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L'orchestrazione virtuale nel teatro napoletano: le musiche di scena di Patrizio Marrone orchestrate da Maurizio Sansone

L’ orchestrazione virtuale è il procedimento di simulazione e di ricostruzione di un’orchestra sinfonica tramite strumenti informatici e da parte di esperti dotati di conoscenze informatiche e musicali.
Riprodurre musica tramite computer non è una scoperta recente ma esiste già da circa trent’anni, però solo da pochi anni nei settori dove esiste una produzione musicale come teatro, cinema, Tv, si parla specificamente di Orchestrazione virtuale, seppure questo termine non figura ancora in nessuna enciclopedia di musica o in una terminologia musicologica.
Non si tratta di elaborare al computer suoni che nella realtà non sono riproducibili, ma al contrario, si tratta di riprodurre, virtualmente, suoni di strumenti che già esistono nella realtà e lo si cerca di fare nella modo più verosimile possibile.
Ed è proprio questa verosimiglianza, sempre più ricercata, che distingue la simulazione orchestrale di oggi da quella di trent’anni fa, tanto che è sempre più difficile riconoscere una musica vera da una virtuale in un film o sulla scena di un teatro.

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5 Introduzione Perché l'orchestra virtuale nel teatro napoletano? Per orchestrazione virtuale si intende un procedimento di simulazione o, ancora meglio, di ricostruzione dell’orchestra sinfonica, realizzata tramite campionamento e sintesi con strumenti informatici hardware e software e da parte di esperti dotati di conoscenze tecnico/informatiche e teorico/musicali. Simulare l’esecuzione di un’intera orchestra è un procedimento, ma anche una tecnica, che è divenuto sempre più complesso per via di un inarrestabile e rapido progresso delle tecnologie digitali, che sono alla base del funzionamento di un Virtual Orchestration System. L’orchestrazione virtuale richiede molteplici competenze attinenti sia al mondo strettamente musicale, (composizione, strumentazione e orchestrazione “reale”) che a quello tecnologico (conoscenza dei sistemi hardware e padronanza dell’uso dei software) e colui che possiede queste conoscenze e le mette in atto viene definito “Orchestratore virtuale”. I sistemi informatici hanno in passato già dimostrato di potere aiutare molti settori, tra cui quello musicale, sia a livello didattico che produttivo: per esempio svolgendo funzioni di uno studio di registrazione o di elaborazione del suono, di stampa di dischi o addirittura aiutando l’editoria musicale, la ricerca musicologica e l'esecuzione automatica di partiture. 1 L'orchestrazione virtuale, a differenza di tutte queste funzioni elencate, porta con sé anche delle conseguenze considerevoli nel modo di fare musica, in altre parole nel modo di concepire un’idea musicale, coinvolgendo così la composizione stessa, le produzioni artistiche che ne fanno uso e le figure professionali che le ruotano intorno. Un sistema informatico/musicale attuale, completo di opportuni programmi e periferiche, è diventato uno strumento musicale di riferimento per il compositore, un po’ come fu il pianoforte nel XVIII secolo. 1 Franco Fabbri, Elettronica e musica: gli strumenti i personaggi, la storia, ed. Fabbri 1984.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Raffaele Rega Contatta »

Composta da 220 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.