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Harlem: Mecca of the New Negro. Lo spazio del quartiere nero nell'immaginario della Harlem Renaissance

Informazioni tesi

  Autore: Daniela Latini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Marina Camboni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

Situato all’estremità settentrionale dell’isola di Manhattan, Harlem è tuttora il quartiere nero per eccellenza della città di New York. Negro city in the world, Negro metropolis, city within a city, the culture capital, Mecca of the New Negro, race capital, ma anche slum, ghetto, o, più recentemente villaggio, sono solo alcuni degli epiteti che hanno definito il ruolo di Harlem nella storia e nella cultura del popolo afroamericano e dell’intera nazione. Il viaggio che propongo nella mia tesi è nella Harlem degli anni Venti, alla scoperta e allo studio di tali ruoli e significati grazie all’analisi del rapporto che si instaura tra Harlem e gli scrittori che fecero di questo luogo il fulcro del movimento artistico e letterario della Harlem Renaissance.
Nel 1925 James Weldon Johnson dichiarava che nella storia della città di New York, il significato del nome Harlem era cambiato da olandese, a irlandese, a ebreo, a nero, riassumendo così la storia del quartiere dalle sue origini nell’America coloniale olandese e inglese del 1600, all’arrivo degli emigranti irlandesi, ebrei, italiani nel 1800, fino ai primi decenni del 1900, quando Harlem divenne la Promised Land di migliaia di afroamericani che abbandonavano gli stati del sud in cerca di lavoro e di migliori condizioni sociali nel nord più libero ed emancipato. Nelle parole di Alain Locke Harlem diventa spazio culturale, il luogo della self-expression, della self-determination e della race-consciousness afroamericana, che fa appello alla condivisione di passato, storia, tradizioni e cultura comuni ai membri della comunità. Eppure questa terra promessa-spazio culturale ha dei confini ben precisi (dalla 110th St. all’estremità settentrionale dell’isola di Manhattan), a testimoniare anche la sua dimensione di ghetto, luogo di separazione plasmato da quella che W.E.B. Du Bois chiamò la linea del colore (the color-line), che nell’America della schiavitù e della segregazione ha sempre diviso il nero dal bianco.
Harlem, Promised Land, e Harlem, ghetto: sono due aspetti di una realtà complessa e contraddittoria che si affermano contemporaneamente a partire dagli anni Venti, periodo in cui il quartiere nero riveste principalmente il ruolo di capitale culturale della New Negro o Harlem Renaissance, il primo vero movimento artistico e culturale afroamericano che, tra il 1917 e il 1934, coincise con un’enorme fioritura e produzione in ambito letterario (poesia, narrativa, saggistica), delle arti visive (pittura, scultura, fotografia), della musica, del cinema e del teatro. Harlem divenne quindi uno spazio culturale di ri-definizione –Re/Naissance – dell’identità del popolo afroamericano e del ruolo dell’intellettuale – The New Negro – che doveva diventare produttore attivo dei testi della cultura patrimonio della memoria collettiva e della coscienza del suo popolo. La ricerca di una nuova identità sociale e culturale del nero (i concetti di civilization type e culture citizenship introdotti da Alain Locke e finalizzati alla revisione del significato di “razza” dalla sfera fisica e biologica a quella sociale e culturale) all’insegna della folk-expression e self-determination si inseriva contemporaneamente anche in una prospettiva più ampia, ossia nel processo di formazione di un’autentica identità culturale americana indipendente dalla tradizione europea.
Sono i testi poetici e narrativi di alcuni dei principali protagonisti della Harlem Renaissance che ci conducono alla scoperta dell’universo sociale e culturale del quartiere nero durante gli anni Venti. Le poesie di Langston Hughes, Claude McKay, Countee Cullen, i romanzi Home to Harlem di McKay, Quicksand e Passing di Nella Larsen, The Autobiography of an Ex-Colored Man di James Weldon Johnson forniscono un ritratto di Harlem, e più in generale dello spazio americano, costantemente in bilico tra la dimensione di terra promessa e quella di ghetto. Le teorie di Jurij M. Lotman relative alla capacità che ha lo spazio artistico, ossia quello descritto e rappresentato in un’opera d’arte (poesia, narrativa, teatro, ecc.), di fornire un modello sociale, temporale, etico del mondo, hanno in parte guidato la mia riflessione sulle opere degli autori della Renaissance. Nell’analisi delle relazioni spaziali presenti nei testi, Harlem è quindi spazio fisico, artistico, culturale e della coscienza in grado di rappresentare la condizione esistenziale del nero che W.E.B. Du Bois aveva espresso nel concetto della double consciousness.
Tuttora Harlem, abitatata quasi esclusivamente da neri e nonostante i numerosi problemi sociali ed economici, rimane la capitale della gente di colore di tutto il mondo, luogo dello spirito, simbolo dell’orgoglio nero e delle contraddizioni dello spazio americano.

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5 INTRODUZIONE If you ride northward the length of Manhattan Island, going through Central Park and coming out on Seventh Avenue or Lenox Avenue at One Hundred and Tenth Street, you cannot escape being struck by the sudden change in the character of the people you see. In the middle and lower parts of the city you have, perhaps, noted Negro faces here and there; but when you emerge from the Park, you see them everywhere, and as you go up either of these two great arteries leading out from the city to the north, you see more and more Negroes, walking in the streets, looking from the windows, trading in their shops, eating in the restaurants, going in and coming out of the theatres, until, nearing One Hundred and Thirty-fifth Street, ninety per cent of the people you see, including the traffic officers, are Negroes. And it is not until you cross the Harlem River that the populations whitens again, which it does as suddenly as it began to darken at One Hundred and Tenth Street. You have been having an outside glimpse of Harlem, the Negro metropolis. James Weldon Johnson, 1930 1 . La Harlem degli anni Venti che James Weldon Johnson descrive in Black Manhattan non � poi cos� diversa da quella degli anni Novanta. Se vi trovate a New York (Manhattan) e intendete raggiungere Harlem con la metropolitana, prendete la linea rossa 2 o 3 che nasce a Brooklyn, attraversa Soho, il Greenwich Village, Midtown Manhattan, l�Upper West Side, per emergere a Central Park North (110th Street) e vi troverete esattamente nello scenario descritto da Johnson. In realt� l�underworld della metropolitana, che ben riproduce la superficie, gi� vi fornir� le prime avvisaglie: man mano che risalite l�isola di

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