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La dissociazione in adolescenza: vissuti e sintomi dissociativi in un campione con disturbo del comportamento alimentare

Informazioni tesi

  Autore: Michela Francioli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Massimo Ammaniti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 185

La dissociazione viene attualmente valutata lungo un continuum che va da fenomeni minori fino a condizioni estreme patologiche o attraverso un modello tipologico della dissociazione che prevede due tipi di dissociazione, normale e patologica. Questi due modelli contribuiscono alla spiegazione dell’ampia fenomenologia dissociativa. In adolescenza il ricorso al meccanismo difensivo della dissociazione tende a mostrare un decremento spontaneo dopo i venti anni di età, avvalorando l’ipotesi che l’adolescente possa utilizzare la dissociazione in maniera adattiva nella gestione dei conflitti fase-specifici (Calamari, Pini, 2003). L’organizzazione psichica dell’adolescente risulta maggiormente vulnerabile a percepire eventi esterni e/o interni come traumatici. Eventi potenzialmente traumatici in adolescenza sembrano legarsi ad intensi vissuti dissociativi e ad un uso di strategie difensive non mature. Nello specifico una maggior precocità e continuità nel tempo degli eventi traumatici, soprattutto di natura interpersonale, tendono ad avere conseguenze più pervasive portando a deficit nella regolazione emotivo-comportamentale, alterazioni dello stato di coscienza e deficit delle funzioni esecutive ed attentive (van der Kolk, 2005). Soggetti con un disturbo del comportamento alimentare riportano con frequenza esperienze traumatiche di vita sebbene si ritenga che il rapporto tra il trauma e il disturbo alimentare non sia lineare, ma intervengano diversi fattori di mediazione (Vanderlinden, Vandereycken, 1997).

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I Introduzione L’adolescenza è il periodo della vita tra la fanciullezza e l’età adulta durante il quale l’individuo si trova a dover fronteggiare cambiamenti radicali che riguardano la maturazione biologica, lo sviluppo cognitivo e le relazioni sociali con il compito evolutivo di rimettere in discussione l’equilibrio psichico finora raggiunto e di acquisire le competenze e i requisiti necessari per assumere le responsabilità di adulto (Palmonari, 2001). Le caratteristiche attuali della fase adolescenziale rispecchiano il periodo storico a cui appartengono e tendono a subire ulteriori modificazioni sulla base dei cambiamenti del contesto sociale, tra l’altro un’evoluzione storica lenta e progressiva ha portato ad una dilatazione dei confini cronologici che delimitano l’inizio e la fine dell’adolescenza, tanto che diversi autori hanno sentito l’esigenza di operare una distinzione tra prima, media e tarda adolescenza. Nella prima adolescenza (12-14 anni) i ragazzi affrontano numerosi cambiamenti corporei e cominciano a riflettere sui propri vissuti emotivi ed affettivi; nella media adolescenza (14-16 anni) i giovani si separano psicologicamente dalle figure parentali internalizzate e ricercano nuovi oggetti extrafamiliari; infine, nella tarda adolescenza (16-19 anni) il compito principale consiste nella costruzione dell’identità, nelle sue espressioni psicologiche, sociali e sessuali (Offer, Boxer, 1991). La prospettiva psicoanalitica si basa sul postulato di poter descrivere e comprendere l’adolescenza in quanto processo psicologico relativamente omogeneo all’interno della stessa società. Nei Tre saggi sulla teoria sessuale (1905) S. Freud parla delle trasformazioni della pubertà, del ruolo svolto dall’accesso alla sessualità e, per questa via, della riorganizzazione delle pulsioni parziali sotto il primato genitale, con lo scopo appunto di cogliere la specificità peculiare della fase adolescenziale al di là del quadro culturale che cambia. Naturalmente non è possibile una completa sovrapposizione del fenomeno adolescenziale con l’universale fenomeno della pubertà, sebbene ne sia indubbiamente influenzato (Brusset, 1985) e, in secondo luogo, la teoria motivazionale di Freud è stata, con l’avvento della teoria delle relazioni oggettuali e della psicologia del Sé, rivisitata e ampliata nel tentativo di dare una comprensione più esaustiva della complessa fenomenologia comportamentale a cui si assiste in adolescenza. Storicamente l’adolescenza è stata letta come evoluzione (Blos, 1962, 1979), enfatizzandone la continuità con il passato, o come crisi, cogliendone più la dimensione

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