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Pietro Paolo Vasta un pittore del Settecento siciliano

Informazioni tesi

  Autore: Laura Emanuela Veutro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere
  Corso: Storia dell'Arte Moderna
  Relatore: Orietta Rossi Pinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 193

Mossa dal desiderio di tributare un omaggio al Vasta e di potergli dare la fama finora negatagli, ho inteso approfondire sia gli aspetti relativi al contesto biografico, sia la produzione stessa dell’artista sotto il profilo eminentemente critico. In questo lavoro ho cercato di assumere un criterio di obiettività che mi consentisse di non enfatizzare le sue opere e il suo stile, bensì di metterne in luce le peculiarità, come il carattere narrativo, l’impaginazione, i colori brillanti e le caratteristiche psicologiche che i volti dei suoi personaggi tradiscono. Il presente contributo di ricerca si articola in un indagine ad ampio spettro sulle fonti biografiche e sulla letteratura critica disponibile su Pietro Paolo Vasta, nel tentativo di delineare un quadro quanto più esaustivo della sua opera e delle matrici culturali e stilistiche a essa sottese, anche in considerazione delle notevoli lacune e discrasie rinvenibili in gran parte delle fonti bibliografiche da me analizzate. Tale sforzo di ricostruzione storica si propone di tracciare, la fisionomia di una delle personalità più significative ed eclettiche del panorama artistico siciliano, inserendo la biografia artistica dell’autore (desunta nel dettaglio da una notevole quantità di dati notarili) all’interno di un disegno storico più organico e completo, tale cioè da contemperare i dati relativi al contesto culturale nel quale l’autore visse, agli ambienti di formazione e alle fonti stilistiche che maggiormente contraddistinsero, o ispirarono, la sua feconda produzione pittorica. Riservando una particolareggiata attenzione alle componenti iconografiche relative alle tele, agli affreschi, ai ritratti e ai temi figurativi in essi predominanti o ricorrenti, ho esteso la mia indagine a un approfondimento comparativo sulla base delle fonti d’archivio contenute nelle pinacoteche e nelle biblioteche locali. L’analisi si è altresì ancorata al corredo di rilievi critici sull’opera e sulla vita del Vasta, così come fornito da testi e manoscritti di indubbio valore storico, per lo più redatti da figure di rilievo del panorama della critica d’arte acese (in ordine al periodo storico compreso tra l’800 e il ‘900). In merito a questi testi da me consultati, occorre segnalare le differenti prospettive interpretative sull’autore, intrise ora di apprezzamenti ed elogi, ora di eccessi trionfalistici volti a enfatizzarne oltre misura il contributo artistico, nel tentativo di rivendicare una cultura locale per lungo tempo deliberatamente sottovalutata o deprezzata sia in campo nazionale che internazionale. Ho voluto arricchire l’analisi delle fonti documentarie con una personale lettura delle opere del Vasta, effettuata sia sotto un profilo squisitamente iconografico, sia sulla rilevazione di documenti e opere inedite o prevalentemente trascurate dalla critica contemporanea. È il caso,ad esempio,del quadro raffigurante l’Assunta tra angeli e serafini, recentemente acquisito come opera del Vasta dal catalogo della Pinacoteca Zelantea in Acireale e conservato presso i medesimi locali, la cui analisi dei tratti stilistici e delle componenti figurative mi ha permesso non soltanto di intuire alcune analogie e affinità con un’altra opera celebre dell’artista acese, L’Immacolata Concezione, ma di convalidarne successivamente l’assunto,sulla base delle informazioni contenute in un recente studio critico di Luisa Paladino. Le immagini che corredano il presente contributo di ricerca, contano inoltre di alcune foto ritraenti produzioni ragguardevoli del repertorio pittorico del Vasta, alcune delle quali peraltro sconosciute al grande pubblico (come nel caso della Cena in Emmaus). Nel conciliare l’approfondimento biografico a una ricostruzione e a un’analisi dell’opera non esente di apporti interpretativi, emerge che l’architettura contenutistica su cui si impernia l’excursus storico-critico del mio lavoro tenta, in ultima analisi,di mantenere aperta una certa tensione conoscitiva ed esplorativa sulla produzione artistica di Pietro Paolo Vasta, che certamente merita di essere ulteriormente scandagliata, soprattutto in ordine ad alcuni aspetti pressoché sconosciuti della vita culturale del pittore siciliano. Mi riferisco in particolare a quel lungo periodo di permanenza dell’artista nella Capitale di cui – pur fornendo indicazioni storico-biografiche attendibili (tra cui la collaborazione con il pittore e restauratore Carlo Roncalli, corroborata per di più dagli studi di Katia Trovato) – non posso fare a meno di riscontrare la scarsità di dati relativi all’eventuale esistenza di opere dell’autore,realizzate per committenti romani dell’epoca e magari conservate ancora oggi presso collezioni private. Al di là di questi limiti,pressoché invalicabili sotto il profilo storico-documentario e metodologico,ritengo di poter iscrivere questo mio contributo nel più ampio novero degli studi tesi a valorizzare il patrimonio artistico siciliano evidenziandone i caratteri più originali e significativi.

