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Corpi in cerca d'autore. I disturbi alimentari nel genere maschile

I dati forniti dagli studi scientifici sono tutti approssimativamente concordi nell’affermare un aumento dell’incidenza dei Disturbi del Comportamento Alimentare nel genere maschile, laddove la percentuale secondo cui gli uomini costituirebbero il 10% della popolazione che si ammala di Anoressia o Bulimia, riportata da studi più datati (Fondazione Istituto Neurologico Casimiro Mondino di Pavia), si avvicinerebbe secondo altri al 25-30% (Andersen AE, 2001). In particolare, la distribuzione di questa percentuale comprenderebbe circa il 5-10% dei soggetti anoressici ed il 10-15% dei soggetti bulimici (Sharp CW, 1994). Nel caso del più recente tra i Disturbi Alimentari, il Disturbo da Alimentazione Incontrollata, la percentuale aumenta invece quasi fino al 20-30% (Kinsl JF, 1996). È difficile non correlare questo fenomeno al fatto che le preoccupazioni per il corpo, per la forma fisica e, più in generale, per l’apparenza confusa con l’esistenza, che fino al secolo scorso era prerogativa quasi esclusivamente femminile, hanno cominciato a riguardare adesso sempre più anche i maschi.
Già da alcuni anni, contestualmente a numerosi cambiamenti socio-antropologici, il peso e le forme corporee sono diventati oggetto di cura e fonte di numerose preoccupazioni anche per gli uomini. In questo contesto, come ben sintetizza Bryan Turner (1984), non stupisce quindi che “il corpo presenta la tendenza ad assumere un ruolo sempre più centrale nella definizione dell’identità contemporanea”. I cambiamenti avvengono a livello della vita quotidiana, contribuendo a formare le nostre identità personali: alle persone, cioè, non è più sufficiente un’identità che sia semplicemente “trasmessa, ereditata o costruita su base tradizionale”. Si tratta invece, molto spesso, di doverla cercare e soprattutto di costruire “come il Sé; neppure il corpo è più accettato come un dato del destino, come un bagaglio fisico che accompagna l’Io” (Giddens A., 1997). Si pone quindi il problema di una patologia che gradualmente si allontana dall’essere un disturbo di genere squisitamente femminile e sempre più spesso si configura come un problema d’identità, in questo caso di genere maschile.
Il corpo, odiato, vissuto come deforme, da distruggere, assottigliare, offendere, annullare, diventa allora la superficie ideale per disegnare la propria individualità, per esprimere le proprie ossessioni o le proprie sofferenze, per scrivere in modo indelebile e visibile il proprio dolore. Un corpo che diviene quindi strumento di comunicazione di ogni sofferto disagio e di ogni paralizzante bisogno di attenzione, mai dichiarato, mai chiesto, ma sempre agognato nel silenzio. In un sistema in cui si è persa la possibilità di conoscere la realizzabilità e i possibili esiti delle proprie azioni, il corpo rimane l’unico materiale certo, permanente, ma anche sensibile all’agire del singolo. Questo lavoro è quindi il tentativo di affrontare e riunire in un’unica sede, per una così vasta problematica ricca di implicazioni e sfaccettature ancora per la maggior parte “latenti”, le diverse ricerche, teorie, aspetti epidemiologici ed etiopatogenetici, comorbilità, nuove sintomatologie ed interpretazioni, per fare chiarezza e cercare di definire questo fenomeno, capirne l’importanza ed individuarne un approccio terapeutico utile.

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5 1 I DISTURBI ALIMENTARI “Se è vero che alterazioni del comportamento alimentare sono presenti in molte condizioni psicopatologiche, è altrettanto vero che, quando sono presenti nella loro piena espressione clinica, i Disturbi della Condotta Alimentare costituiscono quadri morbosi così peculiari e costanti da imporre la loro precisa individuazione e riconoscimento come entità nosografiche autonome” (G.B. Cassano, 1992). 1.1 Prospettiva storica Da un punto di vista storico, i primi riferimenti all‟Anoressia vengono fatti risalire al Medioevo. In quest‟epoca, in cui i valori religiosi erano ben radicati nelle persone, questa patologia era vista come un traguardo spirituale da raggiungere; si parlava infatti di "santa Anoressia" e di "digiuni ascetici"( si cercava il perseguimento di virtù spirituali attraverso la mortificazione del corpo). Vittime illustri della malattia sono state all'epoca delle donne divenute in seguito sante. Cercando un "matrimonio con Cristo" rifiutavano infatti il cibo; fra tali donne vi erano santa Caterina da Siena e sant'Angela di Foligno. Da un punto di vista clinico, anche se fu un medico genovese nel 1500, tale Simone Porta, il primo a studiare e descrivere il quadro clinico dell'Anoressia, è tradizione diffusa far risalire la prima scoperta della malattia solo al 1689, quando venne pubblicato ad opera del medico britannico Richard Morton il primo

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Marco Boni Contatta »

Composta da 146 pagine.

 

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