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Il lavoro di genere. Occupazioni femminili e maschili nel mercato del lavoro italiano.

Informazioni tesi

  Autore: Fabiana Morsuillo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Manuela Naldini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 50

Negli ultimi decenni, in tutti i paesi occidentali, l'occupazione femminile ha cominciato a crescere sempre più rapidamente, anche grazie all’investimento che deriva dall’istruzione. Tuttavia, l’accesso femminile al mercato del lavoro ha avuto caratteristiche particolari: non si è verificato un proporzionale accesso delle donne in tutti i settori professionali, e non tutte le donne occupate hanno la possibilità di raggiungere posizioni manageriali: le donne sono ancora costrette a lottare contro quel “soffitto di cristallo” in tutti gli ambienti della vita pubblica, nelle professioni, in politica e nell’ambito della formazione superiore. Le differenze di genere, quindi, hanno inciso e continuano ad avere un ruolo determinante nelle modalità di partecipazione femminile al mercato del lavoro: gli stereotipi di genere, sebbene si stiano modificando sotto il peso dei cambiamenti radicali che hanno interessato la nostra società negli ultimi cinquanta anni, hanno condizionato, e condizionano a farlo tuttora, la partecipazione femminile al mercato del lavoro.
La scelta del presente lavoro nasce quindi dalla volontà di indagare le differenze occupazionali di genere. Potrebbe apparire strano che ancora oggi, nel 2010, in paesi industrializzati ed in società avanzate come la nostra, si debbano ancora affrontare tali tematiche, ma in realtà i dati relativi a questo fenomeno testimoniano che le disuguaglianze occupazionali di genere sono ancora presenti nel mercato del lavoro italiano, sia in termini di segregazione (orizzontale e verticale), sia a livello comparativo con altri paesi.

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7 CAPITOLO 1 BREVE EXCURSUS STORICO 1.1 Trasformazione della partecipazione femminile nel mondo del lavoro Crescita occupazionale delle donne dal dopoguerra ad oggi In passato, in società in cui prevaleva l’agricoltura di sussistenza, il nesso tra famiglia, lavoro ed economia non era così marcato: la divisione dell’attività lavorativa avveniva all’interno del nucleo, ed il “padre di famiglia” era considerato amministratore dell’impresa familiare. L’economia capitalistica moderna, come sostiene Weber in Economia e società (1922), nasce dalla separazione dell’economia domestica dalla economia dell’azienda di famiglia. La famiglia borghese è la prima a vivere questa separazione, mentre nelle famiglie delle classi lavoratrici questa scissione tra famiglia e lavoro avviene in maniera più lenta e prolungata nel tempo. Nel corso del Novecento, in Italia, l’andamento della partecipazione delle donne al mondo del lavoro ha assunto la forma di U: all’inizio del secolo le donne erano massicciamente presenti nel lavoro agricolo e nella manifattura tessile. Negli anni Cinquanta, con l’avvento dell’industrializzazione e la conseguente diminuzione di importanza del settore agricolo, si registra una diminuzione di attività delle donne, attività che ricomincia a crescere negli anni Sessanta. (Bozzon, 2008). Da quegli anni si assiste alla crescita delle donne nel terziario, il cui livello di occupazione non raggiunge però né i livelli quantitativi né i livelli qualitativi propri di altri paesi ad alto sviluppo. Per spiegare questo fenomeno bisogna guardare un’altra area del lavoro femminile: il lavoro domestico familiare. Inoltre, negli anni del dopoguerra i consumi si differenziano: c’è più attenzione al benessere, poiché per la prima volta le famiglie hanno la possibilità di aumentare il proprio tenore di vita. Si assiste negli anni Sessanta ad una sempre maggiore individualizzazione dei consumi all’interno della famiglia. Si creano così, anche per le donne, modelli di consumo per attuare identità diverse, sul piano del lavoro, nella definizione delle responsabilità familiari e della professionalità della donna di casa. Infatti solo a metà anni Sessanta aumentano i tassi di attività femminile nelle età centrali, facendo diminuire la quota di donne casalinghe. In questo modo, cioè con il rientro a lavoro di donne precedentemente occupate nel lavoro di cura, si vengono a creare categorie di occupazioni prettamente femminilizzate, come le infermiere o le insegnanti, tendenza che tende a riprodurre nel tempo e ad accentuare il fenomeno della segregazione (Barile, 1984).

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