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I principi generali del sistema tributario comunitario nell'esperienza della Corte di Giustizia delle comunità europee

Il diritto tributario comunitario trova nelle opere di armonizzazione e avvicinamento delle normative fiscali interne la sua genesi basilare. A completarlo, e ad arricchirlo, è intervenuta la Corte di Lussemburgo in un difficile lavoro, spesso anche di ordine creativo, finalizzato a smussare le singole normative interne contrarie all’ordinamento comunitario e, in particolare, al fondamentale principio di non discriminazione su cui l’intero palcoscenico giuridico è sorretto. L’opera di smussamento che la dottrina, all’unisono, definisce efficacemente utilizzando l’espressione “integrazione negativa” ha da un lato eliminato le singole norme nazionali considerate discriminatorie o restrittive, dall’altro ha posto l’accento sulla necessità di un’integrazione positiva di più ampia portata affinché il comune mercato non venga distorto dai comportamenti protezionistici atti a salvaguardare i singoli interessi nazionali.

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5 Introduzione La presente tesi avrà come fine l’evidenziazione di alcuni principi, concepiti particolarmente dall’analisi delle sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee, posti a regolare il sistema dell’imposizione fiscale comunitaria. L’attenzione sarà rivolta a specificare la portata del principio di non discriminazione e del divieto di restrizioni alle libertà fondamentali sancite dal Trattato, con particolare riguardo all’imposizione diretta. Per meglio comprendere l’universo giuridico di riferimento, in via preliminare rispetto allo studio di queste tematiche, sarà necessario soffermare l’attenzione circa gli aspetti essenziali dei tributi normati dalla Comunità, sia tramite i regolamenti e le direttive, sia mediante la laboriosa opera di interpretazione compiuta dalla Corte di giustizia. Innanzitutto, però, è necessario presentare le caratteristiche del principale organo giurisprudenziale comunitario. La Corte di giustizia delle Comunità europee è l’istituzione giurisdizionale comunitaria la cui attività si estrinseca essenzialmente riguardo 1 : • il controllo della legittimità, in relazione ai trattati, degli atti e dei comportamenti posti in essere dalle singole istituzioni comunitarie; • la vigilanza sull’adempimento degli obblighi in capo agli Stati membri; • l’interpretazione del diritto comunitario, con riferimento particolare alla compatibilità delle giurisdizioni nazionali con i Trattati o con gli atti di diritto comunitario derivato, su domanda dei giudici nazionali. Essa è composta da tre organi giurisdizionali: la Corte di giustizia, il Tribunale di primo grado e il Tribunale della funzione pubblica. La Corte di giustizia è nominata all’art. 7 TCE come uno dei cinque organi fondamentali mediante i quali la Comunità esegue i compiti ad essa affidati. Avente sede a Lussemburgo, è composta da un giudice per Stato membro e da otto avvocati generali, nominati tra personalità di primo ordine, in grado di offrire lapalissiane garanzie d’indipendenza. Essi devono inoltre possedere i requisiti professionali indispensabili al fine di poter esercitare le massime funzioni giurisdizionali all’interno dei loro Paesi, oppure essere noti come giuristi di indubbia competenza. Il loro mandato ha durata di sei anni, ed è rinnovabile. All’interno dell’alveo dei giudici ogni tre anni viene eletto il Presidente della Corte, il quale ha compiti di direzione e coordinamento dell’attività riguardo gli aspetti amministrativi e giurisdizionali: presiede 1 Per un approfondimento si rinvia a: Pocar, F., 2004. Diritto dell’Unione e delle Comunità europee. IX edizione. Milano: Giuffrè Editore. PP. 178-250.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Marco Graser Contatta »

Composta da 63 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3934 click dal 04/02/2011.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.