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L'anno zero di Pol Pot. La rivoluzione cambogiana (1975-1979)

In questo elaborato il mio intento è quello di far luce sulle poco conosciute vicende che hanno caratterizzato i quattro anni di regime rivoluzionario in Cambogia - dal 1975 al 1979 -, di analizzare le caratteristiche del fenomeno rivoluzionario in generale, e di teorizzare i motivi per i quali una rivoluzione di tale portata abbia trovato terreno fertile per insediarsi in un territorio come l’Indocina e la Cambogia in particolare.
In un excursus storico contenuto nel primo capitolo del mio lavoro, tenterò di spiegare come la Cambogia sia passata dalla società fiorente degli spettacolari templi di Angkor wat, alla “Kampuchea Democratica” delle opere pubbliche costruite senza alcun sapere scientifico e teorico, ritenuto borghese e quindi negativo. P Secondo i dati forniti dal politologo Rudolph J. Rummel, il democidio compiuto durante i 3 anni, gli 8 mesi e i 20 giorni del governo dei comunisti khmer rossi provocò l’assassinio di circa 2.400.000 persone. La popolazione cambogiana arrivava ai 7.000.000 di persone. Chiaro quindi, che questa rivoluzione venga definita, per proporzionalità, una delle più sanguinose della storia. Dal 1975, i khmer rossi ottennero il potere e isolarono completamente la Cambogia dal mondo, chiudendo le ambasciate e sospendendo i collegamenti aerei. Abolirono la moneta, collettivizzarono l’economia, desertificarono la capitale Phnom Penh, e tutte le altre città. Smantellarono religione, sistema scolastico e abolirono tutte le professioni borghesi. Imposero ai cambogiani una nuova identità, in nome dell’uguaglianza esplicitata da una sorta di divisa imposta a tutti: un “sampot” nero. Come vedremo, la rivoluzione cambogiana, a seguito di tante altre, può essere considerata una rivoluzione concepita come rigenerazione materiale e morale dell'uomo tramite la prometeica costruzione di un Regno di Dio senza Dio. Questa volontà suppone indubbiamente una visione negativa del mondo così come esso si presenta all’uomo moderno: il male e la sofferenza, che sono inscindibilmente legati alla condizione umana, non sono più considerati tollerabili, e si perviene così alla conclusione che sia necessaria un’azione di forza - una rivoluzione - che possa trasformare questo mondo imperfetto in quel Paradiso che nessuno ha più la pazienza di attendere.

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4 Introduzione Il 17 febbraio del 2009, a trent‟anni dalla fine del regime dei khmer rossi in Cambogia, ha avuto inizio il processo all‟ex leader dei khmer rossi Kaing Guek Eav, detto “Duch”, direttore del campo di prigionia S21, accusato di crimini contro l‟umanità. Contemporaneamente si celebrava il trentesimo anniversario della breve ma sanguinosa guerra tra la Cina e il Vietnam, che rappresenta l‟epilogo di un regime considerato tra i più violenti del XX secolo, frutto di una delle rivoluzioni più radicali che si possano ricordare: quella cambogiana. Nel 1979, quando il Vietnam rovesciò il regime dei khmer rossi la Cina si sentì sfidata in casa propria dal partito comunista vietnamita, nato proprio con l‟aiuto cinese. Così Pechino, ordinò “di dare una lezione ad Hanoi”, e di mantenere al potere il leader dei khmer rossi: Pol Pot. La guerra durò meno di un mese ma causò tra i venti e i trentamila morti. La strage fu la degna conclusione di 4 anni di un regime spietato. In questo elaborato il mio intento è quello di far luce sulle poco conosciute vicende che hanno caratterizzato i quattro anni di regime rivoluzionario in Cambogia - dal 1975 al 1979 -, di analizzare le caratteristiche del fenomeno rivoluzionario in generale, e di teorizzare i motivi per i quali una rivoluzione di tale portata abbia trovato terreno fertile per insediarsi in un territorio come l‟Indocina e la Cambogia in particolare. In un excursus storico contenuto nel primo capitolo del mio lavoro, tenterò di spiegare come la Cambogia sia passata dalla società fiorente degli spettacolari templi di Angkor wat, alla “Kampuchea Democratica” delle opere pubbliche costruite senza alcun sapere scientifico e teorico, ritenuto borghese e quindi negativo. Nel 1953 la Cambogia ottenne l‟indipendenza dopo un lungo periodo di protettorato francese. Il giovane re Sihanouk guidò il paese verso la modernizzazione adottando ad ampio raggio il modello culturale occidentale – nella fattispecie francese – e mortificando così la tradizione cambogiana. Nonostante le scelte di Sihanouk portassero l‟economia e la cultura cambogiana verso il declino, opporsi al tentativo di modernizzazione era difficile, essendo il re, insieme con il suo partito “Sangkun “, l‟unico legittimato a partecipare alle decisioni politiche. La sinistra, alla quale era stato vietato di esprimersi, tentò così di conquistare - seguendo i consigli di Mao Tze tung - prima la popolazione contadina, alienata e scontenta della condizione economica e politica del proprio paese, e

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Rossella Palma Contatta »

Composta da 76 pagine.

 

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