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Mistica cristiana e mistica buddista: una conoscenza che prefigura una possibile unione. Mentre l'uomo è Dio per grazia, Dio è Dio per natura (Taulero).

Informazioni tesi

  Autore: Oriella Orazi
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Antropologia ed epistemologia delle religioni
Anno: 2010
Docente/Relatore: Mauricio Yushin Marassi
Istituito da: Università degli Studi di Urbino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 179

Si è assunto come punto di osservazione privilegiato quello del mistico, colui che svuotandosi di sé può lasciarsi colmare dell’alterità sino a quel superamento di ogni dualità inteso come un “nulla sapere, nulla volere, nulla avere”, senza nulla voler comprendere qualcosa di Dio, perché Dio è al di sopra di ogni comprensione, per giungere a ravvisare la mistica quale aspetto peculiare della dimensione religiosa. Muovendosi dalla dimensione esperienziale, la mistica è l’esperienza diretta e passiva della presenza di Dio, passività che rende possibile esperire di Dio senza mediazioni. Comunicazione con il Numinoso, con il totalmente altro, con l’indicibile ravvisabile come quel momento esperienziale nel quale si possono cogliere i tratti comuni fra le varie religioni per cui, il momento mistico rappresenta quel vertice nel quale si trova possibilità di riconoscimento di una religione con un’altra. Assunto il concetto di mistica come tratto esperienziale libero da quella che si potrebbe definire come la struttura portante di ogni religione, il fenomeno mistico è forse l’unico elemento trasversale alle religioni. L’intento di questa tesi è di mettere a confronto due religioni che esprimono la loro radicale differenza e quindi l’apparente impossibilità di trovare “momenti” d’incontro. E per meglio rappresentare gli emisferi opposti dello stesso pianeta religione, sono stati presi in esame il cristianesimo per quanto attiene all’Occidente e di il Buddismo per quanto attiene all’Oriente. Entrambi, colti nella loro essenza, non potrebbero meglio rappresentare o incarnare la diversità dal punto di vista soteriologico, culturale, esistenziale e strutturale. Muovendosi proprio dalle differenze, si è cercato di arrivare ad individuare le assonanze nei rispettivi tratti comuni. Tentativo di confronto reso possibile tramite la mistica, dimensione presente in ogni religione e capace di liberare il campo da quelle che sono le “scorie” per lasciare fulgida l’essenza.
Nel Cristianesimo tutto è attraversato dall’essere persona, anche nel grado sommo della mistica si assiste “all’incontro”, quell’incontro che pur passando per l’annullamento di sé stesso è verso Qualcuno che guarda, al quale anelare per una immersione e totale perdita di sé.
Tutto ciò se pur sommariamente tratteggiato, trova il suo contrario nel Buddismo. Dimensione dal cielo già sgombro di deità, non essendo una religione atea ma neppur teista. Partendo dall’immagine di Buddha seduto nella quiete, insieme alla consapevolezza che la modalità dell’esistere è il vuoto, si può incominciare a delineare quello che è il diverso percorso per raggiungere lo stato mistico che fa incontrare, secondo l’ipotesi di questo lavoro, ogni religione nei suoi tratti di possibile assonanza. Mettendo da subito in luce quella che, secondo il pensiero Buddista è una contraddizione in termini, cioè il parlare di incontro, là dove “il non attaccarsi a nulla” è premessa e scopo, il sostenersi “vuoto” nel vuoto, pone fuori da ogni tipo di relazione, anche quella sublimata e trasfigurata nella notte nera inondata dalla luce entro l’esperienza mistica, ma è un praticare il “come” stare in quel continuo esercizio volto al non attaccamento, fondamento di ogni liberazione dal determinato. Vacuità come assenza di essere e non essere. Conoscenza che sa che non c’è nulla da conoscere se non la liberazione da tutto ciò che è esperibile, perché conoscere è comprendere la vera natura delle cose che è vacuità, la quale non sta a significare un estremo da dover raggiungere, una direzione obbligata verso l’annichilimento e l’eliminazione drastica dell’io, ma la consapevolezza di uno stato, di un modo di essere, l’unico in cui “l’essenza” è il vuoto stesso. L’unico incontro possibile è quello che non potrà avere corpo perché il corpo si è già dileguato.
Con alcuni frammenti del pensiero della Weil è pensabile stabilire una sorta di trait d’union tra la relazione dell’incontro e la distanza dell’assenza: “Ci si unisce a Dio così: non potendosene avvicinare. La distanza è l’anima del bello”. “Noi siamo nell’irrealtà, nel sogno. Rinunciare alla nostra illusione di essere situati al centro, significa aprire gli occhi alla realtà, all’eternità, vedere la vera luce, sentire il vero silenzio.”
La realtà (bhūta) va guardata secondo realtà, e chi così vede la realtà si libera. “La Vacuità è eliminazione di tutte le opinioni”. Il silenzio è il “luogo” in cui le determinazioni delle opinioni si dissolvono.
Concludendo va detto che se la premessa poteva essere contenuta nel pensiero di K. Rahner “L’uomo religioso del futuro dovrà essere un mistico, uno che ha fatto esperienza, oppure non sarà affatto religioso”, altresì la conclusione potrebbe essere stigmatizzata dall’incontro di cristianesimo e buddhismo secondo quanto asserito dallo storico delle religioni P. Tillich ovvero che da tale incontro potrebbe derivare una rivoluzione spirituale. E forse aveva ragione

