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Il videogiornalismo d'inchiesta in Italia. Il caso Report

Informazioni tesi

  Autore: Giulia Consonni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teorie e Metodi per la Comunicazione
  Relatore: Marco Volpati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 317

In un desolante palinsesto televisivo, in cui la maggior parte dell'informazione italiana è di parte, incompleta, controllata e scadente, sia nei contenuti sia nei modi di veicolazione al pubblico, al di là del recente, parallelo sviluppo di nuovi mezzi indipendenti quali i blog e le risorse della rete in generale, negli ultimi anni si sono distinte poche ma valide trasmissioni d'informazione che, rispetto ad un comune telegiornale, approfondiscono in modo incondizionato e preciso alcuni fatti e alcune notizie molto importanti, spesso celate o ignorate dagli altri organi di stampa e di comunicazione di massa per la loro evidente pericolosità, o riportate in modo superficiale e frettoloso.
Esse valorizzano così l'essenza della professione giornalistica, lasciando liberi i propri telespettatori di giudicare, scegliere ed agire come meglio credono dopo averle ascoltate.
Tra queste, Report di Milena Gabanelli, trasmesso su Rai Tre, rappresenta da circa 13 anni un ottimo programma di informazione e di inchiesta, che ha riscosso e tutt'oggi riscuote notevoli successi di pubblico e di critica.
Il seguente lavoro, dopo una breve analisi dell'attuale panorama informativo nella televisione italiana e la rievocazione dei primi due storici programmi d'inchiesta trasmessi in Rai agli inizi degli anni '70, si propone dunque di evidenziare ed approfondire il ruolo fondamentale rivestito oggi da Report, cercando di individuare, attraverso la considerazione di alcune tra le più rilevanti inchieste condotte dai suoi videogiornalisti e l'osservazione del loro particolare metodo di lavoro, quali siano le peculiarità che l’hanno portata a conservare nel tempo una pressoché assoluta indipendenza da condizionamenti esterni di qualunque genere, al fine di garantire un'informazione imparziale e completa ai telespettatori italiani.

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25 Fernando Cancedda Fernando Cancedda (Cagliari, 8 Maggio 1936) è un giornalista italiano. Figlio di genitori sardi e primo di cinque fratelli, trascorre l'infanzia a Firenze, dove abitava la nonna materna. Il padre, funzionario statale, voleva fare di lui un magistrato. Fernando invece, nonostante la laurea in Giurisprudenza, era aspirante giornalista già dal liceo classico, dove scriveva, ciclostilava e distribuiva il giornalino scolastico. La sua prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella de “Il Giornale del Mattino”. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Scriveva per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in Lettere e una figlia di poche settimane, viene assunto con selezione pubblica dal telegiornale Rai, l’unico allora in Italia, con direttore Fabiano Fabiani. A trent'anni entra nella redazione del mitico Tv7, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 riceve la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della sua carriera professionale. Nel 1976 accetta con entusiasmo l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del Tg2. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato viene costretto ad andarsene e l’entusiasmo comincia a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile, e Cancedda non lo è. Al contrario, si impegna nel comitato di redazione, nell’Usigrai, e si espone nelle assemblee. Riesce a salvarsi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandosi spesso e con soddisfazione di cronaca, di cultura, di costume e di religione. “Finché al Tg2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo 26 d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà”. Nel '96, sotto la direzione di Mimun, sceglie lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continua a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario, e lo stesso vale per il servizio che ha sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine e sindacato). E’ dal 1994 che aspetta l’“Ulivo”. Nel 2008 decide per la prima volta a entrare in un partito per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. 25 Fonte: www.nandokan.it 26 Ibidem

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