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Il Mezzogiorno, e la “Questione meridionale” oggi: tra Mafie, Legalità e Terzo Settore

Informazioni tesi

  Autore: Angela Carbone
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Management delle Politiche e dei Servizi Sociali
  Relatore: Antonello Canzano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 205

Il divario di sviluppo fra Nord e Sud è uno dei problemi di policy di più antica data per il nostro paese. Dal dopoguerra ad oggi è stato sperimentato un ampio ventaglio di misure, dirette e indirette, per ridurlo, mobilitando quote rilevanti di spesa pubblica. Il destino comune di queste misure, tuttavia, è stato quello di cader vittima di “spirali distributive”: ovvero erogazioni di benefici concentrati, rivolti a singole aree o singole categorie sociali, effettuate in base a logiche di mantenimento del consenso, ma largamente inefficaci nel promuovere lo sviluppo. Questa sindrome perversa ha raggiunto il suo culmine negli anni settanta e ottanta: in quei due decenni le spirali distributive hanno trasformato l’intervento straordinario per il Mezzogiorno in un alimentatore di sottosviluppo sussidiato.

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CAPITOLO I Analisi storica: l’intervento straordinario nel mezzogiorno italiano 1.1 - La ricostruzione post-bellica e il Piano Marshall Alla fine della seconda guerra mondiale il Mezzogiorno si mostrava come un’area forte- mente indebolita, con riguardo sia alle città, semidistrutte dai bombardamenti, sia alle campagne, i cui abitanti vivevano in condizioni di indigenza. La struttura economica era basata su un’agricoltura tradizionale e poco produttiva, appena sufficiente per l’auto so- stentamento mentre l’industrializzazione non aveva quasi toccato queste aree del paese. Se si escludevano i centri industriali di Napoli, Taranto, Bari e Catania, il “il Sud d’Italia” aveva tutti i caratteri di un’area sottosviluppata, con bassa produttività del lavoro, forte disoccupazione, basso reddito procapite, condizioni di vita molto disagevoli, ed un drammatico squilibrio tra risorse e popolazione. Agli alleati angloamericani sbarcati in Sicilia, il Meridione apparve anche caratterizzato da un intenso stato di conflitto sociale, giacché i disagi dovuti alle distruzioni belliche si univano alle continue mobilitazioni dei contadini, che rivendicavano l’assegnazione delle terre incolte. Il decollo del Mezzogior- no appariva loro, quindi, un passaggio inevitabile per difendere dalla minaccia comunista la neonata democrazia e il capitalismo in Italia, sicché a Washington si decise di sostene- re il processo di ricostruzione post-bellica tramite appositi aiuti istituendo l’United Na- tions Relief and Renhabilitation Administration (UNRRA), formalmente controllata dal- le Nazioni Unite, ma in realtà sostenuta dagli Stati Uniti. Il problema dell’industria- lizzazione del Mezzogiorno è dunque posto dall’Associazione per lo sviluppo dell’in- dustria nel Mezzogiorno (SVIMEZ) al centro della politica economica nazionale, nella convinzione che da esso non possa prescindersi, se si vuole ridurre progressivamente, e alla fine eliminare, il divario con il resto del paese. Tale impostazione è presente sin dall’inizio - la SVIMEZ fu istituita il 2 dicembre del 1946, a sostegno di una politica

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