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4 PREMESSA La parola «Mistica» ha origine greca, nella radice del verbo myein, che indica l'atto di chiudere, anzi di socchiudere, gli organi dei sensi, ed è in connessione con il concetto religioso arcaico di 'mistero', che indicava una dimensione non tanto misteriosa quanto iniziatica, riservata a coloro che erano stati adeguatamente istruiti, anche attraverso un processo di purificazione. In questo senso myste era l'iniziato al mysterion, mystagogo colui che introduceva al mistero stesso. Scopriamo così che, prima di tutto, questa parola si riferisce proprio alla segretezza e all'incomunicabilità dell'esperire il sacro. L'ineffabilità e la vaghezza del termine ha una diretta relazione con i diversi modi con i quali la stessa dimensione mistica è stata accostata e vissuta, corrispondendo, quindi, alle nozioni della Divinità che santi e mistici hanno tramandato nei loro scritti e nei loro discorsi: come una Edith Stein che parla di un contatto con Dio per mezzo della fede che individua come «l‘unica via verso l‘incomprensibile Iddio, e che solo allora le verrà concessa la contemplazione mistica, il raggio di tenebra, la misteriosa sapienza di Dio, la conoscenza oscura e vaga: che riconosce come l‘unica adatta all‘incomprensibile Iddio, che acceca l‘intelletto presentandoglisi sotto forma di tenebra»; o come in Eckhart, in cui Dio è descritto con una teologia al negativo, come un Non-Essere, un Nulla, il Vuoto. E come si potrebbe, d'altronde, spiegare l‘incomprensibile, il vuoto o il nulla? La Mistica può essere per esteso una intera disciplina spirituale che tenta di gettare un ponte verso l'Assoluto. Ma parlare di Mistica, che da «aggettivo», nel passato, solo in epoca più recente ha assunto il valore di «sostantivo», comporta tener presente i diversi approcci che sono stati seguiti nel tempo, da quello esperienziale a quello speculativo. Sottolineando la dimensione esperienziale, si può asserire che «La mistica è l‘esperienza diretta e passiva della presenza di Dio». 1 Misticismo è l'esperienza di Dio senza mediazioni, è la comunicazione con il Numinoso, la comunione con il Divino. Il momento mistico rappresenta quel vertice nel quale si trova possibilità di rico- _____________________________________ 1. A. Deblaire, Temoignage mystique chretienne. in Studia missionalia 26, 1977, 117.

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