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Al di là del muro: l'esperienza di Poggioreale.

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Visone
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze pedagogiche
  Relatore: Margherita Musello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

La mia ricerca è partita dalla forte passione che ho nei confronti dell’educatore ed in particolare, dell’educatore penitenziario, ma anche dalla possibilità che ho da circa tre anni di essere volontaria, ex Art .78, nel carcere di Poggioreale di Napoli. Grazie a questa possibilità ho toccato e tocco con mano una realtà che prima provavo solo ad immaginare ma che la mia fantasia, non riusciva ad oltrepassare il muro di cinta che osservavo, ogni qualvolta attraversavo la mia città.
Ho analizzato le varie riforme giuridiche che si sono susseguite nel corso degli anni, gli autori che hanno studiato il concetto di devianza dividendoli in tre ambiti: antropologico, sociologico e psicologico; il ruolo dell’educatore penitenziario; il senso della pena;come si è modificata la pena nel tempo, passando da una pena corporale a quella dell’anima; il concetto di rieducazione e come ha risposto il carcere di Poggiorelae a questa nuova esigenza. Ho posto in rilievo le attività svolte, i racconti e le storie dei detenuti.
Il carcere, in precedenza, era considerato un “non” luogo, la pena inflitta era di tipo corporale (es. nel 1757 Damiens viene condannato allo squartamento con i cavalli per aver condotto un attentato nei confronti del re francese, Luigi 15°). Oltre ad esso, ci sono state altre pene come la ghigliottina, il collare spinato e la sedia chiodata. Il corpo diventava sempre di più un mezzo nelle mani degli altri e il popolo partecipava vivamente all’esecuzione. Ricordiamo inoltre la tortura della corda (il soggetto era posto con le mani dietro la schiena e issato con la corda. Rimaneva in quelle condizioni fino a quando non decideva di confessare), e la veglia ( quando il soggetto era interrogato ad oltranza, senza poter dormire, gli venivano poste sempre le stesse domande fino a quando non confessava). Entrambe le torture però vennero considerate superflue perché spesso le persone confessavano solo per stanchezza e non perché erano realmente colpevoli.
Alla metà del 19° secolo la pena ha sostituito fulcro, non è più il corpo ad essere preso di mira, ma l’anima. È con la riforma del 1975 con l’Art. 27 che la realtà si modifica. Per quanto riguarda il senso della rieducazione, il carcere di Poggioreale risponde a questa esigenza con la scuola ( primaria e scuola secondaria di primo grado) per permettere ai detenuti di conseguire un titolo di studio; attraverso gruppi di preghiera e catechesi (istruzione religiosa) e corsi professionali. Ricordiamo inoltre che nel carcere di Secondigliano è presente anche il liceo e scuole professionali e che nel carcere Le Vallette di Torino, con un Protocollo di intesa stilato tra il Tribunale di Sorveglainza di Torino, il direttore del carcere Le Vallette e l’Università, è nato il primo Polo Universitario nelle Scienze Politiche e Giurisprudenza. I corsi professionali stilati nel carcere di Poggioreale negli anni 2007/2008 e 2008/2009 sono stati: corso di alfabetizzazione per i detenuti stranieri; corso di computer, primo e secondo livello; arte presepiale; scrittura creativa; Mani in pasta. Oltre a questi corsi, nei mesi febbraio e marzo 2008 mi è stato proposto di condurre il progetto Ordinaria Riabilitazione per i detenuti tossicodipendenti nell’arte cinematografica, della durata di 50 ore. Gli obiettivi di questo progetto sono stati: fare del cineforum un momento di socializzazione e la stimolazione delle emozioni. I detenuti hanno partecipato attivamente al progetto, sono stati interessati e stimolati. Ma una domanda che mi sono posta è noi all’interno cerchiamo di porli verso una nuova condotta, ma cosa succede una volta varcata la porta esterna? La società come si comporta? Ci sono dei detenuti che hanno personalità debole per cui è difficile rialzare la testa e crearsi delle alternative anche di fronte allo stile di vita che si aveva in precedenza ,a in altre situazioni, ci sono detenuti dalla personalità forte, che hanno sfruttato positivamente il tempo trascorso nell’istituto di pena e si organizzano in associazioni come gli Ex DON (Ex Detenuti Organizzati Napoletani) di Pietro Ioio oppure la cooperativa Secondigliano Recuperi per il recupero di materiale da riciclare.
Concludendo vorrei dire per chi ha scelto questo lavoro di stare a contatto con i detetnuti e non mi riferisco solo agli educatori o psicologi penitenziari, ma anche al corpo della polizia penitenziaria, ai medici ed infermieri, insegnanti e ai volontari, che è importante liberarsi dai pregiudizi e da forme di etichetta mento per porsi al loro fianco, anche se spesso ci si trova di fronte persone che nella nostra vita non avremmo mai voluto incontrare. È fondamentale che loro spendano il loro tempo da trascorrere all’interno in modo positivo e non solo guardando la tv, scrivere una lettera e guardare quello spiraglio di luce che entra dalle sbarre della loro cella.

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Introduzione. Analizzare le attività, i racconti, le storie dei detenuti e le risposte della società circa il tema della rieducazione all‟interno degli istituti di pena, in particolare nel carcere di Poggioreale di Napoli, è al centro delle riflessioni e dell‟ analisi del seguente elaborato. Tale istituto non a caso è stato scelto quale luogo fisico della mia ricerca essendo io stessa impegnata da circa tre anni in progetti di volontariato all‟interno dello stesso. Il mio sguardo si è concentrato sia nei confronti delle professioni che lavorano ed operano al suo interno, sia nei confronti dei detenuti che ogni giorno vivono situazioni di disagio non solo legato al sovraffollamento ma anche al sentirsi sempre di più abbandonati al loro destino, da loro stessi considerato “tragico”. Un elemento importante su cui, inoltre, la mia analisi si è approfondita è stata la riforma penitenziaria del 1975; essa può essere considerata l‟emblema di un cambiamento importante, in cui si comincia a dare ampio spazio al detenuto come “individuo” rendendolo partecipe del proprio processo di cambiamento individuale anche e soprattutto introducendo la possibilità di partecipare a corsi professionali. La tesi è stata suddivisa in quattro capitoli. Il primo capitolo, attraverso la ricostruzione delle fonti giuridiche, ricostruisce cronologicamente le più importanti riforme del sistema penitenziario, nonché i riflessi che le stesse hanno avuto nell‟organizzazione carceraria nel corso degli anni; in tale 3

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Parole chiave

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carcere di poggioreale
educatore penitenziario
pena
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senso della rieducazione
socializzazione
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torture

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