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Le cave di Prun. Riscoprire un'identità "sottratta"

Si tratta di una tesi di ambito paesaggistico; essa, tramite un progetto di valorizzazione del terrotorio, mira a spostare l'attenzione sul patrimonio territoriale che abbiamo e che spesso l'uomo deturpa in nome dello sviluppo creando sempre più paesaggio antropizzato e lasciando sempre meno paesaggio naturalistico. L'oggetto del progetto sono delle cave di marmo (pietra di Prun) ubicate nella Valpolicella, dismesse dagli anni '50, che ora abbandonate si stagliano come profonde ferite nel fianco del monte. Dando loro voce, esse sono in grado di raccontare la storia che hanno vissuto, tramite la realizzazione di un ecomuseo, un percorso museale dove il contenuto e il contenitore si compenetrano...dove le cave stesse sono museo e "tesoro". Le cave si raccontano tramite un climax ascendente fino a giungere alla pura e semplice contemplazione dello spazio cavo in un percorso sensoriale di avvicinamento alla materia pietra.

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- 7 - INTRODUZIONE Il paesaggio è sempre stato nulla più che una sensazione, un’esperienza fuggevole sempre pronta a con- fondersi e intrecciarsi di volta in volta con il sentimento, con il gusto, con la funzionalità, con la cono- scenza. Per esistere il paesaggio deve costituirsi in immagine (della realtà); essa si compone come di- sposizione spaziale degli elementi ritenuti più significativi dal punto di vista morfologico-strutturale connaturati ad un definito campo concettuale che può andare dall’arte alla scienza; si può parlare di pae- saggio naturale ma anche di paesaggio urbano; di paesaggio spirituale, ma anche di paesaggio sociale. Gli studi estetici mettono in luce come nel procedere dalle figure bizantine a quelle dell’ epoca di Giotto, Masaccio, Giorgine, Carpaccio, Poussin si assista ad una progressiva trasformazione del paesaggio da elemento di sfondo a elemento di primo piano, studiato con la stessa accuratezza riservata alle figure umane; come con la progressiva antropizzazione dell’ ambiente naturale che caratterizza le diverse parti di un territorio, all’immagine di una selva popolata di animali, subentri quella di un paesaggio ricco di identità e significato, godibile anche esteticamente. Solo con il ‘900 si ha una riunificazione di tutti i fattori modificanti il paesaggio, anche di tipo psicologi- co, cha hanno contribuito a definire il concetto di paesaggio. Tra i contributi più interessanti di Paul Klee, ne ritroviamo alcuni sul paesaggio che egli affrontava sotto il profilo del rapporto energia-for- ma e guidato da un’ottica di un’unica legge che regolasse i fenomeni morfologici e i processi vitali. Molti sono i provvedimenti che nel corso degli anni sono stati adottati col fine di stabilire le aree di tutela e salva- guardia ambientale e territoriale; tali porzioni di territorio, però, si identificavano con ambiti particolari e specifici come il patrimonio architettonico, il patrimonio ecologico, la vita selvatica ed il suo ambiente naturale, partico- lari tipi di habitat naturali. Tale visione di tutela ha un carattere frammentario, che esclude tutto quel territorio che non ha una caratterizzazione propria oltre al suolo in sé. Sennonché, negli anni ’90 del V entesimo secolo, gli Stati Membri del Consiglio d’Europa, constatando che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse ge- nerale, sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all’attività econo- mica, si riuniscono per realizzare quel documento che nasce col nome di Convenzione Europea del Paesaggio.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Architettura

Autore: Alice Zeni Contatta »

Composta da 227 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1924 click dal 06/04/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.