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La vaghezza: uno sguardo wittgensteiniano

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Gregoratto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Maria Sbisà
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 128

Il presente lavoro si occupa di due tematiche che a prima vista possono apparire lontane e non riconducibili a un comune ambito di studi: il problema filosofico della vaghezza e quello che è comunemente definito come il secondo periodo del pensiero wittgensteiniano.
L'importanza teorica della vaghezza deriva dalla centralità di problemi che essa solleva nell'ambito della riflessione sulla natura del significato, sul rapporto tra linguaggio, mente e realtà e sulla natura stessa della realtà. Questi temi costituiscono l'asse portante della riflessione in molteplici campi: filosofia, linguistica, psicologia, ontologia e scienze della natura.
Con la parola vago si intende definire un concetto come privo di confini precisi, i cui contorni, che separano ciò che fa parte del concetto da ciò che non ne fa parte, ciò che è interno ad esso da ciò che è esterno, sono sfumati. Se un termine è vago si potranno sempre trovare numerosi oggetti dei quali non si potrà affermare con certezza se essi rientrino o meno all’interno della specificazione individuata dal termine vago in questione.
Nel presente lavoro si tenta di mettere in atto un confronto critico tra il problema filosofico della vaghezza, e il pensiero di Wittgenstein che emerge soprattutto nelle Ricerche Filosofiche.
Tale confronto non può avvenire nel campo dei contenuti in quanto gli obiettivi delle due filosofie sono diversi: i teorici delle teorie della vaghezza si interessano ad argomenti quali: le cause che fanno sì che all’interno del nostro linguaggio siano presenti espressioni linguistiche vaghe; le condizioni di verità di un enunciato contenente termini vaghi; in che modo, in che misura, a quali condizioni un enunciato contenente espressioni linguistiche vaghe può dirsi vero o falso.
Wittgenstein affronta la questione in modo molto diverso: per lui il problema non consiste nello stabilire come la vaghezza funziona e agisce sul nostro linguaggio, quali ripercussioni essa ha sulla nostra capacità di dire il vero attraverso il linguaggio. Wittgenstein non parla della vaghezza in modo molto esteso, questa questione emerge in maniera esplicita solo in una manciata di aforismi delle sue Ricerche.
In questi al contrario si stabilisce che la vaghezza non è un problema di ordine pratico, ma può diventarlo di ordine filosofico se la totale esattezza e precisione risulta essere l’obiettivo ricercato dalla filosofia.
Wittgenstein parla raramente della vaghezza in modo esplicito, ma si può notare, ed è quello che se è cercato di fare io nel presente lavoro, come questo tema si intrecci in maniera molto forte a tutte le tematiche principali delle Ricerche, o almeno a quelle che sono in un certo senso preliminari allo sviluppo dell’opera, quelle che contribuiscono a determinare le linee guida del pensiero wittgensteiniano, come ad esempio giochi linguistici, somiglianze di famiglia, significato inteso come uso.
La questione della vaghezza, con l’insieme di problematiche che essa porta con sé, è in un certo senso sottostante a tutte queste questioni trattate da Wittgenstein, è lo sfondo della sua filosofia, la quale si fa carico di questa problematica nella stessa elaborazione delle sue teorie e posizioni.
Il lavoro si suddivide in una prima parte più generale in cui vengono affrontati questi argomenti separatamente, e una seconda parte più specifica in cui si entra nel dettaglio delle diverse questioni e si cerca di compiere quel confronto critico che rappresenta l’obiettivo della tesi.
Le conclusioni cercano di stabilire se gli autori che si occupano di vaghezza abbiano tenuto conto nei loro lavoro gli aspetti principali e fondanti della filosofia wittgensteiniana; la risposta sarà negativa.

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6 INTRODUZIONE. Il presente lavoro si occupa di due tematiche che a prima vista possono apparire lontane e non riconducibili a un comune ambito di studi: il problema filosofico della vaghezza e quello che è comunemente definito come il secondo periodo del pensiero wittgensteiniano. L'importanza teorica della vaghezza deriva dalla centralità di problemi che essa solleva nell'ambito della riflessione sulla natura del significato, sul rapporto tra linguaggio, mente e realtà e sulla natura stessa della realtà. Questi temi costituiscono l'asse portante della riflessione in molteplici campi: filosofia, linguistica, psicologia, ontologia e scienze della natura. Se infatti vaghezza è un fenomeno che emerge nel linguaggio ordinario e interessa termini appartenenti a diverse categorie lessicali come aggettivi, verbi, sostantivi, nomi propri, allora necessariamente tale fenomeno produrrà degli effetti concreti sul linguaggio da noi utilizzato quotidianamente per svolgere le molteplici attività che esso rende possibili. Le espressioni linguistiche vaghe, pur appartenendo a categorie lessicali differenti, evidenziano alcuni elementi in comune che possono essere considerati caratteristici del fenomeno della vaghezza: esse cioè i. danno luogo a casi borderline, ii. presentano confini che almeno in apparenza possono definirsi indeterminati, iii. sono suscettibili al cosiddetto paradosso del sorite. I casi borderline sono casi per i quali non è chiaro se le espressioni linguistiche utilizzate per descriverli vi si applichino o meno. Per esempio, un individuo è un caso borderline del predicato “essere calvo” quando non è chiaro se l‟individuo in questione possa essere legittimamente definito in tal modo, dato il particolare numero di capelli presente sulla sua testa. L‟assenza di confini determinati si riscontra nel momento in cui ci si interroga sull‟applicabilità di una certa espressione linguistica: l‟estensione di un predicato è l‟insieme degli oggetti a cui esso si applica veridicamente; dire che il confine dell‟estensione è indeterminato significa che non è possibile stabilire qualcosa che possa costituire l‟elemento discriminante in grado di decretare ciò che può o non può legittimamente far parte dell‟estensione del termine stesso. Per

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