Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il Mezzogiorno, e la “Questione meridionale” oggi: tra Mafie, Legalità e Terzo Settore

Il divario di sviluppo fra Nord e Sud è uno dei problemi di policy di più antica data per il nostro paese. Dal dopoguerra ad oggi è stato sperimentato un ampio ventaglio di misure, dirette e indirette, per ridurlo, mobilitando quote rilevanti di spesa pubblica. Il destino comune di queste misure, tuttavia, è stato quello di cader vittima di “spirali distributive”: ovvero erogazioni di benefici concentrati, rivolti a singole aree o singole categorie sociali, effettuate in base a logiche di mantenimento del consenso, ma largamente inefficaci nel promuovere lo sviluppo. Questa sindrome perversa ha raggiunto il suo culmine negli anni settanta e ottanta: in quei due decenni le spirali distributive hanno trasformato l’intervento straordinario per il Mezzogiorno in un alimentatore di sottosviluppo sussidiato.

Mostra/Nascondi contenuto.
CAPITOLO I Analisi storica: l’intervento straordinario nel mezzogiorno italiano 1.1 - La ricostruzione post-bellica e il Piano Marshall Alla fine della seconda guerra mondiale il Mezzogiorno si mostrava come un’area forte- mente indebolita, con riguardo sia alle città, semidistrutte dai bombardamenti, sia alle campagne, i cui abitanti vivevano in condizioni di indigenza. La struttura economica era basata su un’agricoltura tradizionale e poco produttiva, appena sufficiente per l’auto so- stentamento mentre l’industrializzazione non aveva quasi toccato queste aree del paese. Se si escludevano i centri industriali di Napoli, Taranto, Bari e Catania, il “il Sud d’Italia” aveva tutti i caratteri di un’area sottosviluppata, con bassa produttività del lavoro, forte disoccupazione, basso reddito procapite, condizioni di vita molto disagevoli, ed un drammatico squilibrio tra risorse e popolazione. Agli alleati angloamericani sbarcati in Sicilia, il Meridione apparve anche caratterizzato da un intenso stato di conflitto sociale, giacché i disagi dovuti alle distruzioni belliche si univano alle continue mobilitazioni dei contadini, che rivendicavano l’assegnazione delle terre incolte. Il decollo del Mezzogior- no appariva loro, quindi, un passaggio inevitabile per difendere dalla minaccia comunista la neonata democrazia e il capitalismo in Italia, sicché a Washington si decise di sostene- re il processo di ricostruzione post-bellica tramite appositi aiuti istituendo l’United Na- tions Relief and Renhabilitation Administration (UNRRA), formalmente controllata dal- le Nazioni Unite, ma in realtà sostenuta dagli Stati Uniti. Il problema dell’industria- lizzazione del Mezzogiorno è dunque posto dall’Associazione per lo sviluppo dell’in- dustria nel Mezzogiorno (SVIMEZ) al centro della politica economica nazionale, nella convinzione che da esso non possa prescindersi, se si vuole ridurre progressivamente, e alla fine eliminare, il divario con il resto del paese. Tale impostazione è presente sin dall’inizio - la SVIMEZ fu istituita il 2 dicembre del 1946, a sostegno di una politica

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Sociali

Autore: Angela Carbone Contatta »

Composta da 205 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4301 click dal 30/03/2011.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.