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Strumenti di prevenzione del fallimento e profili penali

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Lorenzini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e legislazione per le imprese
  Relatore: Leonardo Quagliotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

Nel presente lavoro è stata fatta un’analisi delle principali modifiche apportate agli strumenti di prevenzione del fallimento, quali il concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione, dalla riforma fallimentare – a partire dal d.lgs. 80/2005 fino ad arrivare al decreto correttivo del 2007 – ed i problemi a questa connessi e rimasti ancora aperti.

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3 INTRODUZIONE La legge fallimentare del 1942 prevedeva due procedure diverse dal fallimento: l’amministrazione controllata ed il concordato preventivo. La prima era destinata alle imprese che si trovavano in una situazione di temporanea difficoltà ad adempiere ai propri debiti e per le quali sussistevano possibilità di risanamento. Il concordato, invece, era lo strumento a disposizione dell’imprenditore insolvente per evitare il fallimento, salvo che questi possedesse i necessari requisiti soggettivi e fosse considerato meritevole di accedere a tale procedura. Con il passare del tempo si è percepita però l’esigenza di apportare un’incisiva riforma al sistema normativo concorsuale non soltanto in relazione alle nuove prospettive imprenditoriali che si sono delineate in un mercato produttivo globale, ma anche avendo riguardo alla necessità di assimilare le nostre regole a quelle degli altri Paesi della Comunità europea. Le ragioni di una riforma della legge fallimentare sono, quindi, diverse: l’evoluzione della Comunità europea, la necessità di un allineamento del nostro ordinamento alle legislazioni degli altri Paesi, l’eccesiva durata dei nostri procedimenti, l’opportunità che il rimedio della crisi imprenditoriale operasse speditamente. Si è posta, inoltre, una nuova concezione del fallimento, non più considerato come una sanzione per l’imprenditore fraudolento o colpevole del dissesto, ma come un rimedio per determinare la liquidazione dell’impresa nel modo meno traumatico alla quale era opportuno affiancare altre soluzioni

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Parole chiave

art.182 bis
fallimento
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