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Il pluralismo informativo a Vercelli. I giornali locali: prossimità geografica, informazioni di servizio e inchieste

Informazioni tesi

  Autore: Erica Roveglia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Comunicazione Multimediale e di Massa
  Relatore: Mimmo Càndito
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 210

La ricerca si propone di sondare il tipo di rapporto che le quattro testate della Bassa vercellese instaurano con il proprio pubblico e, al contempo, vuole sincerarsi di quanto sostenuto dai detrattori del giornalismo di provincia, ovvero che si tratti di un mestiere condotto senza professionalità e dove mancano servizi di valore e inchieste. Prima però di analizzare i contenuti dei fogli di risaia, si è voluto ripercorrere la genesi storica del giornalismo locale che, in Italia, gli studiosi riconducono agli anni ’80, quando alcune città periferiche conoscono una vivacità produttiva che si traduce in nuove redazioni con tanti giovani collaboratori a costo zero. Una predisposizione alle “piccole cose”, quella del giornalismo locale, che ha fatto la fortuna del Piemonte dove, accanto a una sola testata quotidiana, sono proliferate, con gli anni, pubblicazioni settimanali e bisettimanali. E’ stato fondamentale approfondire le modalità organizzative di questo giornalismo interessato, in primis, a dare ragguagli su quanto succede “sotto casa”. La prima funzione sociale dell’informazione dovrebbe essere dare delucidazioni sul non ancora noto, mentre in questo campo è quanto conosciuto alla maggior parte dei lettori ad essere oggetto di notizia: competizioni sportive, feste di paese, cerimonie religiose. I giornali locali sono definiti “a misura d’uomo” perché l’acquirente diventa parte integrante del processo di confezionamento della notizia, il che si traduce in pagine dove a parlare è chi sta dall’altra parte della scrivania, alle prese con i suoi problemi. Un giornalismo che rivalorizza la chicchera e il pettegolezzo perché preferisce dare la parola alle persone semplici anziché alle autorità. Anche se non mancano gli aspetti negativi: conoscere tutti i tuoi interlocutori porta alla coltivazione di relazioni comode dove il giornale diventa cassa di risonanza di notizie veicolate dalle fonti che contano. Eppure questo giornalismo, votato alla prossimità geografica e all’informazione di servizio, in Italia è sottovalutato mentre all’estero, e in particolare in America, viene insegnato nelle scuole di giornalismo da professori come Jock Lauterer, insegnante alla Penn State University. Dopo aver preso in esame i punti deboli del mestiere ovvero la troppa approssimazione nella stesura del prodotto, a detta di Carlo Sorrentino, e l’assenza di inchieste, per il giornalista Sisto Capra, si sono analizzati quattro numeri delle testate vercellesi: La Sesia (1871), Corriere Eusebiano (1929), Notizia Oggi Vercelli (1990) e Vercelli Oggi (2009). L’analisi dei contenuti e delle scelte di impaginazione e di lessico è servita a cogliere il ruolo che il lettore assume nella gestazione della notizia: per molte delle testate la predisposizione all’ascolto è un valore aggiunto. Ma non mancano casi in cui il giornale cerca di fare il verso ai grandi quotidiani. Si è poi potuto attestare che essere piccoli non pregiudica la possibilità di condurre inchieste; “La Sesia” e “Notizia Oggi” sono l’esempio di come, anche con poche risorse, non ci si stanca di dare al lettore quello che desidera: un giornale ombudsman che, consapevole delle sue potenzialità, contribuisce a informare e a denunciare quanto non funziona nel settore pubblico, e nel privato, con buona pace di tutti i lettori.

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1 Introduzione La ricerca è nata dalla volontà di approfondire l’ambito in cui ho la fortuna di collaborare da ormai tre anni, ovvero il giornalismo locale vercellese, per sondare il tipo di prodotto proposto sul mercato, dagli editori della Bassa, e verificare l’attendibilità di quanto sostenuto dai detrattori del settore: che il giornalismo di provincia sia di serie B. Scarsa professionalità, poche inchieste e rari servizi di valore sono i punti critici per chi esecra il piccolo giornalismo. E’ doveroso osservare che la letteratura sul giornalismo di provincia sia molto carente, perchØ evidentemente il mestiere, in Italia, non ha mai meritato un’approfondita riflessione culturale; se sul mondo dei grandi quotidiani abbondano volumi di ogni sorta, al contrario il lavoro di chi opera nelle redazioni periferiche passa quasi in sordina. Per fortuna la rivista “Problemi dell’Informazione”, di Angelo Agostini, è venuta in soccorso dedicando piø numeri al tema dell’editoria locale. Un paradosso in una società dove alla domanda sempre crescente di notizie a vasto raggio, ce n’è anche una per quanto succede sotto casa. Prima di addentrarci nell’argomento è doveroso fare una precisazione; i pochi libri recuperatati sul tema scandagliano la realtà delle pubblicazioni quotidiane, mentre la nostra tesi verte sul mercato delle pubblicazioni settimanali e bisettimanali. E’ chiaro però che questi mondi, per quanto agli antipodi, siano accomunati da una stessa strategia editoriale: dare attenzione al territorio, agli attori e agli eventi che ospita. Prima di focalizzarci sul caso made in Vercelli, è stato indispensabile contestualizzare storicamente la nascita di un’editoria interessata alla copertura particolareggiata del territorio. Così il primo capitolo, “Dal nazionale al locale: le notizie di prossimità attirano nuovi editori”, è stato riservato alla genesi storica del fenomeno e alle opportunità che hanno permesso a tanti editori di promuovere nuove redazioni. Sinergie e tanti collaboratori a costo quasi zero sono i segreti del fortunoso percorso nel locale. Non sono mancati riferimenti ai settimanali cattolici, colonna portante delle pubblicazioni locali al Nord Italia, che in molti casi hanno saputo affermarsi come

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