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Oltre il Pil: misurare il benessere e la sua sostenibilità

Tesi di laurea che si occupa di presentare i principali indicatori di misura delle performances economico-ambientali.

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Introduzione In questo studio verranno analizzati e presentati i principali approcci metodologici utilizzati per elaborare alcuni indici di sostenibilità della produzione e del consumo di rilevanza internazionale. Nel primo capitolo presenteremo l'evoluzione storica della disciplina, dal primo indice pubblicato nel 1973 da Nordhaus e Tobin, fino alle più recenti evoluzioni. Il secondo capitolo sarà invece dedicato all'analisi del Rapporto Stiglitz-Sen-Fitoussi, che costituisce una pietra miliare nell'analisi critica degli indici di sostenibilità; infine, il terzo capitolo è interamente dedicato ad un'esperienza italiana di rilievo, l'indice FEEM-SI curato dalla Fondazione Enrico Mattei (FEEM), di cui metteremo in risalto i numerosi aspetti positivi, non mancando di sottolinearne eventuali limiti. Una breve premessa storica e istituzionale L'evoluzione dello studio scientifico sulla sostenibilità della produzione e del consumo è l'oggetto di questo studio. A tal fine, riteniamo che alcuni cenni storico-istituzionali possano risultare utili. Quando W. Nordhaus e J. Tobin, nel 1973, pubblicarono “Is The Growth Obsolete?” certamente non immaginavano che il filone di ricerca che stavano inaugurando sarebbe stato alle origini di un vasto movimento scientifico e politico sul cambiamento climatico. Gli autori all'epoca erano più concentrati sui problemi di carattere sociale, sui costi dell'urbanizzazione, sulla misura del benessere reale offuscato dal sempreverde indicatore della produzione nazionale. All'epoca, si cominciava appena a parlare di sfida ambientalista. Il petrolio, dopo aver subito il suo primo shock, costava poco più che 40 dollari al barile. Negli anni successivi il tema divenne via via di dominio pubblico e iniziò a interessare i governi e le istituzioni. In particolare, a partire dagli anni '90 presero forma una serie di iniziative di carattere internazionale volte a garantire all'Umanità un futuro all'insegna dello sviluppo sostenibile, della lotta alla povertà e del rispetto per l'ambiente. L'interesse istituzionale seguì in parallelo l'evoluzione della ricerca scientifica. Di quest'ultima, delle sue evoluzioni e dei suoi limiti parleremo diffusamente nel corso dell'elaborato; forniamo a margine di questa introduzione un quadro temporale sommario per ricordare al lettore il percorso istituzionale compiuto in parallelo alla ricerca scientifica sulla sostenibilità. Se quest'ultima nasce “ufficialmente” negli anni '70, per poter incontrare i primi veri appuntamenti globali sul tema è necessario attendere quasi un ventennio. Nella seconda metà degli anni '80 le Nazioni Unite si dedicano, grazie alla Commissione sull'Ambiente e lo Sviluppo, alla creazione di una sensibilità internazionale sul tema, fase preparatoria che vede il proprio culmine nella pubblicazione del famoso “Rapporto Burtland” (Our common future ) 1 . Questo rapporto, proponendo la prima definizione ufficiale di sviluppo sostenibile, contribuì in maniera sostanziale alla creazione di un clima internazionale adatto ad affrontare il problema. È nel 1992 infatti che si tiene la famosa Conferenza di Rio (United Nations Conference on Environment and Development) che si occupò per la prima volta del problema dello sviluppo sostenibile a livello internazionale. La conferenza di Rio ebbe numerosi seguiti, sia sul versante ambientale dello sviluppo sostenibile che su quello socio-economico. Alcuni importanti documenti vennero approvati, come il trattato internazionale noto come Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici e Agenda 21, che si occupa di definire gli obiettivi di sviluppo sostenibile per il ventunesimo secolo. Alla ratificazione completa della Convenzione, avvenuta nel 1994, seguirono altri appuntamenti. In primo luogo iniziarono immediatamente le Conferenze delle Parti, incontri periodici tra i Paesi firmatari della Convenzione per implementarne i principi; l'incontro del 1997 a Kyoto portò 1 Brundtland, H.(1987) Our Common Future , Oxford University Press, Oxford. 5

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Francesco Nicoli Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.