atipiche, ritardata, difficile e protetta. La dimissione tempestiva si verifica quando la durata della degenza per quel tipo di ricovero, considerata l’età del paziente e la gravità della patologia, è sovrapponibile allo standard previsto per quel DRGs (2). Si può parlare di dimissione precoce quando la durata della degenza del paziente con quel problema specifico, è inferiore alle attese per quel DRG. Le dimissioni precoci

Laurea liv.I

Facoltà: Medicina e Chirurgia

Autore: Ilaria Amoriello Contatta »

Composta da 44 pagine.

 

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