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La psicologia di massa nell’analisi del totalitarismo

Informazioni tesi

  Autore: Bianca Maratea
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Gianni Dessì
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 66

L’origine della psicologia collettiva la possiamo collocare alla fine del diciottesimo secolo con gli studi di Le Bon. Verrà esaminato nel primo capitolo della trattazione il suo testo più noto: la Psicologia delle folle, il quale ancora oggi rimane un testo attuale, sia per il poco sviluppo negli ultimi anni dello studio di questi fenomeni, sia per la natura delle folle che essenzialmente è proprio quella descritta da Le Bon. Nel secondo capitolo, si proseguirà con quelli che possiamo definire i suoi successori, Freud, Ortega y Gasset e Reich, i quali hanno trattato il tema della psicologia collettiva, in un’epoca storica diversa nella quale il processo di trasformazione in massa dell’individuo si stava attuando. Un’epoca dove la guerra aveva inciso e trasformato la società, rendendola sempre meno differenziata. Nel terzo capitolo invece si cercherà di stabilire in che modo abbia inciso per i totalitarismi la presenza degli uomini- massa e in che modo i dittatori abbiano sfruttato questa presenza e quali tecniche abbiano desunto dal libro di Le Bon. Si cercherà quindi di delineare il profilo della folla dall’800 alla seconda guerra mondiale, analizzando i differenti contesti storici ed i comportamenti che essi hanno originato.

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4 Introduzione Risulta ancora attuale lo studio di una folla e le dinamiche che spingono un individuo a cambiare nel momento in cui si trova in alcuni contesti. Si possono citare numerosi casi in cui gruppi di persone riunite insieme compiono gesti che individualmente non avrebbero mai compiuto. Possiamo fare l’esempio di una partita di calcio, dove i tifosi riempiono gli stadi, creando episodi di violenza o di disordine che lasciano sbigottita l’opinione pubblica. Possiamo citare un episodio limite, ma che rende l’idea di come, lo studio delle folle sia ancora un tema molto interessante da trattare. Il 21 marzo 2004, il derby Lazio-Roma è stato sospeso per un’informazione sbagliata, qualcosa che non era accaduto ha provocato un’interruzione di una partita. Infatti, si era diffusa tra i tifosi la notizia della morte di un bambino per opera delle forze di polizia all’esterno dello stadio. Nonostante le smentite ufficiali, la folla di tifosi ha continuato a protestare fino ad ottenere la sospensione della stracittadina ed il rifiuto dei giocatori di continuare la partita. Non era importante se la notizia fosse vera o falsa, ma il “contagio” 1 tramite passa-parola ha raggiunto spettatori, addetti ai lavori, e giocatori. E l’unione di tutte queste persone in una sorta di “unica anima collettiva” ha avuto come effetto un risultato inaspettato ed imprevisto. La folla “trascende” e questo accadeva nell’800 come oggi. E più si cerca di controllare queste esplosioni di violenza improvvisa più essa sembra esplodere. Proprio l’attualità dell’argomento spinge a chiedersi perché un individuo si trasforma quando fa parte di una folla? Qual è il filo conduttore, il legame tra le folle di oggi e quelle di ieri? Se esse rimangono così facilmente influenzabili, allora dobbiamo temere gli effetti di questa influenza. Non sono troppo lontani gli errori storici compiuti per la supina accettazione della volontà delle masse. 1 Espressione utilizzata da Le Bon per indicare la diffusione di un’idea nella folla

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le bon
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