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Il bilanciamento tra libertà e diritti fondamentali nell'Unione Europea: le sentenze Viking e Laval

Informazioni tesi

  Autore: Rosaria Bergamini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Indirizzo diritto francese
  Relatore: Giacomo Di Federico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 46

L'elaborato affronta il tema del conflitto, in ambito europeo, tra le libertà di mercato riconosciute dai Trattati e i diritti fondamentali.Sono state analizzate due sentenze, Viking e Laval:trattano la problematica dello scontro tra il diritto all'azione collettiva e la libertà di stabilimento delle imprese nell'Unione Europea e la libera prestazione di servizi. In ambito sia nazionale che internazionale i diritti sociali sono riconosciuti come diritti fondamentali, sono presenti in gran parte delle Costituzioni moderne e da esse vengono regolate. L'Unione Europea rimanda però la regolamentazione del diritto di associazione alle normative nazionali.Ne consegue che, in caso di conflitto con una libertà economica regolata espressamente dal Trattato, vi è grave incertezza su quale diritto debba prevalere. La Corte di Giustizia utilizza così la tecnica del bilanciamento,sulla base del principio di proporzionalità.Da questa scelta può derivare una compressione della tutela dei lavoratori se il test di proporzionalità viene effettuato in maniera troppo rigida.Non tiene tra l'altro in conto le differenze esistenti tra i sistemi sindacali degli Stati in esame: da una parte i Paesi scandinavi hanno un sistema che prevede forti contratti collettivi, clausole di pace sociale e strumenti di tutela dei lavoratori molto complessi, dall'altra i Paesi dell'Est Europa invece hanno minore protezione.Rimandare la regolamentazione dei diritti sociali alle normative nazionali crea instabilità e non aiuta l'integrazione degli Stati. Non si prendono nemmeno in considerazione casi in cui azioni sindacali sono messe in atto per motivi non collegati ai contratti collettivi o direttamente alle aziende, come nel caso degli scioperi per motivi politici. Azioni di questo tipo sarebbero così dichiarati illegittimi.
È necessario tener conto della diversa origine dei diritti e delle libertà qui analizzati. Sia le libertà economiche che i diritti sociali sono ritenuti come fondamentali dall'unione Europea, e in quanto tali devono essere rispettati sia dai privati che dalle istituzioni pubbliche. La Corte di giustizia afferma che le azioni collettive possono essere ammesse come restrizioni alle libertà di mercato solo se giustificate da ragioni d'interesse imperativo e in applicazione al principio di proporzionalità. Una formula di questo genere, prima del cambiamento giurisprudenziale delle due sentenze in esame, era applicabile esclusivamente ad atti di natura pubblicistica.È fondamentale che questa dicotomia venga rispettata per quanto riguarda le associazioni sindacali anche in seno all'Unione europea: la confusione degli istituti frustra la natura stessa dell'autonomia collettiva e del diritto di sciopero e potrebbe portare ad un'ingerenza statale nella regolamentazione di tali libertà. Altro punto interessante delle sentenze pronunciate dalla Corte è se le norme riguardanti la libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi fossero dotate di effetto diretto orizzontale.La tesi sostenuta dalla Corte è che generalmente i privati non hanno i mezzi materiali per impedire ad altri privati di godere delle possibilità offerte dal Trattato.L'effetto orizzontale verrà applicato solo nelle situazioni in cui si pregiudica obiettivamente l'esercizio della libera circolazione.Si aprirebbe la questione della tutela risarcitoria dell'impresa lesa nel suo diritto di prestare servizi:dovrebbe essere riconosciuta la responsabilità dei sindacati,ma non in tutti i Paesi il diritto di sciopero ha carattere strutturato.Potrebbe poi venir meno la certezza dei contratti collettivi, che potrebbero essere considerati invalidi in seguito ad azioni ritenute successivamente illegittime.
Il secondo punto chiave dell'elaborato è costituito dal rischio di dumping sociale, in cui l'Unione potrebbe incorrere in seguito alle sentenze sopracitate e alla loro prosecuzione giurisprudenziale, costituita dai casi Rüffert e Commissione c. Lussemburgo.
Nel caso Rüffert non si tratta più di problematiche relative alla lotta sindacale.I principali strumenti di contrasto al dumping sociale, cioè la legislazione nazionale e le azioni collettive, vengono messe in discussione.I giudici europei cambiano linea interpretativa, in quanto in Rüffert questa ipotesi viene negata.Permane inoltre la necessità di un'universalizzazione a livello giuridico degli standard di lavoro in ambito europeo.

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INTRODUZIONE Il conflitto tra diritti fondamentali dell'ordinamento comunitario: il confronto tra diritto all'azione collettiva, libera prestazione di servizi e libertà di stabilimento 1 Nel corso della storia la tutela concessa ai lavoratori e i diritti "sociali" delle tra- dizioni costituzionali degli Stati membri dell'Unione Europea si sono spesso scontrati con le libertà di mercato riconosciute agli operatori economici da quest'ultima. Tale con- flitto si è acutizzato soprattutto negli ultimi anni. La causa può essere cercata in eventi sia interni che esterni all'Unione Europea: da una parte, l'avvento della globalizzazione ha portato i datori di lavoro a concepire un'impresa del tutto nuova, flessibile, aperta a nuove realtà imprenditoriali; dall'altra, i sindacati hanno gradualmente perso potere e organizzazione dirigendosi anch'essi verso un cambiamento nei metodi d'azione. A prova di ciò si può notare che lo sciopero, principale mezzo di protesta e di attività dei sindacati, è stato relegato in molti Paesi a 2 strumento residuale, in concordanza con il principio dell'ultima ratio adottato da alcuni Stati. Questa compressione delle libertà sociali ha quindi un'origine chiaramente 1 Tali diritti sociali sono stati per lungo tempo esclusi dalla considerazione delle Costituzioni nazionali. Il loro riconoscimento risale ad un'epoca relativamente giovane, cioè all'inizio del secolo scorso. Il fatto che siano nati di recente può essere uno dei motivi per cui vi è la tendenza a considerarli come non fondamentali. 2 Il principio dell'ultima ratio vuole il ricorso allo sciopero nella risoluzione delle controversie collettive solo una volta che tutte le altre possibilità siano fallite 1

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