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La stregoneria secondo Carlo Ginzburg, Norman Cohn e Stuart Clark

Informazioni tesi

  Autore: Elisa Giovinazzo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Federico Barbierato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

Nella mia tesi ho indagato il fenomeno della stregoneria, inizialmente dal punto di vista generale, come stereotipo,come credenza, di cui possiamo trovare anche odierni studi, della persecuzione, come fenomeno molto diffuso in Europa, in quanto la stregoneria era percepita come emblema di comportamento anti-sociale, di totale rovesciamento di valori determinati. Ho poi attraversato il tema tramite le opere di tre storici, Carlo Ginzburg, Norman Cohn e Stuart Clark. La scelta è caduta sui primi due autori in quanto presentano un'immagine del fenomeno in questione da due diversi punti di vista, nonostante gli elementi ricorrenti che lo costituiscono siano molto simili tra di loro. Ho analizzato le due opere in maniera analitica, percorrendole brevemente nella loro lunghezza per mostrarne la complessità e i percorsi che costoro seguono nel presentare come la nozione di stregoneria si sia affermata nel corso dei secoli.
L'opera di Ginzburg si configura come un'analisi antropologica, una ricerca attraverso miti, riti e credenze. L'opera di Norman Cohn è più lineare, esamina il processo che porta alla costruzione di uno stereotipo nell'arco dei secoli e uno di essi è proprio il sabba. Il suo può essere definito uno studio diacronico.
Infine l’opera di Stuart Clark offre una nuova interpretazione delle credenze di stregoneria tra gli intellettuali europei tra i secoli XV e XVIII, mostrando come queste credenze si mescolano razionalmente con altre credenze del periodo e quanto la natura della razionalità dipenda dal suo contesto storico.

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CAPITOLO I INTRODUZIONE “La stregoneria e la persecuzione delle streghe sono temi che riguardano l'intera umanità”. 1 Nello stereotipo comune streghe e stregoni si radunavano durante la notte, in genere in luoghi solitari, nei campi o sui monti; arrivavano in volo dopo essersi spalmate di unguenti cavalcando bastoni, manici di scopa talvolta in sella ad animali. Giunti a questi raduni, comunemente chiamati sabba costoro rinunciavano alla fede cristiana, profanavano i sacramenti e prestavano omaggio al Diavolo, presenti in forma umana o più spesso semi- animale; seguivano danze, banchetti e infine orge. Prima di rientrare a casa ricevevano unguenti malefici preparati con grasso di bambino e altri ingredienti 2 . Questa descrizione è data dallo storico Carlo Ginzburg e riflette i fondamentali elementi ricorrenti, nonostante le varianti esistenti siano numerosissime. “Questa varietà” secondo lo storico “si contrappone all'uniformità delle confessioni dei partecipanti a questi presunti convegni notturni”. Attraverso i processi condotti tra Quattrocento e Seicento in Europa, come dai trattati di demonologia basati su tali processi, emerge un'immagine molto simile a quella descritta. La cultura europea produsse immagini della stregoneria in cui la prospettiva demonologica cristiana fu preponderante; dopo sant'Agostino (354-430 d.C.) ogni forma di superstizione o magia, sia bianca che nera fu vista come risultato di un patto segreto o dichiarato con il Diavolo. Secondo i teologi medioevali come Burcardo di Worms (965-1025) le streghe erano persone che “accecando sé stesse con illusioni demoniache, si attribuivano in realtà poteri che non possedevano”. I teologi tardo medioevali consideravano le streghe come agenti di una vasta cospirazione progettata contro la società cristiana: esse erano in grado di procurare enormi danni e quindi dovevano essere eliminate. Altri, come uno dei primi avversari delle persecuzioni, Johann Weyer (1515-1588), vedevano le streghe come donne malinconiche verso le quali bisognava comportarsi con indulgenza e amore al fine di sanarle dalle loro folli rappresentazioni. Per i sostenitori del razionalismo europeo e dell'Illuminismo la stregoneria non esisteva e l'uccisione di queste presunte streghe era una pura e scandalosa ingiustizia: come sosteneva August Ludwig Schlozer (1735-1809) era la condanna a morte di poveri innocenti. Durante il Romanticismo Jacob Grimm (1785-1863) definì le streghe “Donne sagge” le quali avrebbero protetto i segreti di una cultura popolare 1 W. Behringher, Le streghe , Il Mulino, Bologna 2008, p. 8. 2 C. Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba , Einaudi, Torino 1989, p. XIII. 1

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