Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

La crisi messicana (1861 -1867)

Il fallimento dell’ avventura di Massimiliano fu dovuto, proprio al determinante appoggio del governo di Washington alla causa juarista, sostenuta con finanziamenti, armi e interventi diplomatici, ciò in particolare dopo la fine della guerra civile, i governi di Londra, Parigi e Madrid avevano inviato in Messico un corpo di spedizione per imporre il pagamento dei debiti contratti da quella repubblica con le grandi banche europee e che essa, causa le difficoltà economiche e le crisi intestine, non era in grado di onorare, sicchè ne era conseguito il rovesciamento del legittimo presidente Juárez e l’ offerta della corona imperiale a Massimiliano. Rientrava in un disegno a vasto reggio di Napoleone III, mirante per un verso a espandere la Francia nell’ America centrale. Concluso vittoriosamente il conflitto con i confederati, l’ Unione fece sentire tutto il suo peso; da allora in poi il Messico sarebbe divenuto un incontrastato feudo statunitense, sottoposto alle continue pressioni e ingerenze del potente vicino.
La politica interna di Massimiliano si trovò a combattere con la chiesa locale, che possedeva buona parte delle terre messicane ed era in mano ai vescovi provenienti tutti dalle grandi famiglie crede. Questo spiega, perciò, il fatto che a capo dei primi movimenti per l’ indipendenza siano stati esponenti del clero minuto rurale e che parecchi di loro si siano trovati presenti nelle varie insurrezioni che hanno connotato la storia messicana lungo il XIX secolo e fino alla rivoluzione d’ inizio Novecento.
In un tale contesto c’ è solo da meravigliarsi che Massimiliano sia riuscito a rimanere sul trono per tre anni, la sua posizione, oltre tutto, essendo indebolita dai contrasti tra i suoi collaboratori e consiglieri e dalla mancanza di un esercito degno di tale nome, a tutto ciò s’ aggiunge l’ irresolutezza del principe, animato dalle migliori intenzioni e portato quasi per carattere a una politica autenticamente liberale, come s’ era già potuto vedere al tempo della reggenza del Lombardo - Veneto, ma poi bloccato dall’incapacità di attuare in concreto i suoi sogni e astratti disegni di buon governo e di valutare con realismo i termini delle questioni che si trovava a dover affrontare.
All’ ex Imperatore vennero imputati 13 capi d’ accusa: in particolare lo accusò di essersi fatto strumento dell’ intervento francese in Messico; di aver attentato alla pace, alla libertà all’ indipendenza del paese; di essersi impradonito con la violenza del potere; di aver distolto a proprio profitto i beni e la vita dei cittadini messicani; e di aver emanato il barbaro Decreto d’ ottobre che aveva mandato al patibolo centinai di innocenti.
Massimiliano paragonato al “ Critone di Platone”, Socrate condannato a morte, rifiuta di fuggire per non disubbidire alla Leggi di Atene, che pure lo avevano condannato.
Aveva dimenticato l’ avvertimento della madre, ella, tanti anni prima gli aveva detto: “ Il dovere di ogni sovrano nei confronti di Dio è mantenere intatto e assoluto il potere monarchico. Tre sono gli strumenti di cui si deve servire: la burocrazia, l’ esercito e la Chiesa. “ Massimiliano invece si era inimicato la Chiesa, portandole via le terre, si era scontrato con i grandi burocrati, inducendo riforme liberali; non poteva contare su un esercito fedrale”, dal momento che esso era formato da francesi che ubbidivano non a lui, ma a Napoleone III.
L’ unico sostegno che gli rimaneva era il popolo. Ma il popolo messicano voleva davvero la monarchia? Voleva un re austriaco?

Mostra/Nascondi contenuto.
PRIMO CAPITOLO: LE GRANDI POTENZE E IL MESSICO ( 1861 –67 ) ººººº 1 I.A- Dopo la sanguinosa conclusione della rivoluzione del 1848 in molti paesi europei si registrò una svolta di tipo autoritario. Dopo 30 anni del tentativo napoleonico di egemonia seguì un nuovo equilibrio di pace e cominciò a farsi evidente che la Germania aveva preso il posto della Francia, come Potenza 2 conquistatrice dell’ Europa . La Questione Italiana aveva ossessionato l’ imperatore Luigi Napoleone, con il nome 3 di Napoleone III , fin da quando era diventato Presidente della Repubblica francese nel 1848, che gli permise di sviluppare per oltre un decennio una politica spregiudicata in campo interno, accompagnando e favorendo l’ ascesa economica della Francia entrata in concorrenza col colosso Inglese. Pensava, o così voleva far credere Napoleone III, che una volta rovesciato in Italia 4 l’assetto del 1815 sarebbe crollato anche negli altri paesi d’ Europa senza bisogno di altre guerre. Eppure la fine dell’ egemonia francese nell’ Europa centrale era stato il

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Antonella Durante Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 366 click dal 02/02/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.