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Il ruolo dei bisogni nella teoria economica: riflessioni sulla critica di Georgescu-Roegen

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Acquarone
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Riccardo Soliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

Il lavoro analizza e demolisce le fondamenta del modello economico di riferimento - Modello di First Best - spiegando perché, nonostante l'evidente insufficienza di una simile impostazione, gli economisti ancora vi si appoggiano per i loro studi strutturati.
Viene così ripercorsa la storia dell'imposizione di un errore, tramite la presentazione del dibattito sulla mancanza degli elementi qualitativi in analisi; dibattito che, all'inizio degli anni1970, tenne impegnati gli accademici (Samuelson, Nordhaus, Tobin, Solow) prima che l'insorgere della stagflazione non deviasse l'interesse verso altre tematiche. I problemi della congestione, della sostenibilità, dell'insufficienza del PIL quale stima della ricchezza prodotta - nonché la loro relazione con l'Economia dello Sviluppo - si scoprono quindi essere un vecchio tema, che si è voluto ignorare per convenienza.
Emblematica a tal riguardo è la parabola scientifica di N. Georgescu-Roegen, che viene presentata specificamente. Egli, collaboratore negli anni 1930 all'allora nascente Sintesi Neoclassica, fu il primo economista dell'ambiente istituzionale a muovere critiche alla stessa costruzione che aveva contribuito a creare, quando i problemi relativi all'inquinamento resero manifesto che il First Best - che non era tarato per accogliere un simile fenomeno - doveva essere abbandonato. A causa dell'esclusione di fatto dall'economia ortodossa, fondò la bioeconomia, continuata tutt'oggi, in Italia, ad esempio, da Zamagni.
Infine, poggiando su una delle intuizioni roegeniane, viene poi presentato un modello interpretativo originale, che accoglie alcuni elementi qualitativi del fenomeno economico.
Seguono le conclusioni.

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Introduzione Lo studio dell'economia serve a difendere i propri pregiudizi pro o conto il capitalismo senza complessi di inferiorità, con l'assoluta garanzia che la scienza non dice il contrario di quel che pensiamo, qualunque cosa pensiamo. Sergio Ricossa Nel nostro secolo un analfabeta potrebbe competere in “brividi” con Spengler o Nietzsche. Emil Cioran L'economia politica “come nome di una scienza particolare, designa la tecnica per affrontare le situazioni di scarsezza. Per situazioni di scarsezza si intendono le situazioni nelle quali l'uomo, in presenza di scopi molteplici e dotati di importanza diversa, dispone, per conseguirli, di tempo e di mezzi limitati e capaci di usi alternativi” 1 . Se si accetta questa definizione, cosa che è piuttosto comune, si comprende come tale disciplina venisse praticata molto prima di essere teorizzata. Fu specialmente in conseguenza alla pace di Westfalia (1648), con l'istituzione del moderno stato-nazione, che si avvertì l'esigenza di una speculazione precisa sui fatti economici; ad esempio un trattato pur particolareggiato come Il Principe non fa accenno alla questione. Significativo a tal riguardo è invece il titolo del celebre libro dello Smith: Indagine sulla Natura e le Cause dalla Ricchezza delle Nazioni . La teoria economica nasce quindi, anche se indirettamente, per soddisfare la necessità governative dello stato moderno; è una fra le sue ancelle, e come tale va presa in considerazione. Il Marx già a suo tempo aveva messo in rilievo questo aspetto ed i rischi connessi, notando, con consueto piglio polemico, che dopo il 1830 “la borghesia aveva conquistato il potere in Francia e in Inghilterra. (…). Suonò la campana a morto per la scienza economica borghese. Adesso non era più questione di sapere se questo o quel teorema fosse vero, ma se fosse utile o dannoso, comodo o 1 Abbagnano, N., Dizionario di Filosofia , Utet, Torino, 1971, pag 273. 3

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