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L'impatto del maltrattamento sulla capacità di mentalizzazione

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Silvestri
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Scienze Sociali
  Relatore: Anna Maria Rosso
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 59

Questa tesi si pone come obiettivo quello di capire quali sono i meccanismi che si instaurano tra la relazione genitore-figlio e come queste contribuiscano a favorire un buon sviluppo mentale, o creino al contrario delle ripercussioni molto gravi sulla propria personalità.
La prima tecnica esaminata è la Strange Situation, necessaria per valutare la qualità dell’attaccamento nel bambino tra i 12 ed i 18 mesi, attraverso l’osservazione diretta del comportamento.
In seguito viene approfondito l’Adult Attachment Interview, che prevede un colloquio di un ora con il genitore maltrattante, che racconta la sua infanzia e il rapporto con i propri genitori, per spiegare e confermare che la violenza è un fenomeno intergenerazionale.
Inoltre vengono analizzate le scale di Bayley per valutare lo sviluppo mentale e i test di Rorschach, nel quale le risposte forniscono le informazioni sulle condizioni psicologiche e sulla struttura della personalità.
Nel primo capitolo viene descritto il concetto di mentalizzazione, spiegato attraverso pensieri sviluppati da vari autori. Questo permette di analizzare il termine da molteplici punti di vista, esaminandolo in tutte le sue sfaccettature.
Il concetto di mentalizzazione viene poi approfondito attraverso lo studio su come si sviluppa e in che modo viene compromessa.
Diventa quindi importante domandarci che impatto ha sulla mente dei bambini vittime di trascuratezza, maltrattamenti e abusi sessuali.
La mentalizzazione viene influenzata dalla teoria dell’attaccamento, tanto da creare un legame tra i due concetti.
I primi studi sul caso sono di Bowlby che spiega come si instaura l’attaccamento madre-bambino, le varie tipologie di attaccamento che si creano e come sia importante un attaccamento sicuro per uno sviluppo sano del bambino.
Autori più recenti, però, come Fonagy e Gergely, sconvolgono un po’ questo legame mettendo a confronto punti di vista differenti, che portano a riconsiderare l’unione tra attaccamento e mentalizzazione. Punti di forza e debolezza esposti dagli autori, che inducono a domandarsi se questi due elementi non debbano essere valutati separatamente.
Nel secondo capitolo si delineano i concetti di maltrattamento e le varie forme di violenza. Maltrattamenti consumati all’interno dei nuclei familiari, dove le conseguenze sono ancora più devastanti a seconda dell’età, della durata e del tipo di violenze subite, che quasi mai si presentano in modo isolato.
A questo punto sorge spontaneo analizzare le cause che portano alle violenze familiari, che oggi non vengono più associate a situazioni disagiate delle famiglie ma vengono prese in considerazione le caratteristiche personali dei genitori.
La violenza familiare ha delle sfaccettature talmente complesse, nel quale il bambino si adatta a tal punto, da rimanere difficile anche per gli esperti, evidenziare un maltrattamento e attivare un aiuto.
Un adattamento che porta ad attivare tecniche difensive per proteggersi.
Ma che ripercussioni hanno le tecniche difensive sulla mente del bambino?
Le risposte si ottengono analizzando due delle tecniche difensive più comuni che sono: la dissociazione e l’iperattivazione.
La mia attenzione poi si sofferma sull’attaccamento disorganizzato, in quanto varie tesi sostengono che, sia una forma particolare di attaccamento che si crea in situazioni di maltrattamenti e violenze.
Nel terzo ed ultimo capitolo, mi concentrerò sulle emozioni, riportando molteplici casi e studi per osservare come la sfera emotiva venga compromessa quando i bambini subiscono maltrattamenti.
La regolazione delle emozioni, si impara sin dai primi momenti di attaccamento, che si instaurano con il caregiver, attraverso un buon rispecchiamento. Solo così i bambini sono in grado di comprendere le proprie emozioni ma soprattutto di capire anche quelle degli altri.
Una parte viene dedicata al Disturbo Borderline di Personalità, in quanto vari studi dimostrano che, una delle cause dell’insorgenza di questo disturbo sia proprio il maltrattamento subito all’infanzia.
Il Disturbo Borderline di Personalità viene spiegato attraverso un caso tratto da Fonagy, per comprenderne meglio le dinamiche mentali al quanto complesse.
Concludo la mia tesi con i sentimenti devastanti che vivono nei bambini vittime di violenza, cioè la vergogna e la colpa. Il caso che riporto vuole spiegare come vengono vissuti dai bambini questi sentimenti, che se non elaborati, compromettono la loro esistenza in modo molto grave, non riuscendo a condurre una vita serena, con loro stessi e gli altri.

