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Regolazione emotiva e attaccamento nella bulimia nervosa: uno studio empirico

Informazioni tesi

  Autore: Daniela Mascaro
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Giulio Cesare Zavattini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

L’obiettivo che ha guidato la ricerca e la stesura della trattazione è stato quello di adottare un punto di vista che tenti di andare oltre l’aspetto puramente categoriale della nosografia psicopatologica relativa ai Disturbi del Comportamento Alimentare e addentrarsi nella lettura del sintomo bulimico utilizzando come chiave di lettura l’importanza che la sensazione di “sentirsi sicuri” assume all’interno di una patologia come la bulimia, in cui gli aspetti relazionali del disturbo si intrecciano con i correlati della fenomenologia sintomatologica.
L’attenzione ai pattern relazionali e ai loro correlati in termini di sicurezza interna percepita attraversa l’intero corpus della trattazione in maniera trasversale, partendo dal primo capitolo relativo alla presentazione della patologia bulimica, passando attraverso la cornice teorica dell’attaccamento con un focus principale sul concetto di regolazione affettiva e concludendosi con lo studio empirico volto a individuare le correlazioni esistenti tra disregolazione emotiva, modello di attaccamento e patologia bulimica.

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III INTRODUZIONE “Episodi ricorrenti di abbuffate compulsive […] con ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l'aumento di peso”. È questa la definizione contenuta nel DSM-IV per il disturbo di bulimia nervosa. Ma cosa c’è dietro il sintomo bulimico? E quali sono le connessioni tra un disturbo nel comportamento alimentare e la sfera relazionale del soggetto? A tal proposito possiamo osservare l’etimologia della parola “compagno”: da cum-panis, il significato letterale è quello di “condividere il pane”. Partendo quindi da una metafora calzante fornita dalla radice etimologica, l’aspetto relazionale trova spazio in un parallelo con la sfera del comportamento alimentare, ad indicare due dimensioni molto vicine fra loro: il cibo come metafora della relazione assume in quest’ottica una connotazione interpersonale. Così come è possibile riconoscere la rigidità e la chiusura della ragazza anoressica nel suo rifiuto categorico e testardo del cibo, le difficoltà relazionali della bulimica che affondano le loro radici in quelle regolative sembrano trovare “voce” ed esprimersi attraverso la continua oscillazione tra il bisogno di inglobare l’oggetto e la necessità di espellerlo: una delle caratteristiche più evidenti della ragazza bulimica è rappresentata infatti dal suo essere disregolata, aspetto che emerge sia nell’hic et nunc della crisi sia nel decorso stesso del disturbo. A questo proposito è importante avere un quadro generale chiaro della patologia e di come essa si manifesti a livello fenomenologico, ma altrettanto rilevante appare riflettere sul ruolo del sintomo come “rappresentante” di una difficoltà regolativa e di conseguenza interpersonale, all’interno di una cornice teorica di riferimento, in una trattazione che vede il suo fulcro nel concetto di regolazione affettiva. Appare dunque interessante interrogarsi circa l’origine della patologia bulimica e indagare le possibili correlazioni con le prime esperienze relazionali infantili e con lo sviluppo della capacità regolativa che sembra rivestire un ruolo importante sia a livello eziopatogenetico sia a livello di caratteristica sintomatologica vera e propria nel corso del disturbo e delle crisi bulimiche stesse. Alla luce di tali considerazioni iniziali, scopo del primo capitolo è quello di introdurre ad una visione il più possibile chiara e d’insieme della bulimia nervosa, partendo da alcuni cenni storici e, attraverso l’esposizione degli aspetti nosografici, epidemiologici ed eziologici, fornire uno spunto critico relativo alle

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