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Proposta di una metodologia per la valutazione del livello di maturità nella gestione della produzione industriale basata sull’integrazione del CMMI con strumenti di plant assessment

Informazioni tesi

  Autore: Federico Fondi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria gestionale
  Relatore: Massimiliano Maria Schiraldi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 339

L’oggetto di studio della tesi è stata la definizione di una procedura per la verifica del livello di maturità nella gestione di progetti trasposta al campo delle operations. Oggigiorno per essere competitivi è necessario: monitorare, controllare e confrontare i risultati dei processi di business. Le condizioni abilitanti necessarie, ma non sufficienti, affinché le organizzazioni possano conseguire questo risultato sono la definizione:
• dei “Process Activity and Flow Standard”, come decomposizione del processo in sotto processi e attività elementari;
• “Process Performance Standard”, come benchmark di riferimento;
• “Process Management Standard” come best practices di gestione.
Gli standard che hanno ricevuto maggiore attenzione sono stati i “Process Management Standard” relativi al Project Management e al Manufacturing. I primi hanno dato origine ai Maturity Models esposti a critiche dal punto di vista dell’applicabilità pratica e caratterizzati dalla tendenza alla moltiplicazione senza che vi sia una focalizzazione del campo di impiego. Le best practices relative al Manufacturing, nonostante i limiti caratterizzanti gli studi condotti, che hanno spesso trascurato:
• il rapporto di causalità tra implementazione e miglioramento;
• la potenziale influenza di fattori come il settore industriale, le dimensioni aziendali;
• il rapporto di strategic fit esistente tra le practices;
si sono affermate come “Process Management Standard” senza lo sviluppo di validi strumenti di assessment.
L’obiettivo è stato quello di sviluppare uno strumento di assessment che oltre a diagnosticare il problema offrisse degli esempi di soluzione, utilizzasse indicatori quantitativi congiuntamente ai qualitativi e fosse applicabile a differenti logiche produttive.
La scelta del CMMI come base di riferimento si deve al fatto che il suo approccio rappresenta un buon compromesso tra quelli analitico e olistico. La sua trasposizione al campo delle operations ha dato luogo ad una struttura organizzata in macro aree, incentrate sulle fasi della catena del valore: logistica in ingresso, manufacturing e logistica in uscita, per ognuna delle quali è stata predisposta una scheda di assessment eseguibile in modalità stand-alone o secondo il flusso del materiale dall’incoming alla vendita.
Ogni scheda di valutazione si compone di sequenze di domande, suddivise in livelli, disposte lungo la dimensione verticale. La risposta affermativa a ciascuna di esse presuppone un livello di maturità ulteriore. Il primo blocco di domande in ogni macro area è sempre dedicato alla definizione di concetti, convenzioni e fattori comuni agli indicatori oggetto di analisi. I blocchi successivi sono finalizzati ad appurare se i parametri di misurazione delle performance rispetto alle dimensioni tempo e qualità siano noti, misurati, ottimizzati.
Gli ultimi quattro blocchi di domande, lungo la dimensione verticale, corrispondono alle 4 dimensioni del diagramma di Ishikawa per analizzare ogni variabile che influenzi le performances, ricercare le cause delle inefficienze e proporre esempi pratici di soluzione adottate in altri contesti.
Le schede di assessment prevedono anche una dimensione orizzontale preposta alla raccolta delle informazioni secondo la prospettiva di analisi ritenuta più idonea in funzione della macro area oggetto di studio.
L’elaborazione delle schede di assessment ha richiesto lo studio e la comparazione delle metodologie e delle teorie: Lean, Six Sigma, 5S, Theory of Constraints, Kaizen, Total Quality Management, SMED, World Class Manufacturing, Total Productive Maintenance.

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6 INTRODUZIONE La crescita della concorrenza impone alle imprese di mantenersi competitive attraverso: il monitoraggio, il controllo e il confronto dei risultati dei processi di business. Le condizioni abilitanti necessarie, ma non sufficienti, affinchØ questo possa avvenire, sono la definizione dei “Process activity and flow standards”, “Process performance standards”, “Process management standards”. Il terzo insieme di standard, la cui elaborazione dovrebbe essere successiva ai precedenti corrisponde alle best practices di gestione. Il problema di richiedere il consenso su attività e flussi di processo, prima di procedere alla sua elaborazione, è stato risolto definendo diversi Process activity and flow standards e best practices oppure definendo delle practices di gestione ad un livello di generalità tale da non renderlo piø necessario. Questo espediente ha determinato la moltiplicazione dei maturity models di project management senza una focalizzazione dei campi di applicazione con lo sviluppo di standard pensati per essere applicati a qualsiasi contesto in virtø della loro generalità, ma che poi risultano essere di difficile implementazione pratica, proprio perchØ l’operazione di “tailoring”, demandata all’organizzazione, si dimostra estremamente complessa. Le best practices di manufacturing, i cui studi sono afflitti dal limite di trascurare:  lo studio del rapporto che lega la best practice oggetto di analisi ai presunti risultati di miglioramento delle performance analizzate;  il legame in chiave strategic fit esistente tra best practices differenti e la potenziale influenza di fattori come il tipo di industria, le dimensioni aziendali, i processi ed i prodotti;  il fatto che le practices, anche le migliori, possano divenire obsolete nel corso del tempo; non hanno ricevuto la stessa attenzione dei maturity models di project management. Ci si è limitati ad una loro legittimazione come standard de facto, ma non sono stati sviluppati tool di assessment e reference model per un percorso di miglioramento strutturato, comparabili a quelli dei maturity models. Lo scopo principale di questo lavoro di tesi è quindi l’analisi e lo studio dei maturity models di project management e degli strumenti di plant assessment, promuovendone

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