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3 Introduzione Il presente elaborato nasce dal tentativo di esplorare lo sviluppo della mente del bambino quando è sottoposto a maltrattamenti e violenze da parte dei propri genitori. L’interesse di approfondire questo argomento è nato dalla mia esperienza di tirocinio nel quale mi sono imbattuta in molteplici casi di maltrattamenti familiari, che spesso mi hanno portato a chiedermi perché coloro che dovrebbero amare e proteggere i loro figli, sono in realtà le persone più crudeli. Questa tesi si pone quindi come obiettivo quello di capire quali sono i meccanismi che si instaurano tra la relazione genitore-figlio e come queste contribuiscano a favorire un buon sviluppo mentale, o creino al contrario delle ripercussioni molto gravi sulla propria personalità. Gli strumenti e le tecniche utilizzate dagli studiosi, che andrò ad analizzare in questo elaborato sono molteplici e accompagnate da significativi esempi. La prima tecnica esaminata è la Strange Situation, necessaria per valutare la qualità dell’attaccamento nel bambino tra i 12 ed i 18 mesi, attraverso l’osservazione diretta del comportamento. In seguito viene approfondito l’Adult Attachment Interview, che prevede un colloquio di un ora con il genitore maltrattante, che racconta la sua infanzia e il rapporto con i propri genitori, per spiegare e confermare che la violenza è un fenomeno intergenerazionale. Significativa è la tecnica che prevede l’osservazione del disegno del bambino, da cui emergono le emozioni, le paure e le angosce, sentimenti che a parole i bambini non riescono ad esprimere. Inoltre vengono analizzate le scale di Bayley per valutere lo sviluppo mentale e i test di Rorschach, nel quale le risposte forniscono le informazioni sulle condizioni psicologiche e sulla struttura della personalità. Esaminando singolarmente i tre capitoli, che compongono la tesi, incontriamo i seguenti aspetti. Nel primo capitolo viene descritto il concetto di mentalizzazione, spiegato attraverso pensieri sviluppati da vari autori. Questo permette di analizzare il termine da molteplici punti di vista, esaminandolo in tutte le sue sfaccettature. Il concetto di mentalizzazione viene poi approfondito attraverso lo studio su come si sviluppa e in che modo viene compromessa. Diventa quindi importante domandarci che impatto ha sulla mente dei bambini vittime di trascuratezza, maltrattamenti e abusi sessuali. La mentalizzazione viene influenzata dalla teoria dell’attaccamento, tanto da creare un legame tra i due concetti. I primi studi sul caso sono di Bowlby che spiega come si instaura l’attaccamento madre-bambino, le varie tipologie di attaccamento che si creano e come sia importante un attaccamento sicuro per uno sviluppo sano del bambino. Autori più recenti, però, come Fonagy e Gergely, sconvolgono un po’ questo legame mettendo a confronto punti di vista differenti, che portano a riconsiderare l’unione tra attaccamento e mentalizzazione. Punti di forza e debolezza esposti dagli autori, che inducono a domandarsi se questi due elementi non debbano essere valutati separatamente.

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Parole chiave

abusi
attaccamento
disorganizzazione
disturbo borderline
la colpa
la vergogna
maltrattamenti
mentalizzazione
trauma

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