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Imballaggio funzionale per prodotti di IV gamma: packaging termico autoregolante

Cos’è stato il packaging alimentare nel corso della sua evoluzione?
Esso è nato per proteggere e preservare, per tempi a breve e medio termine, contenuti biologicamente vivi e attivi e pertanto deperibili. In seguito il progressivo allontanamento tra il sito di produzione degli alimenti e quello di vendita, ha costituito il primo input per l’avanzamento evolutivo del prodotto “packaging” che, da elemento di contorno, diventa una delle fasi di maggiore importanza nella commercializzazione.
Quello che ha determinato la seconda svolta evolutiva del packaging è stato un fenomeno sociale ovvero il cambiamento del driver d’acquisto e di consumo: non più logica e raziocinio, ma impulso. Il packaging si è allora fatto carico di una nuova funzione, quella di comunicare, informare e attrarre il consumatore. Un ulteriore input che ha spinto lo sviluppo dell’imballaggio verso una precisa direzione è stata la pressante e non più rimandabile questione dell’inquinamento con particolare attenzione verso tre aspetti: consumo energetico, emissione di inquinanti e gestione dei rifiuti.
Il trend attuale che interessa il mondo dell’imballaggio alimentare è l’interattività con l’alimento stesso: dal confezionamento in atmosfera modificata, al packaging attivo a quello intelligente, tutto viene concepito con il preciso obiettivo di allungare la shelf life del prodotto e comunicare all’utente se l’alimento è nelle condizioni ottimali per il consumo.
È in questo contesto che si collocaquesto elaborato di tesi che tratta nello specifico lo studio delle possibilità offerte da alcuni materiali per la funzionalizzazione del packaging di prodotti freschi, in modo tale da preservarne più a lungo la qualità e la freschezza. L’intento della ricerca è quello di verificare se è possibile garantire la continuità della “catena del freddo” attraverso l’uso dei PCM (Phase Changing Materials), materiali in grado di mantenere costanti le condizioni termiche all’interno di un microsistema.
La tendenza all’allungamento della shelf life dei prodotti (alimentari e non) deriva da tre tipi di esigenze:
- sociali: gli impegni di lavoro spesso portano al bisogno di ridurre la frequenza degli acquisti dei prodotti alimentari;
- economici: un prodotto che non soddisfa il consumatore è un danno per la categoria di prodotti in generale, e per l’azienda produttrice in particolare;
- ambientali: meno scarti di prodotti non adeguati alla vendita perchè compromessi da una conservazione non ottimale, vuol dire meno rifiuti.
La concezione di un imballaggio innovativo tocca necessariamente anche aspetti di carattere tecnologico.* La prima questione da affrontare in merito riguarda il fatto che i PCM sono dei materiali funzionali ma non strutturali, necessitano quindi di una matrice o un substrato a cui affidare le incombenze di resistenza alle sollecitazioni meccaniche.
Questa esigenza si trasforma in una occasione di recupero interno degli sfridi di lavorazione per le aziende produttrici di imballaggi in cartone. Infatti solitamente tali sfridi vengono inviati al macero per essere riciclati, ma un recupero interno produrrebbe senza dubbio vantaggi maggiori.
* La parte tecnologica dell’analisi è stata svolta da L. De Nardo nell’ambito del gruppo di ricerca Next Materials di A. Cigada.

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Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Design e Arti

Autore: Mariangela Bellone De Grecis Contatta »

Composta da 298 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.