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La comunicazione non verbale nel mondo infantile. Espressioni e gesti dei bambini

Informazioni tesi

  Autore: Patrizia Bergese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Comunicazione Interculturale
  Relatore: Tullio Telmon
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 84

Questa tesi nasce dalla curiosità di approfondire la conoscenza della comunicazione non verbale ed in particolare della gestualità, argomento che ho incontrato durante un corso di Dialettologia presso l’Università di Torino, incentrato sulla creazione di un gestuario, e durante un successivo corso di Psicolinguistica presso l’Università Complutense di Madrid, incentrato maggiormente sulla parte dedicata all’espressione del viso e dei legami con la gestualità. Lavorando nel corso degli anni in alcune associazioni e fondazioni che si occupano di bambini ho deciso di incanalare la mia ricerca sulla comunicazione non verbale legata al mondo dell’infanzia.
L’elaborato si articola in tre sezioni. La prima consiste in una classificazione semantica delle espressioni del volto dei bambini. Sulla base delle opere più importanti da me consultate per approfondire l’argomento e valendomi del materiale fotografico in mio possesso, ho cercato di creare una classificazione degli stati d’animo dei bambini associati alle espressioni dei loro volti. La seconda parte è costituita dalla classificazione morfologica dei gesti. Anche in questo caso, dopo l’analisi di testi sull’argomento, ho elaborato una classificazione suddividendo i gesti in base alla parte del corpo maggiormente interessata. La terza parte si occupa delle interazioni di gruppo:
prendendo in esame le fotografie con più soggetti ho notato come, in molte occasioni, un agente esterno provocasse nei bambini reazioni gestuali ed espressive differenti.
Ho effettuato la mia ricerca presso l’ ”Associazione Eos” sita a Torino in Barriera di Milano, nella Circoscrizione 6, una tra le più alte quanto a flusso di stranieri e tra le più “giovani” per quanto concerne la popolazione in età prescolare e scolare. L’Associazione ha creato, per i mesi scolastici, un programma di assistenza ai bambini sia nelle scuole attraverso una forma di “assistenza all’insegnamento” da parte di volontari del Servizio Civile sia con corsi di italiano per stranieri e un doposcuola per bambini delle elementari e ragazzi delle medie; tutte le attività erano svolte, per lo più, da volontari.

Durante il periodo estivo il centro fornisce un’ attività di “Estate Ragazzi” per i bambini dai 6 ai 13 anni e un’attività di “Estate Giovani” per i ragazzi dai 15 ai 17 anni. Anche se all’interno di una parrocchia, utilizzando la struttura dell’oratorio come sede, l’ Associazione mantiene una matrice laica che permette agli stranieri di partecipare senza sentirsi condizionati. Collaborando ormai da tre anni con l’EOS ho potuto notare un “cambio” di utenza tra il periodo scolastico e quello estivo.
Nel periodo che va dalla seconda metà di settembre fino alla fine di maggio vi è una maggiore partecipazione di bambini stranieri, in particolare di madrelingua araba, che rispetto agli italiani non hanno la possibilità di ottenere un aiuto scolastico dai genitori, spesso semianalfabeti o con competenza quasi esclusiva della propria lingua d’origine.
Nel periodo, invece, che va dalla seconda metà di giugno alla prima metà di settembre l’utenza diventa più equilibrata tra italiani e stranieri,subendo un cambiamento da parte di questi ultimi che non sono più di madrelingua araba, ma sono prevalentemente originari dell’Est Europa, della Cina o dell’ Africa Centrale.
A discapito della “varietà culturale” ho preferito concentrare la mia attenzione nel periodo estivo in quanto ho ritenuto più interessante osservare i bambini in situazioni più rilassate quali erano quelle di un “Estate Ragazzi” piuttosto che in situazioni di maggior tensione come l’attività dei compiti o dell’apprendimento della lingua italiana. Il periodo che ho preso in considerazione per la mia ricerca va dal 14 giugno del 2010 e al 10 settembre dello stesso anno.
Per la mia ricerca ho utilizzato una macchina fotografica per conservare la testimonianza delle immagini dei gesti, e un block-notes sul quale di volta in volta annotavo il luogo, il contesto e quello che per me era il significato dei gesti e delle espressioni dei bambini. Il materiale fotografico è stato ottenuto all’interno della sala principale dell’oratorio, nel cortile della medesima struttura, in un parco giochi e durante due gite fuori Torino. Dopo aver notato come la mole delle fotografie fosse già molto estesa nel contesto ludico-ricreativo, ho deciso di concentrare il mio interesse per i momenti dedicati al gioco, sia organizzato che libero.

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Capitolo 1 Le espressioni del volto L’uomo, per manifestare le proprie emozioni, utilizza i muscoli mimici del volto che, uniti alla postura e ai gesti, permettono di comprendere lo stato d’animo del momento. L’espressione facciale fornisce un commento costante alla produzione verbale; alle sensazioni rispetto all’ambiente, alla situazione e alle persone vicine. Secondo Charles Darwin 1 ad ogni emozione corrisponde un tipico movimento facciale comune a tutto il genere umano. Si può, quindi, dedurre che esistono emozioni “fondamentali” che vengono manifestate in ogni luogo ed in ogni situazione in modo simile, fatta eccezione per le variazioni attribuibili a fenomeni culturali o dovute ad apprendimento/imitazione. Darwin volle fornire un’analisi scientifica delle emozioni umane servendosi di schemi anatomici della muscolatura del volto umano capaci di identificare i movimenti dei muscoli specifici di ogni emozione. E’ quindi possibile individuare lo stato d’animo di chi abbiamo di fronte attraverso l’osservazione dell’espressione del suo volto? A tutti noi è capitato almeno una volta nella vita di esclamare: “Basta guardarlo in faccia” o “Guarda che faccia che ha!”. Il volto è il canale primario delle emozioni. A tal proposito gli studiosi Ricci Bitti - Zani hanno elaborato uno schema delle emozioni primarie: “ La ruota delle emozioni mostra le otto emozioni primarie e le risultanti dalla mescolanza di emozioni primarie adiacenti. Così le emozioni primarie paura e sorpresa combinandosi danno lo spavento, la combinazione di gioia e accettazione produce amore”. 2 1 Cfr. Darwin, C. (1982). 2 Cfr. Ricci Bitti, P.E. – Zani, B. (1983): pag. 166. 12

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Parole chiave

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comunicazione non verbale
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volto

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