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Evoluzione del paesaggio e cambiamenti di uso del suolo dal 1954 al 2006 nelle foreste di Tovanella e Cajada (Dolomiti - Belluno)

In questo elaborato si presentano i risultati ottenuti dal lavoro condotto nell’ambito del progetto di collaborazione “Ricerca scientifica per individuare buone regole di gestione delle foreste in aree di interesse naturalistico” tra dipartimento Te.S.A.F. e Corpo Forestale.
Il lavoro ha come obiettivo quello di determinare se e come diversi livelli di pressione antropica sui territori indagati possono avere delle ripercussioni sull’evoluzione del paesaggio. Per fare ciò si sono scelte due aree, oggetto già di altri studi precedenti. La Val Tovanella che dagli anni Cinquanta non è più gestita e dal 1971 è diventata Riserva Naturale Orientata, e la Val di Cajada che invece è continuata ad essere gestita seppur con ritmi e intensità minori rispetto al passato. Si sono poi ricercate e analizzate serie di foto aeree storiche sia in formato cartaceo che digitale considerando un arco temporale di 52 anni, dal 1954 al 2006 dalle quali poter riconoscere i diversi usi del suolo. Strumento insostituibile nella conduzione delle analisi è stato il GIS attraverso il quale si sono potuti estrarre dalla lettura del territorio tutti i dati necessari. Dopo una prima fase di preparazione del materiale attraverso il processo di correzione delle foto e ortorettifica si è passati alla classificazione in cinque diverse classi di uso del suolo (bosco - prato e pascolo - prateria - arbusteto - rocce e ghiaioni).
Le analisi hanno dimostrato che dei profondi cambiamenti hanno interessato le due aree e che il bosco è notevolmente aumentato in superficie a rioccupare gli antichi territori strappati dall’opera dell’uomo. L’effetto maggiore, per le conseguenze che porta con sé, è stata la drastica diminuzione di spazi aperti quali prati pascoli o praterie che assicurano all’ambiente un alto potere nella conservazione della biodiversità. Il calcolo di alcuni indici del paesaggio e le loro elaborazioni statistiche hanno dimostrato che di maggior impatto sono stati gli effetti in Val Tovanella dove sostanzialmente queste cenosi sono sparite lasciando il posto ad un unico “mare verde” di bosco. La gestione attiva del territorio, come avvenuto in Cajada, ha invece permesso il mantenimento di un certo grado di mescolanza e connettività tra i diversi ecotopi. Tutto ciò fa quindi concludere che la presenza dell’uomo, in realtà locali, come sono le due studiate, e secondo modi e criteri dettati dall’ecologia, è l’unica via percorribile se si vuole mantenere elevato il valore di diversità biologica di queste aree.

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11 1 Introduzione 1.1 Le modificazioni del territorio forestale montano Da tempi immemorabili l’uomo si serve dell’ambiente che lo circonda per ricavare le risorse necessarie al suo sostentamento. Lo sfruttamento de l territorio attraverso i secoli ha portato alla trasformazione periodica dell’ambiente e del p aesaggio con un ritmo intimamente connesso alla presenza dell’uomo nel territorio e a gli andamenti demografici, sociali ed economici in esso avvenuti (Aceto, Pividori et al. 2000; Sgarbossa 2008). In particolare negli ultimi decenni si è assistito ad un fenomeno di spo polamento delle zone marginali, specie quelle montane, e un esodo delle popolazioni verso le aree di pianura, con un conseguente abbandono delle attività tradizionalmente legate al territorio montano (Höchtl and Burkart 2000; Sgarbossa 2008; Sitzia 2009). Le motivazioni di ciò vanno ricercate nella cessata economicità della vita rurale montana, a favore delle più innovative e remunerative opportun ità offerte dalla pianura. Le zone di valle sono state infatti sempre più occupate e sfruttate, mentre i versanti montani, specie quelli a maggior acclività come Tovanella, sono stati abband onati in modo più o meno repentino (Geri, Granziera et al. 2008). Diretta conseguenza di questo fenomeno sociale è st ata la progressiva rinaturalizzazione delle aree rurali che, specie nel piano montano, st anno lentamente cedendo il passo all’avanzata del bosco a rioccupare gli antichi con fini (Aceto, Pividori et al. 2000; Garbarino and Pividori 2006). Se da un lato questo fenomeno porta al ritorno ad uno stadio di seminaturalità, dall’altro si assiste alla diminuzione di variabili tà di ambienti ed ecosistemi che, finemente mescolati assieme a fornire numerose fasce di ecoto no, fornivano una elevata diversità biologica (Höchtl, Lehringer et al. 2005). In parti colare ci sono studi che analizzano come la biodiversità connessa all’agricoltura sia minacciat a tanto dall’intensivizzazione quanto dall’abbandono delle pratiche agricole (Marriott, F othergill et al. 2004). Con maggior evidenza questi fenomeni sono osservabili in aree protette c ome la Val Tovanella, in cui il regime riservistico imposto ha portato ad un cessazione to tale e istantanea dei ogni attività antropica a partire dagli anni Cinquanta. Molto spesso ciò si è tradotto in una massiccia ricolonizzazione e chiusura del bosco a carico di cenosi erbacee un te mpo mantenute aperte dall’uomo (Lingua, Calvo et al. 2006) che per le loro caratteristiche rivestivano un’importantissima funzione di inerzia ecologica nel mantenere alto il numero di h abitat e la loro fine mescolanza. Il grado

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Agraria

Autore: Andrea Sgarbossa Contatta »

Composta da 74 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 307 click dal 07/03/2011.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.