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L'analisi di impatto della regolamentazione nelle autorità indipendenti: il caso della Banca d'Italia

Informazioni tesi

  Autore: Jacopo Francesco Iosa
  Tipo: Tesi di Master
Master in Relazioni istituzionali, lobby e comunicazione d'impresa
Anno: 2010
Docente/Relatore: Lupo Nicola
Istituito da: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

Il lavoro si prefigge l’obiettivo di comprendere ed illustrare perché e come la Banca d’Italia, Autorità da sempre attenta ad attuare un raccordo tra considerazioni giuridiche ed approfondimenti economici per valutare le scelte da compiere nell’emanazione della propria regolamentazione, abbia introdotto ed attentamente articolato uno strumento come l’Analisi di Impatto della Regolamentazione all’interno del proprio processo decisionale.
Partendo dal tema degli oneri imposti dalla regolamentazione e da una valutazione sui profondi cambiamenti nella gestione concreta dei rapporti tra regolatori e regolati (anche a seguito delle numerose sollecitazioni provenienti da Organismi internazionali, come l'OCSE), si vedrà come, specie in un settore particolare come quello finanziario, il raggiungimento di imprescindibili obiettivi di better regulation possa concretamente attuarsi soltanto attraverso modalità di produzione normativa basate sulla consultazione dei diversi stakeholders.
Si vedrà quindi che uno strumento come l’AIR può consentire al policy maker, al quale resta sempre la responsabilità ultima delle scelte, di verificare l’opportunità di attuare o meno un intervento normativo e di considerare, in seconda istanza, gli effetti che specifiche scelte di policy potrebbero determinare sui destinatari delle norme.
Unendo a questa prima considerazione delle riflessioni sul concetto di trasparenza nei processi decisionali e delle valutazioni sugli elevati standard qualitativi delle norme prodotte con il coinvolgimento degli stakeholders (norme che saranno giocoforza recepite in maniera più cosciente e condivisa), si arriva infine ad avere ben chiaro come determinati strumenti procedurali possano arrivare ad avere influssi fondamentali sulla generale dinamica della rappresentanza degli interessi particolari (dinamica in cui il ruolo dell’expertise degli stakeholders gioca un ruolo sempre più importante).
Con l’emanazione del Regolamento di attuazione della legge sul risparmio e soprattutto con la pubblicazione delle Linee Guida sull’AIR, la Banca d’Italia ha confermato di essere tra le Autorità più attente alla valutazione degli impatti del proprio operato sui diversi stakeholders. Non si è semplicemente ottemperato ad un obbligo di legge; si è senza dubbio colta un’importante occasione per formalizzare prassi che vedono già da tempo l’analisi economica (in particolare il raccordo tra considerazioni giuridiche ed approfondimenti economici) come un fattore imprescindibile per contribuire a rendere l’operato dell'Organo più consapevole, più attento alla qualità, più trasparente, concorrendo a perseguire concreti obiettivi di accountability.
E questa visione, spiace constatarlo, sembra essere ancora marginale all’interno dell’intero apparato decisionale del nostro Paese; non soltanto nei vari apparati dell’Esecutivo (dove l’AIR è nata già derubricata a procedura formale), ma a volte anche nelle altre Autorità indipendenti (anche esse sottoposte alla legge 229/03 ed in alcuni casi, come in quello dell’ISVAP, anche alla legge 262/05); sotto questo profilo sembra dunque che bisognerà ancora attendere. Va sempre tenuto presente, tuttavia, che in questi casi un ruolo fondamentale viene giocato dalla cultura pregressa e dalla consapevolezza presente nelle Istituzioni: e l’Autorità di vigilanza bancaria, sotto questo aspetto, rappresenta da anni un caso sui generis; senza contare che, per il tipo di attività svolta, è comprensibile che sia da sempre molto attenta alle possibili conseguenze, anche quantitative, di ogni deliberazione.
Soltanto considerando tali fattori, quindi, si può affermare che gli sforzi intrapresi dalla Banca d’Italia per cercare di formalizzare delle pratiche così innovative (ed a volte sfuggenti) potrebbero costituire una “buona pratica” da seguire per l’adozione, da parte delle altre Authorities (quelle che non hanno ancora ottemperato), di regolamenti attuativi organici e di linee o criteri guida analitici e dettagliati.

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CAPITOLO PRIMO Qualità della regolazione e coinvolgimento degli stakeholders nel processo decisionale . L'AIR nell'Ordinamento italiano. 1. Qualità della regolazione, oneri imposti e definizione delle politiche . Il tema della qualità della regolazione e degli oneri da questa imposti ha acquisito negli anni un crescente rilievo tra gli studiosi del diritto ed i decisori politici; le procedure utilizzate nell’adozione degli atti di regolazione, infatti, condizionano indubbiamente il raggiungimento concreto dei risultati programmati. I disagi e gli oneri che la cattiva regolazione impone ai cittadini, alle attività produttive ed alla stessa pubblica amministrazione, pur essendo meno evidenti dell’imposizione fiscale, sono senz’altro altrettanto gravosi. L’abuso della produzione normativa e la mancanza di qualsiasi controllo sugli effetti generati dalla regolazione, inoltre, minano il rapporto di fiducia esistente tra le Istituzioni e la società civile, concorrendo in misura spesso decisiva al deterioramento dell’immagine e della credibilità del legislatore ed in genere degli apparati di governo della società. 1 Soltanto la definizione di puntuali politiche di regolazione e lo sviluppo di meccanismi condivisi di governance , dunque, può rendere possibile la realizzazione degli obiettivi di governo nel loro complesso e può 1 Così P. Marconi, Direttore Generale dell’Ufficio per l’Innovazione nelle Pubbliche Amministrazioni, nella presentazione del volume S. Momigliano, F. Giovanetti Nuti (a cura di), La valutazione dei costi e dei benefici nell’analisi dell’impatto della regolazione . 1

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