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5 INTRODUZIONE Duolsi il Lanzi di non esser ben nota finora la scuola siciliana, e sull‟autorità dell‟Hacker appoggia il suo detto. Desidera egli che le notizie de‟ pittori siculi fossero raccolte e donate al pubblico. Possa il suo voto non andar fallito, possa alcun valoroso siciliano accingersi alla difficile e nobile impresa! Nell‟oblio che chiude i nomi di tanti valentuomini fra gli angusti limiti della Sicilia, i quali per nostro peccato e non natural cosa il mare varcato non hanno, giacesi pure quello di Pietro Paolo Vasta pittore di Acireale, che per difetto di biografi e d‟incisori de‟ suoi dipinti, non ha rinomanza oltre l‟isola 1 . Queste parole, tratte dal brano del letterato acese dell‟Ottocento Lionardo Vigo, valgono meglio di altre a introdurre il senso del mio lavoro, cioè, quello di fare conoscere la figura e l‟opera del pittore di Acireale Pietro Paolo Vasta, supplendo, in parte, alla lacuna di cui si duole il Lanzi e che purtroppo, a quasi due secoli dalla sua scomparsa, non è stata del tutto riempita. Mossa dal desiderio di tributare un omaggio al Vasta e di potergli dare la fama finora negatagli, ho inteso approfondire sia gli aspetti relativi al contesto biografico, sia la produzione stessa dell‟artista sotto il profilo eminentemente critico. In questo lavoro ho cercato di assumere un criterio di obiettività che mi consentisse di non enfatizzare le sue opere e il suo stile, bensì di metterne in luce le peculiarità, come il carattere narrativo, l‟impaginazione, i colori brillanti e le caratteristiche psicologiche che i volti dei suoi personaggi tradiscono. Il presente contributo di ricerca si articola in un indagine ad ampio spettro sulle fonti biografiche e sulla letteratura critica disponibile su Pietro Paolo Vasta, nel tentativo di delineare un quadro quanto più esaustivo della sua opera e delle matrici culturali e stilistiche a essa sottese, anche in considerazione delle notevoli lacune e discrasie rinvenibili in gran parte delle fonti bibliografiche da me analizzate. Tale sforzo di ricostruzione storica si propone di tracciare, infatti, la fisionomia di una delle personalità più significative ed eclettiche del panorama artistico siciliano, inserendo la biografia artistica dell‟autore (desunta nel dettaglio da una notevole quantità di dati notarili) all‟interno di un disegno storico più organico e completo, tale cioè da contemperare i dati relativi al contesto culturale nel quale l‟autore visse, agli ambienti di formazione e 1 L. VIGO, Memorie storiche di Pietro Paolo Vasta pittore di Acireale, Palermo, 1827.

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