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Il principio dello sviluppo sostenibile nel diritto internazionale contemporaneo

Questo lavoro si propone l’obiettivo di analizzare la nascita e l’evoluzione del diritto internazionale ambientale e il rapporto che si intreccia tra quest’ultimo e il diritto del commercio internazionale. Nel primo capitolo verrà analizzata l’origine del diritto internazionale ambientale che ha visto fino al 1970 circa uno sviluppo frastagliato attraverso la stipulazione di una serie di accordi relativi a settori specifici che compongono l’ambiente e alcuni sporadici casi giurisprudenziali che, in seguito a fenomeni di inquinamento transfrontaliero accidentale, iniziavano a prendere in considerazione i danni causati all’ecosistema. Soltanto con la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano (UNCHE), tenutasi a Stoccolma nel 1972, si comincia a considerare l’ambiente con un tutto composto da più parti che vanno tutelate in maniera sistematica ed unitaria. Si affermeranno i primi principi su cui dovrà basarsi la protezione ambientale e si darà vita all’UNEP (United Nations Environmetal Programme), finché con il Rapporto Brundtland del 1987 si giungerà ad elaborare per la prima volta il concetto dello sviluppo sostenibile che – enunciato in seguito nella Dichiarazione su ambiente e sviluppo adottata nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite su ambiente e sviluppo (UNCED) e svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992 – da allora in poi, investirà di sé tutta la produzione normativa in tema di salvaguardia ambientale; infatti anche l’ultimo grande vertice delle Nazioni Unite in materia, tenutosi a Johannesburg nel 2002, ha preso il nome di Summit Mondiale sullo sviluppo sostenibile (WSSD).
Nel secondo capitolo si procederà ad analizzare il contenuto e il significato dei principi fondamentali attorno cui si è sviluppato il diritto internazionale ambientale quali il divieto di inquinamento transfrontaliero – già enunciato nella Dichiarazione di Stoccolma e rivisitato alla luce dello sviluppo sostenibile nella Dichiarazione di Rio de Janeiro – e i suoi corollari ovvero gli obblighi di prevenzione, di cooperazione, di informazione, di notificazione e di consultazione. Altri principi fondamentali sono quello dello sviluppo sostenibile, che si specifica meglio alla luce dei principi dell’equità intergenerazionale e della responsabilità comune ma differenziata e, infine, i principi precauzionale e “chi inquina paga”. Si passerà poi ad esaminare i trattati ambientali multilaterali, i c.d. MEAs (Multilateral Environmental Agreements), e alcuni regimi a difesa dei rischi ambientali globali (global concerns), ponendo particolare attenzione alla Convenzione di Vienna e il Protocollo di Montreal per la protezione delle fascia di ozono del 1987, la Convenzione Quadro sui cambiamenti climatici (1992) e il relativo Protocollo di Kyoto (1997), la Convenzione sulla Diversità Biologica (1992) e il Protocollo sulla Biosicurezza (2000). Alla fine del capitolo si darà nota dei più recenti vertici internazionali tenutisi rispettivamente a Copenhagen nel dicembre del 2009 (COP-15) per ricercare un nuovo accordo sostitutivo del Protocollo di Kyoto in scadenza nel 2012, e a Nagoya nell’ottobre del 2010 relativo ai lavori della COP-10 sulla perdita della biodiversità.
Nel terzo ed ultimo capitolo il discorso verterà sul rapporto tra il diritto del commercio internazionale, regolato dal quadro istituzionale e normativo del WTO (World Trade Organization), e il diritto internazionale ambientale. Il rapporto tra commercio e ambiente, considerato spesso come un rapporto antitetico ed inconciliabile, ha visto in sede OMC il sorgere di una prassi giurisprudenziale molto ampia. Attraverso la risoluzione di tali controversie si delinea la dialettica tra la necessità della liberalizzazione degli scambi, come motore propulsore dello sviluppo economico, e la salvaguardia dell’ambiente da cui si ricavano tutte le risorse di cui disponiamo e senza la cui corretta ed idonea preservazione e dell’ecosistema più in generale neanche le esigenze economiche potrebbero essere soddisfatte. La connessione fra la tutela ambientale e lo sviluppo economico risulta inossidabile in quanto povertà, degrado ambientale e spreco di risorse si intrecciano al punto da diventare un pericolo per la sopravvivenza di tutte le specie a cui non fa eccezione quella umana. Oggi l’ambiente è “una dimensione essenziale” per lo sviluppo, infatti all’interno di un ambiente degradato e depauperato delle proprie risorse non può avere luogo uno sviluppo di lungo periodo.

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INTRODUZIONE Nell‟era della globalizzazione economica e commerciale in cui tutti i fenomeni che contribuiscono allo sviluppo economico, sociale ed umano si intrecciano ed influenzano l‟uno con l‟altro, un ruolo sempre più rilevante è occupato dallo stato di salute della Terra. Sempre più frequentemente la Comunità Internazionale si occupa di cambiamenti climatici, perdita della biodiversità, assottigliamento dello strato dell‟ozono, inquinamento terrestre, atmosferico, marino, così come riserva parte del proprio lavoro alle politiche di liberalizzazione commerciale volte ad aumentare la crescita economica affinché, innalzando il reddito dei paesi, ne migliori il tenore di vita e dia inizio ad un processo di sviluppo a 360° che coinvolga la dimensione politica, sociale ed istituzionale. Pertanto la protezione ambientale è ormai un interesse fondamentale che l‟umanità deve perseguire, così come lo è il diritto allo sviluppo che, nell‟era dell‟apertura dei mercati a livello mondiale, si basa sulla liberalizzazione degli scambi commerciali. Alla luce di questa premessa, questo lavoro si propone l‟obiettivo di analizzare la nascita e l‟evoluzione del diritto internazionale ambientale e il rapporto che si intreccia tra quest‟ultimo e il diritto del commercio internazionale. Nel primo capitolo verrà analizzata l‟origine del diritto internazionale ambientale che ha visto fino al 1970 circa uno sviluppo frastagliato attraverso la stipulazione di una serie di accordi relativi a settori specifici che compongono l‟ambiente e alcuni sporadici casi giurisprudenziali che, in seguito a fenomeni di inquinamento transfrontaliero accidentale, iniziavano a prendere in considerazione i danni causati all‟ecosistema. Soltanto con la Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano (UNCHE), tenutasi a Stoccolma nel 1972, si comincia a considerare l‟ambiente un tutto composto da più parti che vanno tutelate in maniera sistematica ed unitaria. Si affermeranno i primi principi su cui dovrà basarsi la protezione ambientale e si darà vita all‟UNEP (United Nations Environmetal Programme), finché con il Rapporto Brundtland del 1987 si giungerà ad elaborare per la prima volta il concetto dello sviluppo sostenibile che – enunciato in seguito nella 4

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Alessandra Morelli Contatta »

Composta da 180 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.