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La condizione giuridica dello schiavo

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Mattiello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Lucia Monaco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

Il lavoro svolto in questa sede è stato finalizzato a dare uno sguardo quanto più ampio, ma mirato negli aspetti principali, del fenomeno servile nel mondo Romano.
La schiavitù nell’ impero è stato un fenomeno molto sentito, soprattutto per gli eventi che si sono succeduti nel corso del tempo.
Lo studio del fenomeno chiamato “schiavile“ parte dal considerare il termine della parola schiavo, per poi analizzare quelli che sono stati gli aspetti centrali della questione cominciando dalle numerose cause e soffermandosi su quelle principali.
Roma nel 260 a.C si presenta come una città politicamente molto potente, perché dotata del controllo dell’ Italia Centrale e Meridionale, con una popolazione che viene calcolata tra i cinquanta e i sessanta milioni di persone, per lo più esseri umani fatti prigionieri nel corso delle numerose battaglie di conquista, e dunque di schiavi.
Si evince in modo evidente che in tale contesto si denota la preponderanza di una potenza che senza paragoni si espande creando l’ origine principale della schiavitù, le conquiste belliche.
Posto, dunque, il perno fondante del discorso, l’attenzione è stata rivolta anche sull’ osservazione di altre cause, non meno importanti, ma sicuramente meno incisive per l’ espansione della schiavitù.
Ci si sofferma in seguito alla persona del servo, inerente alla sfera personale, dunque, allo studio dei suoi diritti, verificando se ve ne siano, proprio perché non si parla qui di uomini, bensì di oggetti utilizzati per determinati motivi, sfruttati quindi, usati come merce di scambio e come strumenti da lavoro.
Lo studio della società schiavistica prosegue esaminando i modi di affrancazione di tale situazione, la manomissione dunque, la forma più classica, seguita da altre.
Si passa poi al secondo momento di questo lavoro, si concentra la panoramica sull’ aspetto patrimoniale del servo, ovvero, il peculio.
Un oggetto può essere dotato di autonomia patrimoniale? Una res può avere un patrimonio da utilizzare a proprio piacimento?
Discorso quantomeno complesso che va approfondito con precisazioni e passaggi nodali.
Tutti i rapporti intercorrenti tra il servo e il proprio padrone segnano un confine labile, un legame tra vittima-carnefice, preda-cacciatore, instaurando vincoli e gerarchie intimamente connessi tra loro, tali da creare legami di fiducia all’ interno dei quali il padrone deve necessariamente affidare i propri beni ai servi, affinchè questi possano svolgere i propri servigi in maniera efficiente.

L’ esposizione seguirà il seguente ordine di argomenti :
• Nel primo capitolo è esposto il fenomeno servile nella sua genericità, valutando gli aspetti più ampi di una condizione che ha avuto origine in tempi antichi.
• Nel secondo capitolo è prospettata la condizione patrimoniale del servo, lo studio del peculio, dunque.
• Infine sono delineate alcune considerazioni personali relative al fenomeno in questione.

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Introduzione Il lavoro svolto in questa sede è stato finalizzato a dare uno sguardo quanto più ampio, ma mirato negli aspetti principali, del fenomeno servile nel mondo Romano. La schiavitù nell’ impero è stato un fenomeno molto sentito, soprattutto per gli eventi che si sono succeduti nel corso del tempo. Lo studio del fenomeno chiamato “schiavile“ parte dal considerare il termine della parola schiavo, per poi analizzare quelli che sono stati gli aspetti centrali della questione cominciando dalle numerose cause e soffermandosi su quelle principali. Roma nel 260 a.C si presenta come una città politicamente molto potente, perché dotata del controllo dell’ Italia Centrale e Meridionale, con una popolazione che viene calcolata tra i cinquanta e i sessanta milioni di persone, per 3

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