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Transculturalità ed etnopsichiatria: una riflessione epistemologica e politica dall'eredità coloniale alle politiche della differenza.

L'etnopsichiatria è un sapere che nasce all'insegna della molteplicità e cresce sugli incontri, confronti, conflitti, negazioni tra diversità che pretendono di restare tali.
Non è solo una psicanalisi per stranieri, ma un percorso, una proposta per rendere più scientifico, più complesso e più rispettoso ed efficace ogni intervento sulla dimensione immateriale umana.
Si tratta di una disciplina che deve e vuole essere strumento di riflessione sulla costituzione/decostruzione tanto della cultura degli altri, quanto della nostra.
La scelta di conoscere e proporre questa nuova disciplina è nata in funzione dell’ampio percorso storico-sociale che questa permetteva.
La storia dell’etnopsichiatria, come ambito teorico-pratico, si sviluppa a partire dagli inizi del novecento tra l’Europa e i luoghi dove l’occidente espandeva il suo dominio. In quanto saper-fare , segnato dalla qualità dell’incontro con l’Altro, risente delle peculiarità di tale incontro nelle varie fasi storiche: colonialismo, lotte di liberazione, decolonizzazione, deterritorializzazione dell’Occidente, grandi migrazioni, che accompagnano la globalizzazione
Viene delineata una scienza in cui il prefisso etno- non si riferisce soltanto alle «psichiatrie degli altri» ma anche a quelle categorie diagnostiche della psichiatria occidentale che vengono qui discusse e rivalutate.

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Parte prima: Credenze e conseguenze della psichiatria transculturale 1 Una premessa “Anti Anti-Relativista” Il pluralismo -inteso come tesi descrittiva sulla pluralità- è un fatto, ma può esser considerato e vissuto come un valore, una ricchezza, da proteggere e tutelare. Nonostante questa concezione sia parte integrante del sistema di democrazia liberale, la convivenza di saperi altri vicino a quelli occidentali risulta spesso ostica. Per comprendere la genealogia di questa contaminazione e delle difficoltà che essa ha generato e perpetrato c'è bisogno però di una premessa teoretica. Innanzitutto bisogna partire rilevando che le relazioni tra le potenze egemoni occidentali e i paesi ad esse subalterni sono caratterizzate da una persistente asimmetria, che s’è insinuata, con l'aumento del fenomeno migratorio, anche nella dialettica interna dei paesi occidentali fra le maggioranze e le minoranze sociali e culturali. È partendo da quest’asimmetria che la controversia pubblica sul relativismo 2 culturaleè tornata in voga negli ultimi anni. Il ritorno alla polemica sembra essere 3 l’effetto della convergenza di due filoni principali: la condanna del relativismo morale da parte di alte gerarchie cattoliche – un motivo vetusto che riemerge periodicamente – e l’offensiva contro il relativismo culturale mutuata dalla nuova destra americana e 2 Tra le tante possibili definizioni di relativismo troviamo: “La posizione secondo cui tutte le valutazioni sono valutazioni relative a qualche parametro, e i parametri derivano dalla cultura.” (cit. in Geertz, 1996, pg. 27). Lo scontro filosofico sul relativismo è qualcosa di molto intrinseco alla cultura occidentale, una riflessione costante sfumata dalle varie epoche storie che si ripete da circa 25 sec. ovvero da Protagora. Durante il 1900 il dibattito si è sviluppato in due sensi principali: direzione epistemologica e relazionista. Il relativismo epistemico afferma che la verità non è univoca e che i giudizi formulati su di essa dipendono dai contesti di aggiudicazione. Il relazionismo concepisce la verità come dipendente dal paradigma concettuale in cui risiede, così che gli stessi giudizi morali son sempre da riferirsi ad una particolare visione identificabile con un’intera cultura di riferimento. 3 In breve il relativismo morale ritiene che i giudizi intorno ai valori o le regole adottate da un determinato gruppo sociale o da singoli individui siano legati ai loro specifici bisogni e non hanno alcun fondamento di assolutezza o necessità. -6 -

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Elsa Cattivera Contatta »

Composta da 55 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.