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Pedalata, carrambata, spaghettata - Funzioni e produttività del suffisso -ATA nell'italiano d'oggi

Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Fiorentini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze Linguistiche
  Relatore: Gaetano Berruto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 161

"A inaugurare la stagione sarà una tranquilla pedalata sul lungomare per finire con un fresco gelato" (La Repubblica – Ed. Bari, 1° luglio 2010); ""E così, dopo le saette contro gli scettici, Sabatini prova con una sorta di carrambata a ritrovare compattezza" (La Repubblica – Ed. Bologna, 9 aprile 2010); "E per chiudere in bellezza, seguirà una spaghettata collettiva" (La Repubblica – Ed. Milano, 9 agosto 2010).
Ognuno dei tre precedenti brani contiene un suffissato in –ATA; un sostantivo, cioè, formato da una base verbale o nominale (ma potrebbe essere anche aggettivale) a cui viene aggiunto, appunto, il suffisso –ATA.
I tre nomi – pedalata, carrambata, spaghettata – nonostante l’identica morfologia sono a prima vista molto diversi. Il primo, deverbale, indica grosso modo l’“atto del pedalare”; il secondo è invece un denominale: deriva da Carràmba, titolo di un programma televisivo condotto da Raffaella Carrà, e significa generalmente “incontro inatteso”, “sorpresa”. Il terzo, spaghettata, anch’esso un denominale, si riferisce a un evento, in genere collettivo, in cui si consuma un pasto a base di spaghetti.
Cosa accomuna questi suffissati, a parte appunto l’essere derivati tramite lo stesso suffisso? Esiste, in altre parole, un significato comune apportato da –ATA?
Raffaele Simone (1983) sosteneva che il processo di derivazione, importante meccanismo di formazione di parola, è solitamente visto come un fenomeno puramente formale, che riguarderebbe essenzialmente il piano dell’espressione, con nient’altro che “scarse e generiche allusioni sul piano del contenuto” (Simone 1983: 40). Secondo Simone invece è indispensabile guardare ai fenomeni di derivazione sia sotto il profilo della forma che sotto quello del significato: esistono nelle diverse lingue possibilità di derivazione per cui a determinati mutamenti formali non sempre corrispondono gli stessi mutamenti di significato; a volte, si riscontrano difformità di comportamento del significato rispetto a quello delle forme.
Il primo intento della mia ricerca è cercare di stabilire se ciò sia vero anche per il suffisso –ATA; se, insomma, a forma simile corrisponda simile significato, oppure no.
Si cercherà quindi individuare e definire (o ridefinire) i significati dei diversi suffissati in –ATA, siano essi denominali, deverbali o deaggettivali, stabilendo tra l’altro se si tratti di un unico suffisso, o, come è stato sostenuto da alcuni autori (per esempio, Scalise 1983) di due suffissi diversi.
Nella prima parte della tesi sono delineati sinteticamente storia e principali significati di –ATA. Sono successivamente prese in esame, in una prima sezione, le diverse ipotesi sul suffisso esposte da chi se ne è occupato a partire dai primi anni del Novecento. In un’altra sezione, infine, mi sono basata su un corpus di neologismi entrati nell’uso nel XX secolo e nel primo decennio del XXI per cercare di delineare a mia volta significati e usi del suffisso prevalenti nell’italiano contemporaneo.

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4 “La FP si fonda sulla coscienza del parlante di poter passare dalla frase alla parola e dalla parola alla frase. Disponendo di una base e avendo la competenza della lingua il parlante può costruire intere serie di neologismi” (Dardano 1983: 16) 0. Premessa Perché –ATA? A inaugurare la stagione sarà una tranquilla pedalata sul lungomare per finire con un fresco gelato (La Repubblica – Ed. Bari, 1° luglio 2010); E così, dopo le saette contro gli scettici, Sabatini prova con una sorta di carrambata a ritrovare compattezza (La Repubblica – Ed. Bologna, 9 aprile 2010); E per chiudere in bellezza, seguirà una spaghettata collettiva (La Repubblica – Ed. Milano, 9 agosto 2010). Ognuno dei tre precedenti brani contiene un suffissato in –ATA; un sostantivo, cioè, formato da una base verbale o nominale (ma potrebbe essere anche aggettivale) a cui viene aggiunto, appunto, il suffisso –ATA. I tre nomi – pedalata, carrambata, spaghettata – nonostante l’identica morfologia sono a prima vista molto diversi. Il primo, deverbale, indica grosso modo l’“atto del pedalare”; il secondo è invece un denominale: deriva da Carràmba, titolo di un programma televisivo condotto da Raffaella Carrà, e significa generalmente “incontro inatteso”, “sorpresa”. Il terzo, spaghettata, anch’esso un denominale, si riferisce a un evento, in genere collettivo, in cui si consuma un pasto a base di spaghetti.

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Parole chiave

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corpus
deaggettivali
denominali
deverbali
italiano contemporaneo
nomi d'azione
nomina actionis
pizzata
sociolinguistica
suffissati
suffisso

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