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Renato Fucini esploratore a occhio nudo da Napoli alla Maremma toscana

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Bianco
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Pasquale Sabbatino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

Il presente elaborato ha lo scopo di delineare compiutamente il profilo di Renato Fucini, letterato di Monterotondo Marittimo, nato nel 1843 e morto nel 1921, ingegnere prestato alla letteratura.
Il primo capitolo affronta la biografia e la produzione letteraria di Renato Fucini. Si è prestata attenzione allo sfondo storico, ovvero quello dell’Italia preunitaria e postunitaria: il maremmano infatti vivrà questi anni cruciali, in cui si condensano sia le speranze risorgimentali, sia le preoccupazioni post-unitarie, quando fatta l’Italia ci si renderà conto che c’erano da fare ancora gli italiani. L’infanzia e l’adolescenza sono scandite da un continuo peregrinare di città in città, ma solo a Pisa, dove si recherà nel 1859 per studiare medicina, realizzerà di aver raggiunto la sua patria ideale. Pisa sarà l’ispiratrice della sua iniziazione poetica, tanto che Renato sceglierà il dialetto locale per scrivere appunto quei Cento Sonetti in vernacolo pisano (pubblicati nel 1872) che decretarono il suo successo e lo resero noto ai letterati del tempo. La raccolta dei Cento Sonetti, pubblicati con lo pseudonimo di Neri Tanfucio (simpatico anagramma del suo nome e cognome) presenta una struttura abbastanza organica: il protagonista è appunto Neri, un tipo osservatore e burlone, appartenente alla piccola borghesia e non al popolo. I sonetti sono sia di indole comica che tragica e in tutti viene presentato un mondo, una società fatta di problemi, illusioni e disillusioni, e Neri la dipinge col suo sguardo e col suo riso che talvolta si fa amaro e altrettante volte irriverente.
Si è cercato, inoltre, di identificare le differenze con la seconda racconta intitolata Cinquanta nuovi sonetti in vernacolo pisano, del 1879. La presenza dialogica che aveva caratterizzato la prima raccolta viene meno, la poesia sembra essere scritta di getto ed è priva di quella nota gaia e spontanea della produzione precedente.
Si è passati a delineare, quindi, la prima produzione in prosa di Fucini strettamente collegata alle questioni sociali del tempo. Come si è detto, infatti, questi anni furono difficili per la storia italiana, soprattutto all’indomani dell’Unità quando emerge l’enorme divario tra Nord e Sud del paese. Intellettuali e artisti del tempo si sensibilizzarono e sentirono il bisogno di documentare le difficili condizioni del Meridione. Pasquale Villari nelle Lettere meridionali scritte al direttore de «L’Opinione» Giacomo Dina, aveva denunciato con vigore l’inaccettabile questione sociale dell’antica capitale borbonica. Fu proprio Villari a proporre a Fucini un viaggio a Napoli, con lo scopo di raccogliere materiale informativo per scrivere un libro di denuncia. Fucini partì alla volta di Napoli col suo inseparabile taccuino di appunti nel 1877, e da questa esperienza nasce Napoli a occhio nudo, curioso reportage giornalistico scritto sotto forma di Lettere ad un amico (pubblicato nel 1878 a Firenze) che sancisce il suo battesimo come scrittore di prosa. Nel 1879 fu nominato Ispettore delle scuole pubbliche e gli furono affidate le scuole del circondario di Pistoia. Quest’incarico gli permise di esplorare l’Appennino pistoiese e di conoscere usi e costumi che forniranno materiale per i suoi racconti. Proprio in questi anni scrisse infatti le novelle che faranno parte della raccolta Le Veglie di Neri (che vide la luce nel 1882) e che iniziano a venir pubblicate sulla «Nuova Antologia».
A questa raccolta nel 1897 ne seguì un’altra: All’aria aperta, con cui si può dire che la produzione letteraria di Fucini sia terminata.
Si è affrontata inoltre anche l’ultima produzione di Fucini, quella meno analizzata, ovvero le opere per l’infanzia e gli scritti autobiografici. Durante i primi anni del suo pensionamento scrisse cinque volumi per le scuole elementari, dal titolo Mondo Nuovo, e l’adattamento in italiano di un testo russo nella versione dal titolo Il Bambino di Gommelastica. Spinto dall’amico Guido Biagi scrisse le sue memorie in forma aneddotica raccolte sotto il titolo di Acqua Passata, e parte delle sua autobiografia in Foglie al Vento, ambedue pubblicate postume nel 1921, anno della morte di Fucini. Queste memorie sono importanti per i dati informativi che contengono sia sulla personalità dello stesso Fucini, sia sulle figure di letterati, pittori, scultori, uomini politici e scrittori con cui il maremmano è venuto in contatto.

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1 CAPITOLO PRIMO Renato Fucini: vita e opere I.1 Gli anni pisani e l’esordio poetico Renato Fucini nasce a Monterotondo, frazione di Massa Marittima, in provincia di Grosseto l‟8 aprile del 1843. 1 In realtà la nascita a Monterotondo è dovuta al caso, in quanto il padre David, medico di una Commissione Sanitaria Governativa, si trovava lì per lavoro, insieme al dottor Michele, padre di Giosuè Carducci. Il piccolo Giosuè fu un caro amico di infanzia a cui Fucini rimase legato per il resto della vita. Il periodo storico che fa da sfondo alla nascita e alla crescita di Renato è uno dei più controversi della storia d‟Italia. In quegli anni si vivevano le Guerre d‟Indipendenza e sembrava concretizzarsi il sogno di unire l‟Italia. Lo stesso Fucini, in gioventù, sarà un ammiratore di Garibaldi. Egli vive sia le ansie anteriori all‟unificazione, sia i 1 Per il profilo biografico di Renato Fucini sono state prese in esame le seguenti fonti bibliografiche: L.G. SBROCCHI, Renato Fucini L’uomo e L’opera, Messina-Firenze, D‟Anna, 1977; C. SGROI, Renato Fucini, Firenze, Sansoni, 1943; P. BARGELLINI, A veglia con Renato Fucini, Firenze, Vallecchi, 1943.

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