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Traduzione dell'opera teatrale "Jeans Generation" di Nikolaj Chalezin

Informazioni tesi

  Autore: Samantha Camozzi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Marine Miskaryan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 82

Largamente autobiografica, l'opera, raccontata sotto forma di un monologo informale, affonda le sue radici nell'infanzia dell'autore, all'epoca del regime sovietico: un passato da piccolo contrabbandiere di buste di cellofan, ma soprattutto di jeans e dischi in vinile importati dall'occidente, che circolavano “sottobanco” in quanto simbolo dell'imperialismo occidentale. Simboli di opposizione pacifica al regime comunista, “i jeans erano per [loro] simbolo di libertà, una libertà accessibile". Tratteggiando con divertita ironia la sua infanzia a Minsk, dove l'Occidente è solo un miraggio in lontananza, il quadro muta considerevolmente, assumendo toni drammatici, claustrofobici e malinconici. Da una fase di innocente spensieratezza infantile, il testo ci catapulta in una realtà attuale, cruda, dove ogni desiderio o aspirazione a principi democratici vengono perennemente castrati e messi a tacere. Entriamo nella seconda fase del racconto che potremmo chiamare, citando le parole dello stesso Chalezin: “Benvenuti nell'ultima dittatura d'Europa”. La complessa e intricata trama in cui prende vita la "Jeans Generation" di Chalezin è il riflesso di tutta una situazione politicamente e socialmente tesa in Bielorussia, ed è proprio in questo clima di disagio sociale che prende forma il "suo" Free Belarus Theatre. Fondato nel 2005 a Minsk, grazie alla collaborazione di tre voci portanti del dissenso politico bielorusso (Nikolaj Chalezin, Natal'ja Koljada e Vladimir Ščerban), questo teatro nasce dal desiderio di dare voce a tutta una serie di disagi sociali troppo spesso messi a tacere. Questo suo carattere provocatorio e di cruda messa in scena di una realtà devastata e costretta a tacere fa del Free Belarus Theatre un teatro illegale nel proprio paese. Non ha una fonte di guadagno fissa; i luoghi delle rappresentazioni sono improvvisati e sempre diversi per evitare di essere rintracciati dalla poliziae e per evitare irruzioni da parte di essa durante le rappresentazioni. Schedata, controllata e censurata la troupe del Free Belarus Theatre non si arrende: il suo motto è la RESISTENZA. E' un teatro di necessità, di dirompente desiderio di espressione, un teatro inteso come unica forma di lotta, pacifica e democratica, rimasta per la libertà di parola e per la circolazione delle idee.
La fortuna dell'opera è determinata dal suo contesto. Balzano subito agli occhi una serie di riferimenti extra testuali che fanno da cornice e da sfondo all'opera, stimolando l'interesse ed il coinvolgimento attivo del lettore-spettatore. Si tratta di una tesi di traduzione dal russo all'italiano dove il linguaggio è il centro dell'opera: ha un suo specifico linguaggio generazionale, dove si alternano espressioni idiomatiche di vario tipo, quali slang giovanile, gergo carcerario e generazionale, lessico dispregiativo e volgare.

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Introduzione La scelta dell'opera non è stata del tutto casuale; mi ero prefissata di trovare un testo teatrale, in lingua russa, che inquadrasse precise tematiche: ribellione ed avversione ad una situazione di oppressione da una “dittatura”; che si focalizzasse su una determinata fascia generazionale e che desse voce, tramite la lingua, ad un preciso gruppo di individui cresciuti nell'ex Unione sovietica. Ed ecco che, per caso, mi imbatto in questa Jeans Generation, e sottolineo “per caso”, che già dal titolo catturò la mia attenzione. Inoltre mi si era presentato un testo inedito, quasi una fortuna direi, e allora, con “consapevole ignoranza” del contesto storico-culturale e linguistico, ho iniziato la mia opera di traduzione, conscia delle difficoltà inerenti quello specifico linguaggio, dove si alternano espressioni idiomatiche di vario tipo, quali slang giovanile, gergo carcerario e generazionale, lessico dispregiativo e volgare. Non ero mai entrata in contatto con questa realtà, ignorandone completamente la sua attuale ed intricata situazione politica, da cui emergono il Free Belarus Theatre e l'autore Nikolaj Chalezin, perciò mi era sembrata una buona occasione per immergermi in un nuovo avventuroso rischio. La vera sorpresa non è stata l'opera in sé, che nel complesso è interessante ed originale per le tematiche affrontate, sebbene, a una prima lettura superficiale, si presenta abbastanza scarna, ingenua stilisticamente e tendente ad una “letteratura di consumo”, perché ricca di contenuti ma “povera” nelle sue argomentazioni. La fortuna dell'opera è determinata dal suo contesto. Infatti, spogliandola dopo ripetute letture e avventurandomi nella trama sono riuscita a ricucire, in parte, tutta una situazione che, per quanto desolante, appare molto intrigante. Mi sono balzati agli occhi una serie di riferimenti extra testuali che fanno da cornice e da sfondo all'opera, che stimolano l'interesse ed il coinvolgimento attivo del lettore-spettatore, e che hanno attirato sicuramente anche la mia attenzione. 4

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